Gottardi, il Pinot Nero dell’Alto Adige

Era il 2008 e venni chiamato da Armin Kobler, all’epoca ricercatore a Laimburg, a svolgere il ruolo di giudice nel famosissimo concorso sul Pinot Nero italiano che muoveva i suoi primi passi e conquistava anno dopo anno credibilità e importanza per i premi che scaturivano da un’analisi rigorosamente alla cieca da parte di un panel di giudici che a sua volta era posto sotto esame tramite una serie di degustazioni incrociate di campioni. Solo i degustatori che si dimostravano in forma durante la degustazione e valutavano in maniera coerente e ripetuta i campioni venivan presi in considerazione per l’esito finale. Primeggiare in questo concorso significava e significa tutt’ora, acquisire uno status invidiabile di qualità e riconoscibilità. Forse l’azienda che più di ogni altra è finita sull’ambito podio della manifestazione e che ha sempre colpito i degustatori che si sono avvicendati ad assaggiare questi vini è stata proprio quella di (oggi) Alexander Gottardi, fondata nel 1986 dal padre Bruno a partire dal maso Fernheimhot nel villaggio vitivinicolo di Mazzon, il centro dei migliori vigneti di Pinot Nero dell’Alto Adige. Dai nove ettari di vigna hanno origine vini sempre distinti personali e affidabilissimi sia nell’immediato che nel tempo, tanto che Gottardi sembra un’azienda ormai storica nonostante il primo Pinot Nero abbia visto la luce solo nel 1995!

La posta in Alto Adige è sempre stata molto alta e del resto ancora oggi la maggior parte degli enosnob mette al primo posto tra le preferenze di vino (specie dal film Sideways in poi) il Pinot Nero e la natia terra di Borgogna come luogo del cuore. Ma se i rossi della Côte de Nuits appaiono ancora di un altro pianeta, nel resto del mondo c’è stata negli ultimi anni una rincorsa a produrre vini da questa uva così difficile e sensibile, tanto da meritarsi gli appellativi più infamanti da più generazioni di vignaioli. Con impegno e sacrificio abbiamo cominciato a poter assaggiare grandissimi prodotti dagli Stati Uniti (Oregon e California) e da altre regioni meno conosciute come la Nuova Zelanda e recentemente anche dalla Germania. Ma in Italia il paradiso del Pinot Noir , anzi del Blauburgunder, è sicuramente l’Alto Adige dove appunto Gottardi ha saputo crearsi un vero e proprio stuolo di “followers” che aspettano ogni nuova uscita (non più di 50mila bottiglie annue) con trepidazione e soprattutto la mitica Selezione Bruno Gottardi dedicata al padre, un piccolo gioello di speziatura finissima che rende onore e luce al vero grand cru d’Italia di questo vitigno, ovvero appunto l’altipiano di Mazzon.

Andrea Gori