Non è terra da tutti il Rodano.
Non lo è per i produttori che qui devono sopportare condizioni climatiche estreme e particolari con una Côte "Arrostita" (Rôtie) che rende bene l'idea di quanto caldo possa fare su un pendio di questa AOC, uno stesso pendio che in Inverno può ospitare diversi centimetri di neve.

Non lo è per gli appassionati che magari vi giungono attirati dai grandi riconoscimenti da stella emergente dell'enologia mondiale che piovono in maniera continua sulla zona da decenni (si veda al riguardo i trenta e più 100/100 di Robert Parker sulle denominazioni del Rodano negli ultimi anni) ma poi trovano vini affatto parkerizzati, affatto rotondi o estremamente fruttati come si potrebbe essere portati a pensare. E non lo è nemmeno per motivi storici che hanno spesso relegato questa zona negli scorsi secoli a "serbatoio" di mosti e vini da taglio per i più blasonati Chateau bordolesi che rimpolpavano i loro tagli bordolesi con robuste iniezioni di syrah e grenache provenienti da queste denominazioni.

Ma è anche una terra che si impara ad amare assaggiano vini come quelli che Christine Vernay produce nella cantina di famiglia, di cui passò al comando al momento del pensionamento del padre convincendo tutta la famiglia a seguirla nell'impresa. Cantina famosa per il lavoro pioneristico sul Viogner, riportato o forse portato per la prima volta, a fasti ed encomi elevatissimi ma che in realtà produce rossi affascinanti, potenti, grintosi, sanguigni ed energici che lasciano spesso senza parole per il loro modo di porsi senza compromessi nel bicchiere.

I loro Syrah in purezza mostrano un profilo aromatico che fa subito Rodano, seducenti ma anche schivi , mai del tutto dolci e accondiscendenti al gusto immediato. Ritrosi nel loro incedere, si svelano poco a poco regalando a chi abbia la pazienza di ascoltarli momenti di puro godimento edonistico enoico. I profumi sono caleidoscopici e inusitati per altre varietà con note dalla mela rossa candita, la prugna californiana, le spezie intense come chiodo di garofano e note torrefatte di cacao. E sotto ogni sorso una nota ferrosa che deve piacere altrimenti potreste rimanerne quasi scossi e turbati tanto forte è il richiamo con il sangue di questo terroir. Una nota sanguigna che dal naso procede verso il palato che viene continuamente stuzzicato da tannini domi e setosi soltanto dopo diversi anni ma anche da giovani mostrano una stoffa ed una energia rara. I syrah di Georges Vernay sono tanto più affascinanti tanto più si pensa alla mano femminile che li vede nascere, un vero esempio di indole femminile perfettamente a suo agio nel placare energia e turbolenza di un luogo "maschile" dal fascino selvatico e destinato a infiammare sempre più i cuori degli appassionati di vini che stanno approdando a queste colline dopo anni di amore verso altre denominazioni e vitigni: saranno ripagati di vini superbi e dal prezzo ancora abbordabile se confrontati con gli eccessi di altre AOC francesi.

 

Andrea Gori