Roberto Voerzio, la forza dei Cru di Barolo

Due anni fa esce nei cinema e in streaming online un film destinato a far discutere e far riemergere diatribe e polemiche che si pensavano ormai dimenticate. Stiamo parlando di Barolo Boys, il film di Tiziano Gaia e Paolo Casalis che racconta l’epica di quei produttori che negli anni ’90 svecchiarono il mondo ingessato del Barolo introducendo la barrique e stili di vinificazione moderni e modernissimi, in un mondo che era ancora profondamente contadino e legato al passato in maniera spesso cieca e assoluta.

ra i “boys” dell’epoca, insieme a Elio Altare, Chiara Boschis, Luciano Sandrone, Giorgio Rivetti, Marc de Grazia e altri, c’era indiscutibilmente anche Roberto Voerzio che ha iniziato a produrre vino in proprio negli anni peggiori, ovvero subito dopo lo scandalo del metanolo. Ma la sua forza e la sua determinazione fanno si che riesca presto ad emergere come uno dei migliori interpreti di Langa e certamente il migliore della zona di La Morra, dove per produrre grandi Barolo l’attenzione in cantina ma soprattutto in vigna deve essere continua e profonda. Non un vero fanatico della barrique, ma quasi costretto ad usarla perchè dedito alla vinificazione separata dei suoi maestosi Cru, ogni anno Roberto produce piccoli grandi capolavori spesso immortalati in magnum come unico formato in produzione, una caratteristica che impressiona sempre e che garantisce nel tempo una longevità e una qualità impeccabile delle bottiglie. Vini maniacalmente perfetti che emergono in maniera incredibile anche in annate in genere minori come la 2003 e che risultano davvero magnifici nelle annate classiche. Le rese bassissime (vicine al mezzo kg di uva per pianta) rendono un’esperienza da vivere anche la Barbera, ma ovviamente è sul Barolo che Roberto raggiunge una intensa perfezione di gusto profumi ed eleganza sia che unisca Cru a due a due, come nel Capalot-Brunate o Fossati-Case Nere (ora non più possibile come indicazione con la modifica al disciplinare…) sia che si concentri su un Cru come il Torriglione dalle Rocche dell’Annunziata, due bellissimi ettari esposti a Sud. Il Torriglione è un vino sempre polposo e croccante che colpisce per ricchezza e densità anche al palato dove si sente la grande “esperienza” della vecchia vigna e la sua capacità di raccogliere sole e calore langarolo.
Assaggiare oggi i vini di Voerzio è utile e illuminante per capire che la grandezza del Barolo di oggi dipende anche molto dal lavoro visionario folle e continuo di personaggi come Roberto che hanno saputo usare la tecnica per elevare la conoscenza e la riconoscibilità dei micro terroir langaroli arrivando a scolpire tannini indimenticabili che sostengono i vini per decenni senza cedimenti di sorta.

Andrea Gori