Enio Ottaviani, la realtà di una visione felliniana

By Burton Anderson

In tempi di orizzonti in espansione, i luoghi del vino sono sempre più dove si vorrebbe che fossero, e il ‘dove' è arrivato a includere posti prima improbabili come l'entroterra di quell’apoteosi delle località balneari di Rimini, che, se mi si vuole scusare il non sequitur, è anche il luogo di nascita di Federico Fellini.

Le dolci colline della Val Conca ospitano l'azienda Enio Ottaviani, gestita oggi dalla nuova generazione - Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli - con l'intento dichiarato di "fare vino per gli amici".

 La proprietà conta 12 ettari di vigneti coltivati con varietà autoctone e internazionali, dove è stata costruita una cantina all'avanguardia che irradia modernità e funzionalità: "avevamo il sogno di creare un luogo che non fosse semplicemente una cantina, ma un ambiente dove poter contemplare il vino tramite un'esperienza sensoriale completa". Traguardi raggiunti con caparbietà e le idee chiare “Siamo giovani, siamo pop e la mattina ci svegliamo con il gas tirato a manetta. Siamo una squadra di amici, propulsori di una storia di famiglia, ma soprattutto siamo romagnoli, determinati nel voler abbattere i muri di indifferenza verso i vini della nostra regione”.

Massimo o ‘Macho’ responsabile delle vendite, ha visto cambiare pelle al mercato in un batter d'occhio: vini che fino a tre anni fa potevano essere recepiti come magri e pallidi, oggi sono apprezzati perché diretti e godibili. La chiave di volta, dice, sta nel non strafare rispettando la natura del rapporto tra terra, vite e uomo.

 Davide o ‘Dado’, responsabile della produzione, è l’uomo dell’orizzonte, tra mare Adriatico e il dosso collinare che contorna i campi vitati a cinquanta metri sul livello del mare. Il resto lo fa la luce, il passaggio delle nuvole, il sale che condisce e consuma. Se la Romagna è terra di estro e orizzonti, è anche luogo di una saggezza popolare che Ottaviani non ha voluto dimenticare. Così, oltre a ricercare le virtù di Riesling, Sauvignon Blanc, Chardonnay e Cabernet, il team ha messo al centro del progetto i vitigni autoctoni, soprattutto il Sangiovese, ma con un sorprendente revival del Pagadebit, un tempo adorato dai vignaioli in quanto vitigno prolifico che "pagava i debiti".

Le mie degustazioni dei vini Ottaviani fino ad oggi sono limitate a due etichette:

Il Caciara 2018, un Sangiovese Superiore di Romagna, mi ha colpito per la sua vigoria e per la sua  versatilità, quel tipo di rosso che invita a essere sorseggiato con i menu più variegati.

Strati 2019,  Romagna Pagadebit Dop, il cui nome fa riferimento alle stratificazioni di sabbia, argilla e limo dei vigneti, è un bianco di energia giovanile scandito da profumi di prati fioriti inondati dal sole dei cieli marini.

Fin qui tutto bene, ma cosa c'entra questa storia con Federico Fellini? Ebbene, il grande regista nei suoi film e nella sua vita sembrava incarnare lo spirito della Romagna. A sua detta: “l'unico vero realista è il visionario”, parole che mi sembra abbraccino lo spirito di Enio Ottaviani.

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Enio Ottaviani, the Reality of a Felliniesque Vision

By Burton Anderson

 In these days of expanding horizons, wine country is increasingly where you wish it to be, and the  “where” has come to include such previously improbable locations as the hinterland of that apotheosis of beach resorts Rimini—which, if you’ll excuse the non sequitur, is also the birthplace of Federico Fellini.

The gently rolling hills of the Val Conca accommodate the Enio Ottaviani winery, founded by four young people—Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli—with the avowed purpose of “making wine for friends.” They established 12 hectares of vineyards planted with an array of native and international varieties and built an avant-garde winery that radiates modernity and functionality. As they describe it: “We had a dream to create a place that was not simply a wine cellar, but a setting where we could contemplate wine as a complete sensory experience.”

They’ve accomplished this with energy and purpose. “We’re young, we’re with it, we wake up in the morning going full throttle. We’re a team of friends, driven by the force of a family history, but above all we’re natives of Romagna, stubbornly intent on breaking down the barriers of indifference toward our region’s wines.”

Massimo or “Macho” is the sales manager, who has seen the market change in the blink of an eye, as wines that until recently were considered lithe and lightsome are now esteemed as bright and delightfully drinkable. As Macho puts it, “The key lies in not overdoing it while respecting the nature of the link between earth, vine and man.”

Davide or “Dado” oversees production as the man on the spot between the Adriatic and the sloping vineyards at 50 meters above sea level, where the wine, according to Dado, is the handiwork of sunlight, passing clouds and the salty sea air that seasons scents and flavors .

If Romagna is a land of impulse and innovation, it is also a place of popular wisdom that Ottaviani refuses to forget. So while evaluating the virtues of Riesling, Sauvignon Blanc, Chardonnay and Cabernet, the team put the focus fair and square on native varieties: above all Sangiovese but with a surprise revival of Pagadebit, once adored by vignaioli as a prolific variety that “paid off debts.”

My tastings of the Ottaviani wines to date have been limited to two:

Caciara 2018, a Romagna Sangiovese Superiore, struck me with its verve, vigor and potential versatility, the kind of red that invites you to sip it right through the most variegated of menus.

Strati 2019, a Romagna Pagadebit, whose name refers to the strata of sand, clay and silt of the vineyards, is a white of youthful energy marked by scents of flowering meadows awash in the sunlight of the seaside sky.

All well and good, you might say, but what does that have to do with Federico Fellini? Well, the great director in his films and his life seemed to embody the spirit of Romagna. One of his famous sayings was, “The only true realist is the visionary,” and that seems to me to embody the spirit of Enio Ottaviani.