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Ciro Biondi e le virtù vulcaniche di Pianta e Cisterna Fuori

lunedì 2 novembre 2020 12:54:59 Europe/Rome

Ciro Biondi e le virtù vulcaniche di Pianta e Cisterna Fuori

by Burton Anderson

Ciro Biondi, i cui antenati sono da secoli proprietari di vigneti sull'Etna, nel 1999 ha rilevato ciò che restava della sua fiorente cantina di famiglia e ha ricominciato da capo, rinnovando tre vigneti sulle pendici sud-orientali dell'Etna intorno al paese di Trecastagni con l'idea fissa di "resuscitare questi  luoghi meravigliosi". Da allore Ciro (architetto di formazione) e sua moglie Stephanie Pollock hanno ristrutturato un vecchio palmento di famiglia e realizzato una cantina per l'affinamento adiacente ai vigneti.

La rinasctia dell’azienda è avvenuta nella fase iniziale della rivoluzione che ha fatto dell'Etna la zona più dinamica del vino italiano di oggi. Ciro si è concentrato sulle varietà locali e sul recupero di vigneti a 600-700 metri di altitudine diposti su ripidi pendii terrazzati, dove I terreni vulcanici sono sabbiosi e ricchi di minerali. Dei vini rossi dell'Etna si dice che hanno un carattere "borgognone" e quelli di Ciro Biondi sono per me tra i più borgognoni di tutti. Anche I bianchi sono decisamente unici e distintivi con la loro pronunciata salinità, paragonabili secondo alcuni estimatori ai vini di Chablis.

Etna Bianco Pianta 2018. Da uve di Carricante con circa il 10% di Catarratto e Minnella coltivati nella parcellla Chianta della Contrada Ronzini. L'uva, raccolta in ottobre, viene diraspata e dopo una breve macerazione sulle bucce il mosto viene fatto fermentare in piccole botti di rovere francese dove rimane per altri nove mesi ad affinare. Di colore giallo paglierino lucente, al naso si viene rapiti dai sentori minerali e salmastri ammansiti da note più dolci di miele e finocchio selvatico, e un inconfondibile tocco fumè, specchio del terreno lavico da cui proviene.  L’annata 2018 sembra ancora più fresca e definita delle precedenti, con una bocca flessuosa e ritmata da una bellissima acidità che si sprigiona fino alla fine, su una lunga scia salina.

Etna Rosso Cisterna Fuori 2018. Da uve di Nerello Mascalese con circa il 20% di Nerello Cappuccio coltivati nella parcella di Cisterna Fuori della Contrada Ronzini. Dopo una macerazione di 10-12 giorni sulle bucce, il vino viene fatto fermentare e maturare per 18 mesi in barriques e tonneaux usati. Di colore rubino tenue con riflessi granati, gli aromi richiamano terra e flora vulcanica, frutti di bosco, erbe aromatiche e speziature balsamiche. Fresco e sapido al palato, il vino mostra una consistenza vellutata e un ricco carattere varietale con un finale lungo ed elegante.

Ciro e Stef sono anche dei bravi cuochi  e gli abbinamenti che suggeriscono sono ispirati a piatti siciliani con alcune varianti ecclettiche.

Con Pianta consigliano lasagne con zucca, salsiccia e ricotta e la parmigiana di melanzane, ma anche una caponata di cappone, in cui la melanzana è sostituita dal pesce cappone.

 

Altre delizie includono il gravlax (salmone marinato con sale, aneto e fiori di cappero),

 

e gli spaghetti della Valle del Grano conditi con la colatura di alici di cetara (salsa di acciughe fermentata in salamoia).

Cisterna Fuori si sposa bene con l'agnello e l'anatra, così come le cotolette di maiale impanate con semi di sesamo, ma anche con piatti a base di pesce, tra cui quelli sopra citati.

Un abbinamento che potete provare con entrambi i vini è il Roquefort o un buon Gorgonzola.

A proposito di abbinamenti, Ciro e Stef ci hanno raccontato di essersi sposati nel 2004 nel vigneto di Cisterna Fuori.

ENGLISH

Ciro Biondi and the volcanic virtues of Pianta and Cisterna Fuori

By Burton Anderson

Ciro Biondi, whose ancestors have owned vineyards on Mount Etna for centuries, took over what remained of his once thriving family winery in 1999 and started anew, renovating three vineyards on the southeastern slopes of Etna around the village of Trecastagni with a fixed idea of “resurrecting these beautiful places.” Ciro (an architect by training) and his wife Stephanie Pollock reworked an old palmento in one vineyard as a winery with barrel storage in the old cellar of his family home.

That was in the early stages of the revolution that has made Etna the most dynamic area of Italian wine today. Ciro focused on wines from local varieties in vineyards at 600 to 700 meters of altitude on steep terraced slopes in sandy mineral-rich volcanic soils. The red wines of Etna are noted for a “Burgundy-like” character and, in my experience, those of Ciro Biondi are among the most Burgundian of all. The whites with their pronounced salinity and minerality are equally distinctive but decidedly unique, though admirers find points in common with wines of Chablis.

Etna Bianco Pianta 2018. Comes from Carricante with about 10% of Catarratto and Minnella  grown in the Chianta parcel of Contrada Ronzini. Grapes, harvested in October, are destemmed and after a brief maceration on the skins the must is fermented in small French oak barrels where it remains for another nine months to refine. Of bright straw yellow color, the nose is enraptured by the mineral and brackish hints of honey and wild fennel, and an unmistakable touch of smoke, mirroring the volcanic soil from which it comes. The 2018 seemed even fresher and more defined than previous vintages, with a supple and rhythmic palate and acidity that lingers until the end on a long saline trail.

Etna Rosso “Cisterna Fuori” 2018. Comes from Nerello Mascalese with about 20% Nerello Cappuccio grown in the Cisterna Fuori parcel of Contrada Ronzini. After maceration of 10-12 days on the skins, the wine is fermented and matured for 18 months in used barriques and tonneaux. Of medium ruby color with garnet highlights, aromas evince volcanic soils and flora, wild berries, herbs and spices with balsamic notes. Fresh and savory on the palate, the wine shows velvety texture and rich varietal character in a long and elegant finish.

Ciro and Stef, who are known as good cooks, suggest matches for the wines that take in Sicilian dishes as well as eclectic variations.

With Pianta they recommend lasagna with squash, sausage and ricotta, eggplant parmigiana, as well as caponata di cappone, in which the usual eggplant is replaced by the fish known as cappone. Other treats would be gravlax (salmon marinated with salt, dill and caper flowers), and colatura di alici di cetara (a sauce of anchovies fermented in brine) with spaghetti Valle del Grano.  

Cisterna Fuori goes well with lamb and duck, as well as breaded pork cutlets with sesame seeds. This red also goes nicely with many seafood dishes, including those named above. An ideal match with both wines would be Roquefort—or a fine Gorgonzola.

Speaking of matches, it’s worth noting that Ciro and Stef were married in the Cisterna Fuori vineyard in 2004. 

Ciro Biondi: un insider con la missione di far resuscitare la bellezza dell'Etna

By Burton Anderson 

L'ondata di produzione dei vini dell'Etna può essere definita come una delle storie più dinamiche dell’enologia italiana recente, una crescita esponenziale dovuta soprattutto a investimenti esterni per l’acquisto e il rifacimento di vigneti e cantine. Nella frenesia del momento può capitare di dimenticare i vignaioli che da lungo tempo producono vino su queste straordinarie pendici vulcaniche.

Un esempio calzante di insider è quello di Ciro Biondi, i cui antenati possedevano vigneti sull'Etna già nel 1600, mentre la cantina di famiglia fu fondata alla fine dell'Ottocento dal nonno Cirino, suo fratello Salvatore e da un socio, dando nome alla premiate ditta Biondi & Lanzafame. I loro vini furono esportati nei paesi europei e in America e furono riconosciuti con una serie di premi e medaglie tra gli anni 1913-1914. La cantina rimase attiva anche durante le due guerre mondiali, ma successivamente subì un periodo di declino a causa del mancato adeguamento alle moderne tecnologie e al mutamento del mercato nel dopoguerra.

Questo fino al 1999, quando Ciro Biondi e la moglie Stef decidono di ripristinare alcuni vigneti sulle pendici sud-orientali dell'Etna con l'idea fissa di "resuscitare la bellezza di questi luoghi". Ciro, architetto di formazione, da allora ha ristrutturato un vecchio palmento di famiglia e realizzato una cantina per l'affinamento nella Contrada Ronzini, alle porte di Trecastagni.

Ciro e Stef si sono presto resi conto che l'unico modo per raggiungere i loro obiettivi era quello di produrre vini di alto livello, concentrandosi sui vigneti che si trovano a un’altitudine di 600-700 metri su ripidi pendii terrazzati e suoli vulcanici-sabbiosi ricchi di minerali. Da questo lavoro sono nate tre etichette cru e due cuvée che esprimono territori diversi e che Ciro descrive come "molto vicini nello spazio ma lontani nel carattere, negli aromi e nei sapori".

L'Etna Bianco "Outis" proviene da Carricante, Catarratto e Minnella, un vino da sempre caratterizzato da una forte componente minerale (sassosa).

L'Etna Rosso "Outis" proviene da Nerello Mascalese con circa 20% di Nerello Cappuccio, maturato per circa dieci mesi in barriques e tonneaux al fine di ottenere un mix di eleganza e sostanza che potrebbero rievocare un Borgogna Village.

L'Etna Bianco "Pianta" proviene da Carricante con circa il 10% di Catarratto e Minnella coltivati nella parcella di Chianta in Contrada Ronzini, viene vinificato in rovere per dare profondità e complessità ai suoi aspetti salini e minerali.

L'Etna Rosso "Cisterna Fuori" nasce da Nerello Mascalese con circa 20% di Nerello Cappuccio coltivati nella particella di Cisterna Fuori in Contrada Ronzini e maturato per 18 mesi in barriques e tonneaux. Un vino di carattere, ricco ed elegante.

L'Etna Rosso "San Nicolò" proviene da Nerello Mascalese con una piccola percentuale di Nerello Cappuccio coltivati nel vigneto di San Nicolò dove le viti crescono ancora su piede franco. Affinato per 18 mesi in barriques e tonneaux, il vino mostra grande finezza e un carattere marcatamente borgognone.

 Questo carattere borgognone è diventato il biglietto da visita dei rossi dell'Etna, tanto che la zona è diventata nota come "la Borgogna del Mediterraneo".

Nella mia esperienza, i rossi di Ciro Biondi sono forse i più borgognoni di tutti. I bianchi sono un'altra cosa, con una pronunciata salinità e mineralità che li rende distintivi e decisamente unici, anche se alcuni estimatori trovano punti in comune con alcuni vini di Chablis.

 I Cru di Ciro Biondi saranno illustrati in una prossima edizione della Newsletter Heres.

ENGLISH

Ciro Biondi: An “insider” resurrecting the beauty of Etna

By Burton Anderson

 The surging production of the wines of Mount Etna may be the most dynamic story of Italian wine today, heightened by the investments of “outsiders” in vineyards and cellars at exponential rates. Sometimes overlooked in this frenzy are the “insiders” who have been producing wines on the volcanic slopes for ages.

A persuasive example of an insider is Ciro Biondi, whose ancestors owned vineyards on Etna as early as 1600 and whose family winery was founded at the end of the nineteenth century by his grandfather Cirino and his brother Salvatore with a partner under the name Biondi & Lanzafame. Their wines were exported to European countries and America and recognized with a series of awards and medals in 1913 and 1914. The winery remained active through the wars, but then underwent a period of decline due to the failure to adapt to modern technology and the new post-war market.

Then, in 1999, Ciro Biondi and his wife Stef began rennovating three vineyards on the southeastern slopes of Etna around the village of Trecastagni with a fixed idea of “resurrecting these beautiful places.” Ciro, an architect by training, restructured an old palmento, or millstone, in one of the winery’s vineyards and established a cellar for aging in barrels in the family country house in Contrada Ronzini, on the outskirts of Trecastagni.

Realizing that the only way to achieve their goals was to produce high level wines, they focused on the vineyards, which lie at 600 to 700 meters of altitude on steep terraced slopes in sandy mineral-rich volcanic soils. They established three cru wines and two cuvées that express three terroirs, which they describe as being “very close in space but distant in character, aromas and flavors.”

Etna Bianco “Outis” comes from Carricante, Catarratto and Minnella, a wine note for its distinctive stony minerality.

 

Etna Rosso “Outis” comes from Nerello Mascalese with about 20% Nerello Cappuccio matured for about ten months in barriques and tonneaux to show a Burgundy-like mix of elegance and substance.

 

 Etna Bianco “Pianta” comes from Carricante with about 10% of Catarratto and Minnella grown in the Chianta parcel of Contrada Ronzini, a wine vinified in oak to lend depth and complexity to its bright saline and mineral aspects.

Etna Rosso “Cisterna Fuori” comes from Nerello Mascalese with a small percentage of Nerello Cappuccio grown in the Cisterna Fuori parcel of Contrada Ronzini and matured for 18 months in barriques and tonneaux - a wine of rich and elegant character.

Etna Rosso “San Nicolò” comes from Nerello Mascalese with a small percentage of Nerello Cappuccio grown in the San Nicolò vineyard where vines still grow on their original (pre-phylloxera) roots. Matured for 18 months in barriques and tonneaux the wine shows great finesse and strikingly Burgundy-like character.

 That Burgundy-like character has become a calling card of  the red wines of Etna, to the extent that the area has become known as “the Burgundy of the Mediterranean.”

In my experience, the reds of Ciro Biondi are the most Burgundian of all. The whites are something else, with their pronounced salinity and minerality, equally distinctive but decidedly unique, though some admirers find points in common with certain wines of Chablis.

 The cru wines of Ciro Biondi will be reviewed in detail in a coming edition of the Heres Newsletter.