Who Invented Super Tuscans?

Some wine buffs whose memories extend back that far have credited—or should I say blamed?—me for inventing the term “Super Tuscan.” Though my own memory tends to be a bit foggy these days, I believe the term might have been used first by David Gleave in his book, The Wines of Italy, published in 1989.

But I must assume a major share of responsibility for propagating the concept: in articles, in editions of my Pocket Guide to Italian wine and, above all, in The Wine Atlas of Italy, published in 1990, in which I refer to “the surge of those arrogantly independent table wines sometimes known as Super Tuscans.”

Bear in mind that by the 1980s some sort of terminology was needed by English-speaking writers to explain the peculiarly Tuscan phenomenon in which wines of no official status beyond vino da tavola often outclassed wines that carried Italy’s “highest” rank, the guarantee of DOCG.

Conditioned by this ambiguity, we writers often used the epithet with a sense of irony, sniffing and sipping and swishing our “Super Tuscans” with our tongues in our cheeks. Others took it more seriously, including Italian writers and critics who transformed the soubriquet into Supertoscani and the like.

It all started with Sassicaia, as the recent passing of Giacomo Tachis so pointedly reminded me. It was Tachis who fostered the Cabernet from Bolgheri that debuted in 1968 and in a decade, despite its lack of official credentials, became the most prestigious wine of Italy. Tachis also masterminded Antinori’s influential Tignanello, which combined Sangiovese with Cabernet, as well as Solaia, reversing the formula, in what became models for a new wave of barrique-aged Tuscan reds of international style. The vogue for foreign varieties augmented with Merlot among producers whose Super Tuscans often resembled wines from Bordeaux and California.

Through it all a hard core of Tuscan winemakers persisted with Sangiovese, starting with Sergio Manetti of Montevertine, who, working with the genial Giulio Gambelli, created Le Pergole Torte in 1977. Others followed suit so that by the 1990s the field of Super Tuscans seemed to take in as many pure Sangiovese wines as worldly blends.

Over time, I’ve used the descriptive Super Tuscan far too frequently, though always with a sense of irony and a pang of guilt for never having thought up a more convincing term. To my knowledge neither has anybody else. That explains why so many superior wines have nothing more honorable to commend them than Toscana Rosso IGT.

Burton Anderson


 

Chi ha inventato i Super Tuscan?

Alcuni appassionati di vino a cui la memoria funziona si ricorderanno di avermi dato credito – o dovrei forse dire colpa? – per aver inventato il termine “Super Tuscan.” In realtà, e ammesso che la mia di memoria non sia completamente andata, credo che il termine sia stato usato la prima volta da David Gleave nel suo libro, The Wines of Italy, pubblicato nel 1989.

Devo comunque prendermi una bella fetta di responsabilità per aver propagato il concetto: dagli articoli, alle edizioni della mia Guida Tascabile e, soprattutto, nel Grande Atlante Illustrato del Vino Italiano, pubblicato nel 1990, in cui faccio riferimento a “l’avvento di quei vini da tavola arrogantemente indipendenti definiti con ironia Super Tuscans.”

Tenete a mente che negli anni ‘80 cominciava a pesare la mancanza di una terminologia in inglese che gli autori potessero utilizzare per spiegare il fenomeno tipicamente toscano, dove vini definiti semplicemente da tavola si trovavano a surclassare gli alti di “rango”, quelli garantiti dalla DOCG.

Condizionati da questa situazione ambigua, noi scrittori spesso usavamo l’epiteto con ironia, sorseggiando i nostri “Super Tuscans” in vortici di calici e lingue che schioccavano. Altri invece, inclusi molti autori e critici italiani, lo avevano preso più seriamente, trasformando il nomignolo in Supertoscani e affini.

Tutto ebbe inizio con Sassicaia, la recente scomparsa di Giacomo Tachis non ha che acutizzato questa consapevolezza. E’ stato Tachis a lanciare il Cabernet di Bolgheri che ha debuttato nel 1968 e che in un decennio, nonostante le mancate credenziali ufficiali, è diventato il vino italiano più prestigioso al mondo.

Ed è stato sempre Tachis a creare con Antinori gli influenti Tignanello, una combinazione di Sangiovese con Cabernet, e Solaia, stessa formula invertita, diventati prototipi di una nuova era di di rossi toscani affinati in barriques dallo stampo internazionale. La moda per le varietà internazionali è solo aumentata con la diffusione del Merlot tra i produttori di Super Tuscan che vanno assomigliando, più spesso che non, a vini di Bordeaux o della California.

In tutto questo, uno zoccolo duro di produttori toscani ha persistito con il Sangiovese, a cominciare da Sergio Manetti di Montevertine che assieme all’illuminato Giulio Gambelli, hanno creato Le Pergole Torte nel 1977. Altri seguirono fino a quando ad anni novanta inoltrati il panorama dei Super Tuscan sembrava accogliere tanti Sangiovese in purezza quanti tagli internazionali.

Nel tempo, ho usato fin troppe volte il descrittivo Super Tuscan, benché sempre con un sentimento misto di ironia e di rimorso per non essere riuscito a ideare un termine più convincente. Per quanto mi risulta non ci è riuscito nessun altro finora. Questo spiega perché così tanti vini superiori non hanno altro a cui appigliarsi se non il generico Toscana Rosso IGT.