Roberto Voerzio, a Monument to Individuality

When Roberto Voerzio founded his own winery at La Morra in 1986, the winemakers of Barolo were engaged in what was often depicted as a conflict between traditionalists and progressives, advocates of the old school and the new. But Roberto, raised in a family of vignaioli, was too busy with his vines and wines to takes sides, following instead his sense of individuality to employ practices and techniques that drew from the best of both schools.

Roberto has been going his own way since, gradually acquiring plots for Barolo, Barbera and Dolcetto on steep slopes of the Langhe hills and cultivating them with the rigorous respect for nature that defines his concept of winemaking. His 20 hectares of vineyards include sites that were long noted for outstanding Barolo, such as Brunate and Cerequio, plus a number of lesser known plots that he’s personally elevated to levels that on the other side of the Alps would be recognized as grands crus.

As Roberto puts it, there are no secrets to his success, no magic touches, just hard work and perseverance in cultivating vines with a resolve that might be considered fanatical were it not for his perennially youthful humor and easygoing manner. In vineyards for Barolo, at a density of 6,000 to 8,000 plants per hectare, Roberto harvests 500 to 700 grams of grapes per vine, among the lowest yields anywhere, for wines of extraordinary stature and personality.
Vineyards are tended without the use of chemical fertilizers, herbicides or other products that interfere with the normal vegetative cycle. He ferments his wines with natural yeasts and, after spontaneous malolactic fermentation, matures them in oak barrels before being bottled without filtering. Yet Roberto refuses to label his wines as biological or biodynamic, pointing out, in his wry way, that all honest producers ought to respect nature without making an issue of it.
Voerzio has built the reputations for Barolo from La Serra, Sarmassa and Rocche dell’Annunziata Torriglione, while adding luster to Cerequio and Brunate. His Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate is bottled only in magnums and released ten years after the harvest-as are selections of other Barolos from top vintages.

Roberto also produces fine Dolcetto d’Alba Priavino and Barbera d’Alba Cerreto. But perhaps the wine he most likes to drink is Barbera Vigneto Pozzo dell’Annunziata. He bottles it in magnums priced like top Barolos, because, he admits, “I’m in no rush to sell it. To tell the truth, I’m hoping that for once I’ll have a few bottles left to enjoy in my old age.”
Each of Voerzio’s wines carries a distinct label illustrated with cartoon-like caricatures of people in vineyards in vivid pastels that seem to mock the conventional sobriety of so many wine labels. Hallmarks of the individuality that sets Roberto Voerzio so spiritedly apart from his peers.

Burton Anderson


Roberto Voerzio, un monumento all’individualità

Quando Roberto Voerzio ha fondato la sua azienda a La Morra nel 1986, i produttori di Barolo erano impegnati in quello che è stato spesso descritto come un conflitto fra tradizionalisti, sostenitori della vecchia scuola e progressisti, partigiani del “nuovo”. Niente di più estraneo a Roberto, cresciuto in una sana famiglia di vignaioli e fin troppo impegnato  con i suoi vigneti e i suoi vini per prendere una parte. Ciò nonostante, una spiccata individualità ne ha fatto un produttore arguto e meticoloso, capace di apprendere, in piena autonomia, il meglio da entrambe le scuole. E così Roberto è andato avanti per la sua strada, conquistando giorno dopo giorno nei ripidi pendii delle Langhe nuovi appezzamenti per Barolo, Barbera e Dolcetto e coltivando le viti nel rigoroso rispetto della natura, idea portante del suo concetto del fare vino.

Attualmente, all’interno dei suoi 20 ettari di vigneti, oltre a terreni già da tempo rinomati per l’eccellente qualità dei Barolo, come il Brunate e il Cerequio, se ne trovano anche di meno noti che grazie a lui sono stati portati a livelli che al di là delle Alpi verrebbero riconosciuti come grands crus. In linea con il pragmatismo che lo contraddistingue, Roberto ammette  che non ci sono segreti o tocchi magici per il suo successo, solo duro lavoro e perseveranza nella coltivazione della vite unite a una risolutezza al limite del “fazioso” se non fosse per un umorismo sempre giovane e spontaneo.
Roberto si rifiuta di etichettare i suoi vini come biologici o biodinamici, sottolineando, ironicamente, che tutti i produttori onesti dovrebbero rispettare la natura senza farne un vessillo da rivendere. Non è quindi per una questione di marketing che i suoi vigneti vengono curati senza l’utilizzo di concimi chimici, diserbanti o altri prodotti che interferiscono con il normale ciclo vegetativo, o che dopo la fermentazione con lieviti naturali e una malolattica spontanea, il vino venga fatto maturare  in botti di rovere prima di essere imbottigliato senza filtrazione.

Nei vigneti del Barolo, con una densità che varia dalle  6.000 alle 8.000 piante per ettaro, Roberto raccoglie dai 500 ai 700 grammi di uva per ceppo, rendimenti estremamente bassi per la produzione di vini di straordinaria statura e personalità. Voerzio è diventato famoso per il Barolo proveniente dalle località di La Serra, Sarmassa e Rocche dell’Annunziata Torriglione, ma ha anche ridato splendore al Cerequio e al Brunate. Il suo Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate viene imbottigliato in magnum e “liberato” dieci anni dopo la vendemmia, come lo sono solo le selezioni delle migliori annate dei  Barolo.
Degna di nota anche la produzione di Dolcetto d’Alba Priavino e Barbera d’Alba Cerreto, anche se il vino che Roberto ama più bere è  il Barbera Vigneto Pozzo dell’Annunziata che imbottiglia in magnum come i top Barolo, perché, ammette “Non ho urgenza di metterlo in vendita. A dire il vero, spero di poter conservare qualche bottiglia per la mia vecchiaia “.

Ogni vino della sua collezione riporta un’etichetta con illustrazioni in stile cartoon dai colori pastello che sembrano deridere la sobrietà fin troppo impostata di quelle tradizionali. Un’ulteriore caratteristica che distingue Roberto Voerzio per spirito e unicità dai suoi contemporanei.

(traduzione di Angela Boninsegni)