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Coraggio e tenacia: Le 75 vendemmie di Maria Flora Fuligni

domenica 21 marzo 2021 19:36:17 Europe/Rome

Coraggio e tenacia: Le 75 vendemmie di Maria Flora Fuligni

By Burton Anderson

Le prime vendemmie di Maria Flora Fuligni sono state quando era ragazzina alla fine della guerra in Maremma, dove i suoi antenati si stabilirono quando il generale Luigi Fuligni, incaricato della bonifica delle terre sotto il regime degli Asburgo-Lorena, ottenne dal Granduca Leopoldo una proprietà vicino a Scansano. La famiglia, discendente dai visconti Fuligni di Venezia, si dedicò all'agricoltura, compresa la viticoltura, e continuò per generazioni nelle sue proprietà in Maremma e in seguito a Montalcino.

Poi, nel 1971, alla morte di Giovanni Maria Fuligni, sua figlia Maria Flora, laureata in filosofia, raccolse la sfida della vinificazione a Montalcino affermandosi come una delle prime donne a giocare un ruolo guida nel perenne patriarcato del vino toscano. Il suo primo Brunello di Montalcino fu prodotto nel 1972, seguito dalle annate 1973 e 1974, banchi di prova che le permisero di realizzare il grandioso 1975 stabilendo la reputazione della cantina Fuligni.

Maria Flora fu una pioniera, dimostrando non solo coraggio, ma anche acume e la tenacia tipica dei maremmani, come la decisione di non sposarsi per potersi dedicare alle sue vigne e ai suoi vini. Erano tempi duri a Montalcino, mentre i proprietari delle tenute affrontavano le riforme della mezzadria, molte famiglie contadine sceglievano di abbandonare la terra per trasferirsi in città.

Negli anni '70, la produzione del Brunello Fuligni era di circa 5.000 bottiglie all'anno, numeri che sono cresciuti gradualmente man mano che i vigneti venivano piantati o rinnovati. Maria Flora ha sempre creduto ardentemente in quello che faceva, guidata da un’innata fiducia e la fermezza necessaria per prendere decisioni importanti. Oltre che produttrice, era anche maestra elementare, nota a Montalcino per essere una persona aperta, vivace e generosa che amava i suoi alunni quanto i suoi Dalmata, di cui amava circondarsi.

Quando Maria Flora Fuligni iniziò, il Brunello di Montalcino era poco conosciuto al di fuori della Toscana. La sua reputazione crebbe gradualmente fino a quando, negli anni '80, un boom di investimenti da parte di acquirenti esterni, spinse Montalcino a diventare uno delle mecche del vino rosso più prestigiose al mondo, con una produzione totale di circa 10 milioni di bottiglie all'anno.

La tenuta Fuligni si estende oggi su circa 100 ettari di terreno completamente coltivati, una striscia quasi continua sul lato orientale di Montalcino, dove da sempre si produce il Brunello più autentico. I vigneti - San Giovanni, Il Piano, Ginestreto e La Bandita - sono raccolti separatamente e vinificati secondo le tipologie di vino: Brunello di Montalcino, Brunello Riserva e Rosso di Montalcino.

La cantina principale si trova a Cottimelli (a circa tre chilometri da Montalcino verso Siena) anche se le cantine di invecchiamento sono rimaste in parte nel palazzo settecentesco di famiglia, un tempo proprietà dei granduchi medicei. Maria Flora, che può vantare 75 vendemmie dalla sua infanzia in Maremma, ha mantenuto la tradizione di mettere da parte dalle 200 alle 300 bottiglie all'anno di Brunello. Anche se come vino da tutti i giorni preferisce il Rosso di Montalcino, lasciando il trono al Brunello per le occasioni speciali.

ENGLISH

Courage and Tenacity: The 75 vintages of Maria Flora Fuligni

Maria Flora Fuligni experienced her first vintages as a girl at the end of the war in Tuscany’s Maremma where her ancestors settled when General Luigi Fuligni, charged with land reclamation under the Habsburg-Lorraine regime, was granted a property near Scansano by Grand Duke Leopold. The family, descendants of the Fuligni viscounts of Venice, took up agriculture, including winemaking, and carried on through the generations at their properties in the Maremma and Montalcino.

Then, in 1971, at the death of Giovanni Maria Fuligni, his daughter Maria Flora , who had a degree in philosophy, took up the challenge of winemaking at Montalcino as one of the first women to play a vital role in the perennial patriarchy of Tuscan wine. She produced her first Brunello di Montalcino in 1972, learning while doing with the 1973 and 1974 vintages, before realizing the grandiose 1975 that established the Fuligni reputation.

She was a pioneer, showing not only courage but acumen and the tenacity typical of the maremmani (the people of Maremma), typified by her decision not to marry so that she could devote herself to her vines and wines. Those were tough times at Montalcino, where estate owners faced the challenges of mezzadria, the traditional sharecropping that was only then being reformed to bring about more equitable ways, though many farm families chose to abandon the land and move to cities.

In the 1970s, the production of Fuligni Brunello was about 5,000 bottles a year, expanding only gradually as vineyards were planted or renewed. Maria Flora believed absolutely in what she was doing, full of confidence and always ready to make major decisions. She was also an elementary school teacher, noted around Montalcino as a warm and giving person, lively and determined and always surrounded by her pet dogs, Dalmatians and as many as ten at a time.

When Maria Flora Fuligni began, Brunello di Montalcino was still not well known beyond Tuscany. Its reputation gradually grew until, in the 1980s, a boom in planting of vineyards, buoyed by large investments from outsiders, propelled Brunello di Montalcino on its way to becoming one of the world’s most prestigious red wines with a total production of about 10 million bottles a year.

The Fuligni estate now extends over approximately 100 fully-cultivated hectares of land in an almost continual strip on the eastern side of Montalcino, where, historically, the most authentic Brunello was produced. The vineyards—San Giovanni, Il Piano, Ginestreto and La Bandita—are harvested separately and assembled according to types of wine: Brunello di Montalcino, Brunello Riserva or Rosso di Montalcino.

The vinification cellars are located at Cottimelli (about three kilometers from Montalcino toward Siena) though the main aging cellars have always been at the 18th-century mansion once owned by Medici grand dukes and still the Fuligni family residence. Maria Flora Fuligni, who can look back on some 75 vintages since her childhood in the Maremma, always set aside 200 to 300 bottles a year of Brunello. though today she favors Rosso di Montalcino for everyday, leaving the Brunello for special occasions.

Alessandro Mori e il Brunello: la saggezza di "Let it Be"

lunedì 26 ottobre 2020 14:28:33 Europe/Rome

Alessandro Mori e il Brunello: la saggezza di "Let it Be"

By Burton Anderson

“Nato sotto il segno di un Maestro pacato e silenzioso come Mario Cortevesio e ispirato – come tanti a Montalcino – dal talento rabdomantico del taciturno Giulio Gambelli, il vulcanico Alessandro Mori è invece uomo di personalità dirompente, che sente l’urgenza di urlare i punti cardine della sua storia, delle sue idee, dei suoi metodi.”

Le parole scritte da Carlo Macchi su Winesurf si sono rivelate più che azzeccate quando ho incontrato Alessandro Mori per la prima volta in una mattina di ottobre nella cantina de Il Marroneto, sul versante nord della collina di Montalcino con i vigneti adiacenti alla chiesetta della Madonna delle Grazie. Dopo pochi minuti già scherzavamo come vecchi amici e nel mentre Alessandro dava voce alle sue vedute.

Alessandro Mori è stato descritto come l'ultimo dei tradizionalisti di Montalcino, definizione che accetta con una certa soddisfazione, ma sottolinea che in realtà si affida meno alle pratiche consolidate che alla sua intuizione di viticoltore autonomo con 40 anni di esperienza alle spalle.

"Nei primi anni, mentre mi impegnavo gradualmente a fare del vino il lavoro della mia vita, ho seguito i consigli di Mario Cortevesio e la sua enfasi sulle tre P: pulizia, passione e pazienza". Giulio Gambelli mi ha guidato all’inizio di questo cammino, ma non passò molto tempo prima che mi mettessi in proprio. E da allora è sempre stato così".

La sua prima annata di Brunello è stata il 1980, prodotta nelle cantine di un edificio un tempo utilizzato dai frati della Madonna delle Grazie per l'essiccazione delle castagne e dei marroni. Continua a seguire la tradizione della vinificazione e dell'invecchiamento di Montalcino in botti di rovere ben stagionate e sporadiche barrique in cantine annerite da secoli di utilizzo, aderendo alla logica della semplicità e della funzionalità con interventi minimi.

E' raro al giorno d'oggi incontrare un viticoltore così ferocemente indipendente e intransigente nel rifuggire dalle moderne comodità o dalle tecniche dell'enologia d'avanguardia. Eppure, apparentemente controcorrente, Alessandro Mori raggiunge puntualmente l'eccellenza, vendemmia dopo vendemmia, con i suoi Brunello; vini noti per la loro eleganza, con profumi e sapori ricchi e complessi nel classico stampo di Montalcino.

Quando Robert Parker è giunto finalmente ad assegnare i suoi altrimenti generosamente distribuiti fatidici 100 punti ad un Brunello di Montalcino, la selezione Madonna delle Grazie 2010 è stata la prima in ordine di tempo. Alessandro ne va ovviamente orgoglioso, ma sospetto che sia un vignaiolo troppo saggio per credere, allora come oggi, di aver raggiunto la perfezione.

Abbiamo assaggiato in anteprima l’annata 2016 dei suoi Brunello annata e selezione Madonna delle Grazie, poi Alessandro ha aperto una delle poche bottiglie rimaste di Brunello Riserva 1985. Quel vino, di 35 anni, era vitale e maturo, con gli stessi complessi profumi e sapori dei Brunello più giovani, con il vantaggio di essersi magnificamente posato. Raramente ho provato vini di Sangiovese che esprimono in modo così autentico i loro terroir o, meglio ancora, lo spirito del cru nel senso della composizione del suolo e degli elementi ambientali di un vigneto e dei suoi frutti lavorati e resi dall'uomo. Il Brunello de Il Marroneto dimostra la saggezza di Alessandro Mori e della sua fede che quando un vino per natura ha tutto, è meglio lasciarlo essere.

ENGLISH

Alessandro Mori and Brunello: The Wisdom to “Let it Be”

by Burton Anderson

Though nurtured under the auspices of a calm and silent maestro like Mario Cortevesio and inspired—like many in Montalcino—by the prophetic acumen of the taciturn Giulio Gambelli, the volcanic Alessandro Mori is instead a man of explosive personality, who feels the urgency to vociferate the cardinal points of his history, his ideas, his methods.

Those words written by Carlo Macchi of Winesurf proved to be right on the mark when I first met Alessandro Mori on an October morning at the cellars of Il Marroneto on the northern slope of the Montalcino hill with vineyards adjacent to the little church of Madonna delle Grazie. Within minutes of meeting we were bantering like old friends as he espoused his views.

Alessandro Mori has been described as the last of Montalcino’s traditionalists, a definition he accepts with a measure of satisfaction while pointing out that in truth he relies less on established practices as his own intuition as a self-made winemaker with 40 years of experience behind him.

“In the early years, as I gradually committed to making wine my life’s work, I followed the advice of Mario Cortevesio and his emphasis on the three P’s: puliziapassione e pazienza [cleanliness, passion and patience]. Giulio Gambelli gave me early guidance, but it wasn’t long before I struck out on my own. And it’s been that way ever since.”

His first vintage of Brunello was 1980, made in in the cellars of a building once used by friars of Madonna delle Grazie for drying chestnuts (marroni). He continues to follow Montalcino’s traditions of vinification and aging in well-seasoned oak barrels and casks in cellars blackened by centuries of use, adhering to the logic of simplicity and functionality with minimal intervention.

It’s rare these days to encounter a winemaker so fiercely independent and uncompromising in shunning modern conveniences or techniques of avant-garde enology. And yet, seemingly against the odds, Alessandro Mori achieves consistent excellence with Brunello vintage after vintage in wines noted for elegance with rich and complex scents and flavors in the classic mold of Montalcino.

When Robert Parker finally came around to awarding his otherwise generously distributed ratings of 100 points to a Brunello di Montalcino, Madonna delle Grazie 2010 was first in line. Alessandro takes obvious pride in that, but I suspect he’s too wise a winemaker to believe he’s achieved perfection.

We tasted the 2016 vintages of Brunello Il Marroneto and the single vineyard Madonna delle Grazie and then Alessandro opened one of his few remaining bottles of Brunello Riserva 1985. That wine, 35 years old, was vital and ripe with the same complex scents and flavors of the younger wines and the bonus of being exquisitely sedate. Rarely have I experienced wines from Sangiovese that so authentically express their terroirs or, better yet, the spirit of cru in the sense of a composite of the soil and environmental elements of a vineyard and its fruits as rendered by man. The Brunello of Il Marroneto demonstrates the wisdom of Alessandro Mori in his faith that when a wine by nature has it all, it’s best to let it be.