Muralia: l’altra Maremma

Stefano Casali chose a career at an early age. “My grandfather made Lambrusco on his farm near Mantova, and when I was a kid he let me sip the froth,” he recalled. “I liked it so much I decided to become a winemaker when I grew up.”
Stefano’s dream endured, though it took a while to fulfill. In 1997, he and his wife Chiara left careers in Milan and settled in Tuscany’s Maremma to open an agriturismo called Poggiarello and lay the groundwork for a wine estate.

That corner of the Upper Maremma wasn’t known for quality beyond isolated examples of wines under the unheralded DOC of Monteregio di Massa Marittima. But Stefano sensed that the stony terrains on the edge of the Colline Metallifere range were ideally suited to vines.
He started by planting Syrah in the iron-rich plains at Poggiarello, while acquiring vineyards in the hills for Sangiovese, Cabernet and Merlot and reviving a plot for Viognier. He built cellars into a hillside and named the estate Muralia for the imposing stone wall in front bearing the Sumerian symbol of a hand with fingers signifying friendship, accord, strength, work and creativity.

The Maremma was booming, as big name outsiders rushed to outdo one another with designer wineries up and down the coast from Bolgheri to Scansano. But Stefano quietly went his own way, and at his own pace.
“I have big aspirations, but I’m a diesel, not a Ferrari,” he says, noting that he only made up his mind to
bottle his first wine in 2008. That was Babone, named for a steep plot of Sangiovese, which he blends with Syrah in a Maremma Toscana IGT Rosso.
As he explains: “Other zones of Maremma had a head start, but that’s no reason to consider wines from here inferior. Rather, I’m convinced that these terroirs have unique aptitude, though it will take time to fully realize.

A sterling example of innate class is Chiaraluna, a white from Viognier from a revitalized hill vineyard. Syrah from the plains is the base of an exquisite rosé called Corbizzo.
But perhaps the wine that best displays Muralia’s potential is Manolibera, Stefano’s “freehand” rendition of leftover grapes not selected for his other reds. Despite its modest background, Manolibera embodies the vigorous spirit of the Maremma in the way it conveys the colors and flavors and scents of fruit, berries and herbs that spring spontaneously from its mineral-rich terroirs.

Burton Anderson


 

Stefano Casali ha scelto la sua carriera in giovane età. “Mio nonno faceva il Lambrusco nella sua fattoria nei pressi di Mantova, e quando ero un ragazzino mi lasciava sorseggiare la schiuma”, ricorda. “Mi è piaciuto così tanto che ho deciso che da grande volevo fare il vignaiolo.”
Per un po’ la vita lo tiene lontano dal suo progetto di bambino, ma il sogno è sempre lì che cova e nel 1997, lui e sua moglie Chiara, lasciano una carriera avviata a Milano e si stabiliscono in Maremma per aprire un agriturismo chiamato Poggiarello e gettare le basi per un’azienda vinicola.

Quell’angolo della Maremma non era noto per la produzione di vini di qualità al di là di esempi isolati provenienti dalla DOC Monteregio, nei pressi di Massa Marittima. Ma Stefano intuì che i terreni sassosi sul bordo delle Colline Metallifere potevano diventare un habitat ideale per le viti.
Inizia piantando Syrah nelle pianure ricche di ferro del Poggiarello e allo stesso tempo decide di acquistare in collina vigneti di Sangiovese, Cabernet e Merlot e di recuperare una parcella di Viognier. Costruisce la sua cantina in una collina e chiama la tenuta Muralia per il muro di pietra imponente davanti, recante il simbolo Sumero di una mano con le dita che sta a significare amicizia, consenso, forza, lavoro e creatività.

La Maremma in quegli anni era in piena espansione, grossi investimenti esterni affluivano lungo la costa, da Bolgheri a Scansano, dando vita a una sfida tra nomi altisonanti per la realizzazione di cantine firmate dalle archistar più in auge. Stefano, invece, ha proseguito pacatamente per la sua strada, scegliendo il suo ritmo.
“Ho grandi aspirazioni, ma sono un diesel, non una Ferrari,” dice, e rammenta che l’imbottigliamento del suo primo vino è avvenuto nel 2008 con Babone, un Maremma Toscana Rosso che trae il suo nome da un ripido vigneto in collina di Sangiovese, a cui si aggiunge una percentuale di Syrah per completare il taglio finale.

“Sapevo che altre denominazioni della Maremma partivano avvantaggiate, ma questo non è un buon motivo per considerare inferiori i vini di questa zona. Anzi, sono convinto che questi territori hanno una vocazione unica, anche se ci vorrà del tempo per realizzarla appieno,” sottolinea Stefano.
Una espressione di territorio unito a classe innata, lo troviamo in Chiaraluna, un Viognier in purezza proveniente da un vigneto collinare rimesso in produzione. Il Syrah proveniente dalla pianura è invece la base di un rosato squisito chiamato Corbizzo.

Ma forse il vino che meglio mostra il potenziale di Muralia è Manolibera, prodotto “a mano libera” dalle rimanenze di uve non selezionate per gli altri rossi. Nonostante le sue “modeste origini”, Manolibera incarna lo spirito vigoroso della Maremma nel modo in cui trasmette i colori, i sapori e i profumi di frutta, bacche ed erbe che nascono spontaneamente nei suoi territori ricchi di minerali.

Burton Anderson

I vini di Muralia