Alessandro Mori e il Brunello: la saggezza di "Let it Be"

By Burton Anderson

“Nato sotto il segno di un Maestro pacato e silenzioso come Mario Cortevesio e ispirato – come tanti a Montalcino – dal talento rabdomantico del taciturno Giulio Gambelli, il vulcanico Alessandro Mori è invece uomo di personalità dirompente, che sente l’urgenza di urlare i punti cardine della sua storia, delle sue idee, dei suoi metodi.”

Le parole scritte da Carlo Macchi su Winesurf si sono rivelate più che azzeccate quando ho incontrato Alessandro Mori per la prima volta in una mattina di ottobre nella cantina de Il Marroneto, sul versante nord della collina di Montalcino con i vigneti adiacenti alla chiesetta della Madonna delle Grazie. Dopo pochi minuti già scherzavamo come vecchi amici e nel mentre Alessandro dava voce alle sue vedute.

Alessandro Mori è stato descritto come l'ultimo dei tradizionalisti di Montalcino, definizione che accetta con una certa soddisfazione, ma sottolinea che in realtà si affida meno alle pratiche consolidate che alla sua intuizione di viticoltore autonomo con 40 anni di esperienza alle spalle.

"Nei primi anni, mentre mi impegnavo gradualmente a fare del vino il lavoro della mia vita, ho seguito i consigli di Mario Cortevesio e la sua enfasi sulle tre P: pulizia, passione e pazienza". Giulio Gambelli mi ha guidato all’inizio di questo cammino, ma non passò molto tempo prima che mi mettessi in proprio. E da allora è sempre stato così".

La sua prima annata di Brunello è stata il 1980, prodotta nelle cantine di un edificio un tempo utilizzato dai frati della Madonna delle Grazie per l'essiccazione delle castagne e dei marroni. Continua a seguire la tradizione della vinificazione e dell'invecchiamento di Montalcino in botti di rovere ben stagionate e sporadiche barrique in cantine annerite da secoli di utilizzo, aderendo alla logica della semplicità e della funzionalità con interventi minimi.

E' raro al giorno d'oggi incontrare un viticoltore così ferocemente indipendente e intransigente nel rifuggire dalle moderne comodità o dalle tecniche dell'enologia d'avanguardia. Eppure, apparentemente controcorrente, Alessandro Mori raggiunge puntualmente l'eccellenza, vendemmia dopo vendemmia, con i suoi Brunello; vini noti per la loro eleganza, con profumi e sapori ricchi e complessi nel classico stampo di Montalcino.

Quando Robert Parker è giunto finalmente ad assegnare i suoi altrimenti generosamente distribuiti fatidici 100 punti ad un Brunello di Montalcino, la selezione Madonna delle Grazie 2010 è stata la prima in ordine di tempo. Alessandro ne va ovviamente orgoglioso, ma sospetto che sia un vignaiolo troppo saggio per credere, allora come oggi, di aver raggiunto la perfezione.

Abbiamo assaggiato in anteprima l’annata 2016 dei suoi Brunello annata e selezione Madonna delle Grazie, poi Alessandro ha aperto una delle poche bottiglie rimaste di Brunello Riserva 1985. Quel vino, di 35 anni, era vitale e maturo, con gli stessi complessi profumi e sapori dei Brunello più giovani, con il vantaggio di essersi magnificamente posato. Raramente ho provato vini di Sangiovese che esprimono in modo così autentico i loro terroir o, meglio ancora, lo spirito del cru nel senso della composizione del suolo e degli elementi ambientali di un vigneto e dei suoi frutti lavorati e resi dall'uomo. Il Brunello de Il Marroneto dimostra la saggezza di Alessandro Mori e della sua fede che quando un vino per natura ha tutto, è meglio lasciarlo essere.

ENGLISH

Alessandro Mori and Brunello: The Wisdom to “Let it Be”

by Burton Anderson

Though nurtured under the auspices of a calm and silent maestro like Mario Cortevesio and inspired—like many in Montalcino—by the prophetic acumen of the taciturn Giulio Gambelli, the volcanic Alessandro Mori is instead a man of explosive personality, who feels the urgency to vociferate the cardinal points of his history, his ideas, his methods.

Those words written by Carlo Macchi of Winesurf proved to be right on the mark when I first met Alessandro Mori on an October morning at the cellars of Il Marroneto on the northern slope of the Montalcino hill with vineyards adjacent to the little church of Madonna delle Grazie. Within minutes of meeting we were bantering like old friends as he espoused his views.

Alessandro Mori has been described as the last of Montalcino’s traditionalists, a definition he accepts with a measure of satisfaction while pointing out that in truth he relies less on established practices as his own intuition as a self-made winemaker with 40 years of experience behind him.

“In the early years, as I gradually committed to making wine my life’s work, I followed the advice of Mario Cortevesio and his emphasis on the three P’s: puliziapassione e pazienza [cleanliness, passion and patience]. Giulio Gambelli gave me early guidance, but it wasn’t long before I struck out on my own. And it’s been that way ever since.”

His first vintage of Brunello was 1980, made in in the cellars of a building once used by friars of Madonna delle Grazie for drying chestnuts (marroni). He continues to follow Montalcino’s traditions of vinification and aging in well-seasoned oak barrels and casks in cellars blackened by centuries of use, adhering to the logic of simplicity and functionality with minimal intervention.

It’s rare these days to encounter a winemaker so fiercely independent and uncompromising in shunning modern conveniences or techniques of avant-garde enology. And yet, seemingly against the odds, Alessandro Mori achieves consistent excellence with Brunello vintage after vintage in wines noted for elegance with rich and complex scents and flavors in the classic mold of Montalcino.

When Robert Parker finally came around to awarding his otherwise generously distributed ratings of 100 points to a Brunello di Montalcino, Madonna delle Grazie 2010 was first in line. Alessandro takes obvious pride in that, but I suspect he’s too wise a winemaker to believe he’s achieved perfection.

We tasted the 2016 vintages of Brunello Il Marroneto and the single vineyard Madonna delle Grazie and then Alessandro opened one of his few remaining bottles of Brunello Riserva 1985. That wine, 35 years old, was vital and ripe with the same complex scents and flavors of the younger wines and the bonus of being exquisitely sedate. Rarely have I experienced wines from Sangiovese that so authentically express their terroirs or, better yet, the spirit of cru in the sense of a composite of the soil and environmental elements of a vineyard and its fruits as rendered by man. The Brunello of Il Marroneto demonstrates the wisdom of Alessandro Mori in his faith that when a wine by nature has it all, it’s best to let it be.