Sembrerà una frase banale ma a Montevertine si respira un’aria Toscana.

Tutto parla di questa regione, ed in particolare del Chianti Classico: dal panorama caratteristico, ai cibi, dalla simpatia di Martino Manetti (che, se non avesse fatto il viticoltore, avrebbe tranquillamente potuto fare, con successo, il regista o l’attore comico alla Pieraccioni, o meglio ancora alla “Amici Miei”), fino ad arrivare al vero protagonista, il vino, da uve solo ed esclusivamente toscane – Sangioveto, Canaiolo e Colorino – che rispecchia a pieno l’identità di questa terra.
Doveroso ricordare Sergio Manetti, che nel 1967 creò questa splendida realtà, con l’aiuto di Bruno Bini e Giulio Gambelli; figure fondamentali e delle quali non finiremmo mai di parlare.

 

Oggi l’anima di questa azienda è Martino, che oltre ad essere simpatico, è estremamente competente, consapevole di ciò che fa ed un gran lavoratore. Non è più solo il figlio di Sergio Manetti, ma è Martino Manetti. E se è vero che dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna, la moglie Liviana ne è un esempio perfetto.

 

La caratteristica che più distingue i vini di Montevertine è la personalità evidenziata anche dalle bellissime etichette del Pergole Torte. Una personalità che non viene mai a mancare anche nelle annate più difficili. Qui spesso si creano vini che sono delle vere e proprie opere d’arte, ma anche quando non è così, l’identità viene mantenuta. Personalmente preferisco una bottiglia con piccole imperfezioni, ma con carattere, piuttosto che un vino perfetto che non susciti emozioni.

 

Montevertine non finirà mai di stupirmi. Ricordo una serata in cui tutte le bottiglie erano bendate, dove accanto a “mostri sacri” come Chateau Mouton-Rothschild 1982, Clos Saint-Jaques 1996 di Armand Rousseau, e tanti altri, un Pian del Ciampolo 2002 non sfigurò, ma anzi sbalordì tutti, vista anche l’enorme differenza di prezzo.

 

 

 

Angelo Bonuccelli