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Enio Ottaviani Rebola: un vino bianco intrigante che dà il suo meglio con il pesce

 By Burton Anderson

Come ha scritto Ian d'Agata in Native Wine Grapes of Italy: "Molti vitigni italiani sono afflitti da una miriade di nomi e sinonimi errati, e il Pignoletto non è certo da meno in questo caso. Si chiama Grechetto di Todi in Umbria, dove è una parte importante dell'uvaggio orvietano, mentre in Emilia-Romagna si chiama Rèbola, ma i due sono identici".

L'azienda Enio Ottaviani chiama il loro vino Rebola, ma per confondere le cose elencano il vitigno come Grechetto Gentile. Comunque sia, Rebola è un vino bianco degno di nota e ottimo compagno dei vini Ottaviani precedentemente recensiti: Caciara, un Sangiovese Superiore di Romagna che mi ha colpito per la sua verve, la sua vigoria e la sua versatilità, e Strati 2019 Romagna Pagadebit, un bianco dall'energia giovanile caratterizzato da profumi di prati in fiore e da sentori erbacei di biancospino che cresce nella macchia lungo la costa adriatica.

Rebola 2019, fermentato e maturato in vasche di cemento, si presenta con un bel colore giallo paglierino intenso e profumi floreali marcati oltre a sentori di agrumi e ananas. In bocca è fresco, definito e avvolgente, con note balsamiche ad esaltare un seducente finale salino. 

Il vino ha la profondità e il carattere per abbinarsi a molti piatti, a partire dalle specialità romagnole come la piadina con salumi e formaggi, passando per le paste e i secondi piatti a base di verdure, formaggi, carne di vitello e pollame. Ma forse dà il meglio di sé con i frutti di mare, come gli stufati di pesce dell'Adriatico conosciuti come brodetto o lo sgombro del mediterraneo alla griglia. Gli Ottaviani, il cui motto è fare vini per gli amici, suggeriscono per Rebola un abbinamento che ne esalta le qualità gastronomiche: quadretti in brodo con le poveracce, ovvero quadretti di pasta fresca serviti con le vongole dette poveracce in Romagna in un gustoso brodo arricchito con erbe aromatiche e verdure.

 

 

 

ENGLISH

Enio Ottaviani Rebola: an intriguing white wine at its best with fish

by Burton Anderson

As Ian d’Agata wrote in Native Wine Grapes of Italy: “Many Italian grape varieties are plagued by myriad erroneous names and synonyms, and Pignoletto is no slouch in this department. It is called Grechetto di Todi in Umbria, where it is an important part of the Orvieto wine blend. In Emilia-Romagna it is called Rèbola, but the two are identical.”

The Enio Ottaviani winery calls the wine Rebola, but to confuse things they list the vine variety as Grechetto Gentile. Whatever the case, Rebola is a white wine to reckon with, a worthy sequel to the Ottaviani wines discussed earlier: Caciara, a Romagna Sangiovese Superiore that struck me with its verve, vigor and potential versatility, and Strati 2019 Romagna Pagadebit, a white of youthful energy marked by scents of flowering meadows and the herbaceous hints of hawthorn that grows in the scrub along the Adriatic coast.

Rebola 2019, fermented and aged in cement tanks, shows deep straw yellow color and intense floral scents with hints of citrus and pineapple. Flavors are fresh, crisp and well-rounded with balsamic notes and an enticing saline finish.

The wine has the depth and character to make a match for many dishes, starting with such Romagnan specialties as piadina with salumi and cheeses and moving on through pastas and main courses based on vegetables, cheeses, veal and poultry. But perhaps it shows its best with seafood, such as the Adriatic fish stews known as brodetto or grilled sgombro, Mediterranean mackerel. The Ottaviani team, whose motto is making their wines for friends, suggest a match for Rebola that brings out its food friendly qualities: quadretti in brodo con le poveracce, pasta squares served with the vongole known as poveracce in Romagna in a tasty broth of the clam juice blended with herbs and vegetables

 

 

Lorenzo Magnelli di Le Chiuse illustra il Brunello di Montalcino Riserva Diecianni

by Burton Anderson

Nel corso dei recenti incontri e degustazioni dei vini de Le Chiuse, Lorenzo Magnelli ha illustrato la storia del Brunello di Montalcino Riserva Diecianni:

"Brunello di Montalcino Riserva: cos'è e cosa lo differenzia dal Brunello di Montalcino?

Per anni ho cercato di capire che cosa giustifica la fama e il prezzo del Brunello Riserva.

A Le Chiuse, la Riserva è stata fatta fin dai tempi del mio bisnonno materno, Tancredi Biondi Santi, il frutto della sua ricerca di un vino che durasse nel tempo, quasi eternamente.

Mia madre Simonetta, dopo aver ereditato Le Chiuse, ha lavorato con mio padre Nicolò per unire la produzione del Rosso e del Brunello di Montalcino a quella del Brunello Riserva, a partire dal 1995. Per la Riserva sono stati utilizzati i grappoli più piccoli del vigneto più antico per ottenere un vino di carattere che durasse nel tempo.

Sono cresciuto in questo ambiente. Quando ho iniziato a presentare i vini de Le Chiuse in giro per il mondo, un commento frequente sulla Riserva era che veniva assaggiata troppo presto, prima che potesse esprimere il suo meglio. Ho notato che la gente cercava di dare un'identità specifica al Brunello Riserva per distinguerlo dal Brunello "annata" al di là del semplice prezzo.

Questo mi ha ispirato a cercare un modo per trasmettere l'autentica identità del Brunello Riserva, anche se quelle che possono sembrare soluzioni ovvie - utilizzando uve provenienti da un vigneto selezionato o adattando un particolare stile di vinificazione - non avrebbero senso a Le Chiuse. Questo perché i nostri vigneti registrati per il Brunello si trovano tutti nella stessa microarea, costituendo una sorta di vigneto unico, mentre la nostra filosofia di vinificazione è visceralmente legata alla tradizione, escludendo le innovazioni o un approccio più moderno.

La risposta si è rivelata la più semplice e naturale: dare tempo a un vino che chiede tempo. Per questo, dopo l'esperienza, abbiamo deciso di posticipare l'uscita della nostra Riserva dal sesto al decimo anno dalla vendemmia, prolungando l'affinamento in bottiglia da uno a quasi cinque anni. Per fare questo, abbiamo ampliato la cantina fino a sette metri sotto il livello del suolo per creare un ambiente naturale perfetto per l'invecchiamento.

Questo ci permette di presentare una Riserva di maggiore equilibrio e complessità senza però alterare la nostra filosofia del vino o l'espressione del nostro terreno. L'intervallo di tempo tra l'uscita del Rosso e del Brunello di Montalcino si ripete ora tra il Brunello "annata" e il Brunello Riserva, dando vita a tre voci distinte parte dello stesso coro.

Il Brunello Riserva Le Chiuse del 2010 è la prima annata designata come Riserva DIECIANNI".

--Lorenzo Magnelli

Il Brunello Riserva Diecianni proviene da uve di Sangiovese Grosso raccolte a mano all'inizio di ottobre, pigiate e trasferite per gravità in serbatoi per fermentare per 18-20 giorni con rimontaggi e follature giornaliere del mosto a temperature controllate da un sistema di raffreddamento esterno. Il vino viene affinato in botti di rovere per quattro anni e in bottiglia per circa cinque anni prima della commercializzazione.

Il frutto è evoluto, deciso e concentrato con aromi di bacche rosse, spezie ed erbe aromatiche e sapori sontuosamente succosi sostenuti da note minerali su un lungo finale. Tannini tesi e raffinati e fresca acidità lo mantengono in un equilibrio impeccabile.

Il Brunello Diecianni si abbina bene con arrosti e grigliate, pollame e selvaggina, tra cui naturalmente la classica Bistecca alla Fiorentina. Lorenzo ha una particolare predilezione per due piatti della tradizione toscana. Il Peposo che è composto da pezzi di manzo cotti per ore con vino rosso, pepe in grani, aglio e condimenti in forno (originariamente i forni di terracotta dell'Impruneta) fino a quando non diventano teneri. La Groppa invece è un taglio magro di manzo cotto per ore a bassa temperatura per assumere la consistenza del roast beef con sapori che ricordano la bistecca.

Questi piatti, come il Brunello Riserva Diecianni, sono pensati per essere gustati da conoscitori pazienti.

 

ENGLISH

Lorenzo Magnelli of Le Chiuse elucidates Brunello di Montalcino Riserva Diecianni

By Burton Anderson

In the course of recent meetings and tastings of the wines of Le Chiuse, Lorenzo Magnelli elucidated the story behind Brunello di Montalcino Riserva Diecianni:

“Brunello di Montalcino Riserva: what is it and what differentiates it from Brunello di Montalcino?

For years I’d been trying to understand what it is about Riserva that justifies its fame and price.

At Le Chiuse, Riserva has been made since the time of my maternal great-grandfather Tancredi Biondi Santi and his quest for a wine that would last over time, almost eternally.

My mother Simonetta, after she inherited Le Chiuse, worked with my father Nicolò to combine production of Rosso and Brunello di Montalcino with that of Riserva, starting in 1995. For the Riserva they used the smallest grape bunches from the oldest vineyard to obtain a wine of character that would endure over time.

I grew up in that environment. When I began presenting the wines of Le Chiuse around the world, a frequent comment about the Riserva was that it was being tasted too early, before it could express its best. I noticed people striving to give a specific identity to Brunello Riserva to distinguish it from Brunello “annata” beyond just price.

That inspired me to seek a way to convey the authentic identity of Brunello Riserva, though what may seem to be obvious solutions—using grapes from a select vineyard or adapting a special winemaking style—would make no sense at Le Chiuse. That’s because our vines registered for Brunello are all in the same micro-area, constituting a sort of unique vineyard, while our philosophy of winemaking is viscerally linked to tradition, excluding innovations or a more modern approach.

The answer turned out to be the simplest and most natural: to give time to a wine that asks for time. That’s why, following experience, we decided to postpone the release of our Riserva from the sixth to the tenth year after the harvest, extending aging in bottle from one to almost five years. To do this, we enlarged the cellar to a depth of seven meters below ground level to create a perfect natural environment for aging.

This allows us to present a Riserva of greater balance and complexity without, however, altering our philosophy of wine or the expression of our terrain. The time lapse between the release of Rosso and Brunello di Montalcino is now repeated between Brunello “annata” and Brunello Riserva, giving rise to three distinct voices all in the same chorus.

Brunello Riserva Le Chiuse from 2010 is the first vintage designated as Riserva DIECIANNI.”

--Lorenzo Magnelli

Brunello Riserva Diecianni comes from 100% Sangiovese Grosso grapes hand harvested in early October, crushed and transferred by gravity to tanks to ferment for 18 to 20 days with daily pumping over and punching down of the must and temperatures controlled by an external cooling system. The wine is refined in oak barrels for four years and in bottles for five years before release.

The fruit is evolved, decisive and concentrated with aromas of red berries, spices and herbs and sumptuously juicy flavors braced by mineral notes on a long finish. Taut, refined tannins and fresh acidity keep it impeccably balanced

Brunello Diecianni matches nicely with roast and grilled meats, poultry and game, including of course the classic Bistecca alla Fiorentina. Lorenzo has a special liking for two dishes of Tuscan tradition. Peposo consists of chunks of beef cooked for hours with red wine, pepper grains, garlic and seasonings in forno (originally the terracotta ovens of Impruneta) until piquantly tender. Groppa is a lean cut of beef cooked for hours at low temperature to take on the texture of roast beef with flavors reminiscent of bistecca.

Those dishes, like Brunello Riserva Diecianni, are designed to be savored by patient connoisseurs.

Juillet-Lallement: L'eccellenza tradizionale nel cuore della Champagne

by Burton Anderson

La piccola maison di Chamapagne Juillet-Lallement è stata fondata all'inizio del XX secolo da tre soci - René Juillet e Paul e Arthur Lallement - nel villaggio di Verzy, nel cuore della Montagne de Reims. Nel 1963, la proprietà passò al figlio di Arthur Lallement, Pierre, che a sua volta la passò a suo figlio Jean, che dal 2003 gestisce con pacata dedizione questo gioiello di domaine.

Jean Lallement con la moglie Virginie coltivano poco più di 4 ettari di vigneti sul versante nord della Montagne de Reims, che si estendono su due terroir, Verzy e Sillery, entrambi classificati 100% Grand Cru. Le viti con un'età media di 40 anni - la più vecchia parcella piantata nel 1949 - sono costituite per il 50% da Pinot Nero, per il 45% da Chardonnay e per il 5% da Pinot Meunier. Questi coprono nove diverse parcelle sparse tra le colline boscose di Verzy e Sillery.

Jean ha un approccio fresco e diretto alla vinificazione: "La nostra filosofia è quella di rispettare i cicli della natura e gli elementi che la circondano attraverso un’agricoltura rispettosa dell'ambiente e dell'uomo". Lavorando interamente con le uve dei vigneti del domaine da alcuni dei più celebrati terroir Grand Cru della Champagne, Jean raggiunge l'eccellenza seguendo un approccio minimalista in cantina.

Juillet-Lallement produce circa 25.000 bottiglie all'anno, suddivise in cinque tipologie che esemplificano la grande tradizione dello Champagne:

Brut Sélection Grand Cru - 60% Pinot Nero, 40% Chardonnay

Brut Blanc de Blancs Grand Cru - 100% Chardonnay

Grand Cru Brut Rosé - 80% Pinot Nero, 20% Chardonnay

Brut Blanc de Noirs Grand Cru - 100% Pinot Nero

Brut Grande Tradition Grand Cru Millesimato - 50% Pinot Nero, 50% Chardonnay

In anteprima ho assaggiato un Grand Cru Brut Sélection, prodotto da Pinot Noir di Sillery e Chardonnay di Verzy : una cuvée di annate sapientemente miscelate per esaltare l'essenza delle due varietà. Fresco ed equilibrato, con aromi che accennano a fiori primaverili, agrumi e pesca e un fine equilibrio tra frutta e acidità con una spinta salina che conferisce finezza al perlage. Ideale come aperitivo, il Brut Sélection Grand Cru primeggia con una serie di piatti, tra cui il salmone affumicato su un letto di burrata con cui l’ho abbianato di recente.

Una selezione degli Champagne Juillet-Lallement sarà discussa in dettaglio in una prossima edizione della newsletter Heres Wine Stories.

ENGLISH

Juillet-Lallement: Traditional excellence in the heart of Champagne

by Burton Anderson

The Champagne house of Juillet-Lallement was founded in the early twentieth century by three partners—René Juillet and Paul and Arthur Lallement—in the village of Verzy at the heart of the Montagne de Reims. In 1963, the property passed to Arthur Lallement’s son Pierre, who in turn passed it on to his son Jean, who has run this jewel of a domaine with quiet dedication since 2003.

Jean Lallement works with his wife Virginie in cultivating just over 4 hectares of vineyards on the northern slopes of the Montagne de Reims, extending over two terroirs, Verzy and Sillery, both classified 100% Grand Cru. The vines with an average age of 40 years—the oldest parcel planted in 1949—consist of Pinot Noir at 50%, Chardonnay 45% and Pinot Meunier 5%. These cover nine different plots scattered amid the wooded hillsides of Verzy and Sillery.

Jean takes a refreshingly straightforward approach to winemaking: “Our philosophy is to respect the cycles of nature and the elements that surround it through a reasoned culture, respectful of the environment and of mankind.” Working entirely with grapes from the domaine’s vineyards in some of the most vaunted Grand Cru terroirs of Champagne, Jean achieves excellence following a minimalist approach in the cellars.

Juillet-Lallement produces about 25,000 bottles a year divided between five types that exemplify Champagne’s grand tradition:

 Brut Sélection Grand Cru from 60% Pinot Noir, 40% Chardonnay

Brut Blanc de Blancs Grand Cru from 100% Chardonnay

Brut Rosé Grand Cru from 80% Pinot Noir, 20% Chardonnay

Brut Blanc de Noirs Grand Cru from 100% Pinot Noir

Vintage Brut Grande Tradition Grand Cru from 50% Pinot Noir, 50% Chardonnay

As a preview, I tasted a Brut Sélection Grand Cru, which comes from Pinot Noir from Sillery and Chardonnay from Verzy in a cuvée of vintages deftly blended to exalt the essence of the two varieties. Fresh and balanced with aromas hinting at spring flowers, citrus and peach and fine fruit-acid balance with a zesty salinity that lends finesse to the effervescent puissance. Ideal as an aperitif, the Brut Sélection Grand Cru would excel with a range of dishes, including the smoked sockeye salmon on a bed of burrata that I had it with recently.

A selection of Juillet-Lallement Champagnes will be discussed in detail in a coming edition of the Heres Wine Stories newsletter.

Denis Race: Quintessenza Chablis

lunedì 28 settembre 2020 12:16:50 Europe/Rome

Denis Race: Quintessenza Chablis

By Burton Anderson

Neal Martin di Vinous ha recentemente scritto: “Chablis è la Borgogna dei bianchi senza fronzoli, un'oasi di vitigni su suolo di calcare Kimmeridigano circondata da chilometri di landa incontaminato. La regione si è sempre auto-isolata dal vasto entroterra della Borgogna nonostante la comunanza di vitigni. Chablis si sente a suo agio e, oserei dire, persino grato di esistere come entità separata; ergo tende a marciare al suono di un tamburo diverso.”

Questa descrizione sembra catturare l'essenza della famiglia Race, la cui cantina nel cuore di Chablis è alla quarta generazione di produzione di Borgogna bianchi senza fronzoli. Di recente ho assaggiato un esempio del frutto delle loro fatiche, un'annata 2018 che ho descritto come la quintessenza dello Chablis: colore superbo, squisiti aromi di Chardonnay e un equilibrio acido di frutta con un'allettante mineralità. Il clima più fresco e le condizioni del suolo calcareo Kimmeridgiano distinguono i vini di Chablis dalla Cȏte d'Or: una tonalità più leggera e slanciata, ma non per questo meno elegante.

 

Denis Race, sua moglie Laurence e le figlie Claire e Marine formano una robusta famiglia di vignerons che marciano al suono del proprio tamburo, producendo vini con un grintoso senso di autonomia che li distingue dalle avanguardie di Chablis e dall'élite che detta il ritmo in termini di prezzo e prestigio.

Il domaine possiede 18 ettari di vigneto fino a 65 anni di età suddivisi in quattro denominazioni: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru.

 

Due delle loro tre figlie lavorano con Denis e Laurence nella tenuta: Claire, responsabile della vinificazione, e Marine, che lavora nei vigneti e si occupa dell'amministrazione. Denis è il maestro delle vigne con l'esperienza necessaria per affrontare le condizioni climatiche estreme dei vigneti più settentrionali della Borgogna. In primavera si confrontano con gli effetti potenzialmente disastrosi del gelo stendendo uno speciale telo ecologico sui filari per circa un mese per proteggere le nuove foglie dal gelo notturno.

 

L'uva, raccolta con macchine gestite da Denis e Marine, viene trasferita in presse pneumatiche, dove Claire prende il sopravvento. I mosti vengono fatti fermentare con lieviti selezionati, a cui seguono la fermentazione malolattica e nove-dieci mesi di maturazione, il tutto in tini di acciaio inox, prima di essere sottoposti a trattamento a freddo, filtrazione e imbottigliamento. Niente botti, niente anfore, niente formule segrete o espedienti. Concetti elementari, si potrebbe dire, ma il risultato è proprio per questo la quintessenza dello Chablis.

 

Domaine Denis Race produce circa 90.000 bottiglie all'anno di Chablis con un packaging luminoso, chiaro e semplice come la famiglia che le ha messe al mondo. La gamma include le denominazioni a origine controllata:

Petit Chablis

Chablis

Chablis Premier Cru Montmains, Montmains Vielle Vignes, Vaillons, Mont de Milieu

Chablis Grand Cru Blanchot

Una selezione degli Chablis of Denis Race sarà discussa in un prossimo numero della Newsletter di Heres.

ENGLISH

Domaine Denis Race: Quintessential Chablis

by Burton Anderson

Neal Martin of Vinous recently wrote the following: Chablis is white Burgundy without the frills, an oasis of vines inhabiting Kimmeridgian limestone surrounded by miles of unspoiled nothingness. The region has always self-isolated from the vast Burgundy hinterland despite commonality in terms of grape variety. Chablis feels comfortable and, dare I say, even grateful for existing as a separate entity; ergo it tends to march to its own tune.

That description seems to capture the essence of Denis Race and family, whose winery at the heart Chablis is in its fourth generation of crafting white Burgundy without the frills. I recently tasted an example of the fruit of their labors, a vintage 2018 that I described as quintessential Chablis: superb color, exquisite Chardonnay aromas and a luscious fruit acid balance with an enticing minerality. The cooler climate and soil conditions of the Kimmeridgian limestone of Chablis set wines apart from the Cȏte d’Or: a shade more lithe and slender but no less elegant.

Denis Race, his wife Laurence and daughters Claire and Marine make up a sturdy family of vignerons who march to their own tune, making wine with a gritty sense of autonomy that sets them apart from the avant-garde of Chablis and the elite who set the pace in terms of price and prestige.

The domaine possesses 18 hectares of vines up to 65 years old divided into four appellations: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru and Chablis Grand Cru.

Two of their three daughters work with Denis and Laurence on the estate: Claire, in charge of winemaking, and Marine, who works in the vineyards and handles administration. Denis is the master of the vines with the experience to deal with the extremes of weather in Burgundy’s northernmost vineyards. In spring they confront the potentially disastrous effects of freezing, so they stretch a special ecological cloth over the vine rows for about a month to protect the new leaves from overnight frost.

Grapes, harvested by machines operated by Denis and Marine, are transferred to pneumatic presses, where Laurence and Claire take over. The musts are fermented with select yeasts, followed by malolactic fermentation and nine to ten months of maturation all in stainless steel vats before undergoing cold treatment, filtering and bottling. No barrels, no amphorae, no secret formulas or gimmicks, elemental, one might say, but the result is quintessential Chablis.

Domaine Denis Race produces about 90,000 bottles a year of Chablis with packaging as bright, clear and straightforward as the family behind them. These take in:

Petit Chablis AOC

Chablis AOC

Chablis Premier Cru Montmains, Montmains Vielle Vignes, Vaillons, Mont de Milieu

Chablis Grand Cru Blanchot

A selection of the Chablis of Denis Race will be discussed in an upcoming issue of the Heres Newsletter.

Chiara Ciavolich e la linea Fosso Cancelli: tocchi creativi di tradizione

venerdì 25 settembre 2020 10:28:49 Europe/Rome

Chiara Ciavolich e la linea Fosso Cancelli: tocchi creativi di tradizione

By Burton Anderson

I vigneti di Loreto Aprutino, dove Chiara Ciavolich coltiva le uve per la sua linea Fosso Cancelli, sono adiacenti alla leggendaria tenuta di Valentini, da dove provengono un maestoso Montepulciano d'Abruzzo e un Trebbiano d'Abruzzo, spesso considerato il più grande vino bianco d'Italia. Ma Chiara prende tutto sportivamente, senza invidia o desiderio di imitare il suo illustre vicino: "Francesco Paolo Valentini è un buon amico e ci rispettiamo a vicenda, ma naturalmente abbiamo modi diversi di fare vino".

Chiara va per la sua strada con l'energia e l'entusiasmo che ha dimostrato da quando ha preso le redini dal padre nel 2004. La linea Fosso Cancelli ha preso ispirazione dai vigneti più vecchi dell'azienda, a partire dalla vendemmia 2007 con il Montepulciano d'Abruzzo, per poi proseguire negli anni con il Trebbiano d'Abruzzo, il Pecorino e il Cerasuolo d'Abruzzo. La gamma si distingue per l'utilizzo di tini in cemento, anfore in terracotta e botti in legno che permettono una lavorazione artigianale studiata nel rispetto della tradizione, ma con tocchi creativi decisamente all'avanguardia.

Fosso Cancelli Montepulciano d'Abruzzo DOP. Le uve selezionate vengono raccolte a mano, pigiate in un antico torchio e trasferite in tini di cemento per fermentare a temperatura naturale. Il vino viene travasato e riportato negli stessi tini a maturare per un anno prima dell'imbottigliamento a cui segue un affinamento in vetro di almeno tre anni.

Di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, gli aromi floreali si accompagnano a note di frutta rossa e spezie pepate con sentori balsamici di liquirizia, cioccolato e tabacco. In bocca è ampio e suadente, con una struttura generosa e profonda caratterizzata da tannini morbidi ed evoluti e da un finale lungo e avvincente. Chiara definisce il suo Montepulciano misterioso perché trova che non somigli ad altri. Nel coro degli abbinamenti gastronomici spicca, inevitabilmente, l’agnello alla brace.

Fosso Cancelli Trebbiano d'Abruzzo DOP. Da uve provenienti da un vigneto piantato nel 1965. Dopo il raccolto i grappoli vengono pigiati e fermentati con un "pied de cuve" preparato con le uve più mature prima della vendemmia. Dal 2018 il Trebbiano Fosso Cancelli viene vinificato e maturato in parte in anfore di terracotta e in parte in botti vecchie di rovere di Slavonia.

Il vino, di colore giallo paglierino intenso, ha aromi seducenti dominati da note di agrumi, fiori di campo ed erbe aromatiche. Al palato è fresco e ampio, un bianco che trasmette energia con un finale sapido e persistente. Le proposte gastronomiche coprono una gamma di piatti con ingredienti di terra e di mare, che comprendono spaghetti alle vongole, pasta con peperoni dolci e piccanti e fave con percorino fresco.

Fosso Cancelli Pecorino Colline Pescaresi IGP. I grappoli selezionati vengono fatti passare attraverso un piccolo pigiatore e da un antico torchio, dopodiché il mostro fermenta in parte in anfore di terracotta e in parte in tonneaux di rovere francese usati, utilizzando un "pied de cuve”. Dopo la fermantazione il vino viene travasato e fatto maturare sull fecce nobili in botti di rovere di Slavonia da 15 ettolitri e in anfore di terracotta per circa due anni.

Di colore giallo paglierino intenso, nel bicchiere emana delicati profumi di pesca, agrumi, zenzero e soprattutto di fiori di sambuco. Al palato è morbido e sapido, con note acido-minerali che donano un finale brillante che invita a sorseggiare ripetutamente.

Consigliato con abbinamenti di frutti di mare e agrumi e soprattutto con la pasta alla mugnaia: una sorta di tagliatella arrotolata a mano in lunghi filoni arricciati da condire con vari sughi e ragù.

Fosso Cancelli Cerasuolo d'Abruzzo DOP. I grappoli di Montepulciano, rigorosamente selezionati, vengono diraspati e pressati e lasciati a contatto con le bucce per 12-24 ore in piccoli tini di cemento dove inizia la fermentazione. Una frazione del mosto viene tolta dal fondo dei tini, utilizzando il metodo detto salasso, e trasferita in anfore di terracotta dove continua a fermentare a temperatura naturale. Segue un affinamento sulle fecce nobili fino all'imbottigliamento nei primi giorni di primavera. Dalle tonalità chiare color ciliegia, con profumi che ricordano il melograno e i frutti di bosco, è un vino dai sapori pieni e rotondi, intensi e persistenti con una qualità quasi “masticabile” nel finale.

Ecco un Cerasuolo con un’invidiabile versatilità a tavola, Chiara lo consiglia con la zuppa di pesce detta brodetto vastese e con gnocchi fritti detti pallote, a base di formaggio, uova e pomodoro.

 

ENGLISH

Chiara Ciavolich and Fosso Cancelli wines: creative touches of tradition

By Burton Anderson

The vineyards at Loreto Aprutino where Chiara Ciavolich grows the grapes for her Fosso Cancelli wines lie adjacent to the legendary estate of Valentini, source of a grand Montepulciano d’Abruzzo and the Trebbiano d’Abruzzo that has often been rated as Italy’s greatest white wine. But Chiara takes it all in stride, showing no sense of envy or rivalry or wish to imitate the wines of her illustrious neighbor. “Francesco Paolo Valentini is a good friend and we respect each other but, of course, we have somewhat different ways of making wines.”

Chiara goes her own way with the energy and enthusiasm that she showed after she took over the estate from her father in 2004 o 2003?. She created the Fosso Cancelli line, from the estate’s oldest vineyards, starting in 2007 with Montepulciano d’Abruzzo, and following up over the years with Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino and Cerasuolo d’Abruzzo. The line is distinguished by the use of vetrified cement vats, terracotta amphorae and wooden barrels and studied craftsmanship that respects tradition with creative touches that are distinctly avant-garde.

Fosso Cancelli Montepulciano d’Abruzzo DOP. Select grapes are hand harvested, crushed in an ancient press and transferred to cement vats to ferment at natural temperatures. The wine is racked and returned to the same vats to mature for a year before bottling and aging for at least three more years.

Deep ruby red with violet reflections, the floral aromas have notes of red fruit and peppery spices with balsamic hints of licorice, chocolate and tobacco. Flavors are broad and persuasive in a wine of ample structure and depth characterized by soft and evolved tannins and a long, smooth finish. Chiara defines her Montepulciano as mysterious because there is none other quite like it. Among an array of food matches, Chiara puts special emphasis on charcoal grilled lamb.

Fosso Cancelli Trebbiano d’Abruzzo DOP. Select grapes from a vineyard planted in 1965 are pressed and fermented using a “pied de cuve” prepared with the ripest grapes before the harvest. Since 2018 Trebbiano Fosso Cancelli is vinified and matured partly in terracotta amphorae and partly in Slavonian oak barrels.

The wine, of deep straw yellow color, has enticing aromas dominated by notes of citrus, wild flowers and herbs. On the palate it is fresh and ample, a white that transmits energy with a savory lingering finish.

Food suggestions cover a gamut of dishes with ingredients from land and sea, taking in spaghetti alle vongole, pasta with with sweet and piquant peppers and fava beans with fresh percorino.

Fosso Cancelli Pecorino Colline Pescaresi IGP. Select grapes are passed through a small crusher and ancient press and fermented in part in terracotta amphorae and in part in used French oak tonneaux using a “pied de cuve” of the ripest grapes before the harvest. The fermented wine is racked and matured on its noble lees in 15-hectoliter Slavonian oak barrels and in terracotta amphorae for about two years.

The wine of deep straw yellow color exudes delicate scents of peach, citrus, ginger and above all elderflower. Smooth and sapid on the palate with acidic-mineral notes that add zest to a bright finish that invites repeated sipping.

Recommended with fresh seafood and citrus combinations and above all pasta alla mugnaia, hand rolled noodles in long strands curled around various sauces and ragouts.

Fosso Cancelli Cerasuolo d’Abruzzo DOP. Rigorously selected Montepulciano grape bunches are destemmed and pressed and left in contact with the skins for 12 to 24 hours in small concrete vats to ferment. A fraction of the must is removed from the bottom of the vats in a classic step known as salasso or “bloodletting” and transferred to terracotta amphorae where it continues fermenting at natural temperatures. Refinement continues on the noble lees until bottling in the first days of spring.

The wine of deep cherry hue has fruity aromas reminiscent of pomegranate and wild berries and flavors that are full and round, intense and persistent with a “chewy” quality on the finish.

A wine of enviable versatility, Chiara recommends it with the fish soup known as brodetto vastese and the fried dumplings known as pallote cacio e uova made with cheese, eggs and tomato.

 

Villa Papiano Strada Corniolo: Un bianco di montagna che evoca "ricordi di mare".

 By Burton Anderson

Ci si potrebbe chiedere perché il produttore di un vino proveniente da vigneti a 480 metri di altitudine nei boschi dell'Appennino insista sul fatto che l’elemento saliente è l'essenza del mare. Francesco Bordini fa notare che il terreno di Villa Papiano, dove coltiva Strada Corniolo Trebbiano di Romagna, è costituito da terreni di marna e arenaria ricchi di detriti e fossili di vita marina e risalenti a quando questa terra si trovava sul fondo del mare.

Non c'è bisogno di controllare i dettagli geologici, perché Francesco è uno di quei viticoltori con un bagaglio culturale che va ben oltre la viticoltura e l'enologia, ma la cui conoscenza si esprime con toni di arguta modestia. Tuttavia, il minimo che si possa fare è mettere alla prova la sua teoria marina.

Le mie note originali su Strada Corniolo 2018 riportano un colore giallo paglierino chiaro con riflessi dorati e profumi che ricordano erbe di montagna, fiori e sentori di agrumi e miele d'acacia; un vino di media struttura con sapori freschi e vivaci, di consistenza fluida con acidità sostenuta in un finale evidenziato da note minerali e saline. Parlando con Francesco, mi sono reso conto che in Strada Corniolo c'è molto di più.

I vigneti impiantati con Trebbiano Romagnolo nel 1960 e rinnovati nel corso degli ultimi anni, sono coltivati seguendo metodi biologici e biodinamici. Le uve vengono raccolte mediamente ai primi di ottobre, dopo essere pigiate seguono la fermentazione spontanea con lieviti autoctoni e otto mesi di maturazione sulle fecce fini in vasche di cemento. Nessun invecchiamento in legno, si presenta con una gradazione alcolica di 12°, eppure Strada Corniolo è un Trebbiano dalle tante sfumature adatto ad essere bevuto relativamente giovane, ma che se lasciato evolvere in bottiglia è destinato ad assumere una rotondità e una profondità maggiori.

Francesco ha spiegato che il suo antico clone di Trebbiano Romagnolo è lento a maturare con il vantaggio di essere il più neutro della famiglia dei Trebbiano, il che significa che riesce ad assorbire a fondo gli elementi del terreno e dell'ambiente da cui proviene. Elementi che esprimono la vita vegetale di montagna, con erbe e sottobosco che conferiscono aspetti floreali, balsamici e minerali che a loro volta trasudano tracce saline e di iodio di un antico fondale marino.

Come ci si potrebbe aspettare, l'autore di un vino che evoca "ricordi di mare" suggerisce di servirlo con una serie di piatti di pesce. Strada Corniolo eccelle anche con piatti a base di uova, come la pasta all'uovo e i passatelli, le frittate con verdure ed erbe aromatiche o anche gli spaghetti alla carbonara. Si abbina bene con salumi misti, formaggi freschi di capra e pecora di montagna e con le amate piadine romagnole. Ma per Francesco l'abbinamento ideale è un risotto con l’anguilla affumicata delle valli del Comacchio assaggiato di recente.

Strada Corniolo, il cui nome fa riferimento a un’antica via che attraversava l'Appennino tosco-romagnolo, si presenta in una bottiglia con tappo a vite ed un’etichetta che raffigura motivi tradizionali delle tele romagnole.

In chiusura, vorrei ripetere un richiamo fatto in precedenza nel descrivere i vini di Sergio Marani (di cui Francesco Bordini è consulente). I tappi a vite utilizzati sulle bottiglie dei vini di Marani e di Villa Papiano non devono in alcun modo far pensare che sono di minore qualità o potenziale di invecchiamento rispetto ai vini imbottigliati con tappi tradizionali. Dopo una lunga esperienza con bottiglie sigillate in vario modo, mi sono sempre più convinto che i tappi a vite offrono notevoli vantaggi nel mantenere l'essenza e l'integrità originale dei vini, in particolare dei bianchi.

ENGLISH

Villa Papiano Strada Corniolo: A mountain white that evokes “memories of the sea”

By Burton Anderson

One might wonder why the producer of a wine coming from vineyards at 480 meters above sea level in the forests of the Apennines would insist that its most salient element is the essence of the sea. Francesco Bordini points out that the terrain of Villa Papiano, where he grows Strada Corniolo Trebbiano di Romagna, consists of marl and sandstone soils rich in fossils of marine life and detritus dating back ages to when the land was at the bottom of the sea.

No need to check the geological details because Francesco is one of those winemakers whose knowledge ranges well beyond viticulture and enology but whose erudition is conveyed in tones of witty modesty. Still, the least one could do is put his maritime theory to the test.

My original notes on the Strada Corniolo 2018 record a light straw yellow color with golden highlights and aromas that recall mountain herbs and flowers with hints of citrus and acacia honey and fresh and lively flavors in a wine of medium structure and fluid texture with bracing acidity in a finish highlighted by mineral and saline notes. In talking with Francesco, I realized that there is more to Strada Corniolo than that.

The vineyards planted in the Trebbiano Romagnolo variety in 1960 and renovated recently, are maintained following studied organic methods. Grapes are harvested in early October and undergo spontaneous fermentation with native yeasts followed by eight months of maturation on the fine lees in concrete tanks. No wood aging and a mere 12% of alcohol, yet the deceptively simple Strada Corniolo is a nuanced Trebbiano suited to drink relatively young though it seems certain to evolve in bottle for years and assume mellow rotundity and depth.

Francesco explained that his antique clone of Trebbiano Romagnolo is slow to ripen with the advantage of being the most neutral of all Trebbianos, meaning that it thoroughly absorbs flavor elements from the soil and surroundings. These elements take in foliage, herbs, mountain plant life and undergrowth that lend floral and balsamic aspects and minerals that exude the saline and iodinic traces of an ancient seabed.

As one might expect, the author of a wine that evokes “memories of the sea” suggests serving it with foods that take in a range of fish dishes. It also excels with dishes containing eggs, such as egg noodle pastas and passatelli of Emila-Romagna, frittate with vegetables and herbs or even spaghetti alla carbonara. It goes nicely with mixed coldcuts, fresh mountain goat and sheep cheeses and with sandwiches made with the Romagnan piadine flat bread. For Francesco it makes an ideal match with a risotto with smoked eels from the Comacchio lagoon.

Strada Corniolo, whose name refers to an ancient trail that traversed the Tosco-Romagnolo Apennines, comes in a bottle with screw caps and labels depicting traditional Romagnan tapestry designs.

In closing, I’d like to repeat a reminder made earlier in describing the wines of Sergio Marani (for which Francesco Bordini is a consultant). The screw caps used on bottles of the Marani and Villa Papiano wines should by no means be taken to indicate that they are of lesser quality or aging potential than wines bottled with conventional corks. After long experience with bottles sealed with various types of tops, I’ve become increasingly convinced that screw caps offer distinct advantages in maintaining the original essence and integrity of wines, whites in particular.

Moric e Roland Velich: il cuore e l'anima del Blaufränkisch

lunedì 7 settembre 2020 12:45:51 Europe/Rome

Moric e Roland Velich: il cuore e l'anima del Blaufränkisch

By Burton Anderson

"Credo che il mondo del vino sia così stufo dei vini uniformi, prodotti con l'obiettivo di raggiungere il massimo dei punti in una degustazione e non con la motivazione di creare dalle materie prime a disposizione, cioè suolo, clima e vitigno, un prodotto che è singolare, per il fatto che può crescere solo in questo luogo". -Roland Velich

Mostrando questa sorta di spirito progressista, negli anni Novanta Roland Velich si è staccato dalla cantina di famiglia, una delle più affermate in Austria per la produzione di vini bianchi, e ha portato avanti un progetto per creare un vino rosso di classe mondiale dalla varietà conosciuta come Blaufränkisch. Per prepararsi ha studiato a fondo gli elementi del suolo, del clima e le caratteristiche dei vitigni di alcuni dei grandi vini del mondo, dalla Borgogna al Barolo alla Valle del Rodano.

Roland ha fondato il progetto Moric in una tenuta nel villaggio di Grosshöflein, nel Mittelburgenland austriaco a sud-est di Vienna, lungo il confine con l'Ungheria, dove, nel 2001, ha prodotto il suo primo Blaufränkisch. Lui e la sua famiglia coltivano circa 25 ettari di vigneti, tra cui vecchi vitigni e alcuni recenti impianti sperimentali, per creare una gamma di vini dove spicca il Blaufränkisch, ma che comprende altre varietà rosse e bianche sia autoctone che internazionali, per una produzione di circa 60.000 bottiglie all'anno.

Le viti da Moric si limitano a produrre uve che esprimono i loro terroir. I vini sono caratterizzati da una mineralità riconducibile ai terreni collinari ricchi di ardesia, argilla e calcare che dominano il vicino lago Neusiedlersee.

Dopo una vigorosa selezione delle uve provenienti dai vecchi vigneti ad alta densità, Roland pratica interventi minimi durante la vinificazione, mentre l'affinamento avviene in grandi botti per trasmettere il cuore e l'anima del Blaufränkisch.

Roland Velich è diventato una figura nota nel mondo dei produttori naturali, anche se non certifica i suoi vini come biologici o biodinamici. È conosciuto come una persona carismatica, colta e raffinata, i cui vini riflettono il suo savoir-faire.

Sebbene i vini del Burgenland siano poco conosciuti al di fuori dell'Austria, Moric ha ottenuto un crescente successo a livello internazionale, come testimonia la nota critica Jancis Robinson, che ha definito il Blaufränkisch di Moric "il migliore al mondo". La linea dei vini Moric comprende tra gli altri:

Hausmarke Rot da Zweigeit al 50% , Blaufränkisch al 30% e Pinot Nero. Un rosso agile dale tonalità rubino brillante e maturato in legno per sviluppare un bouquet intrigante,con note di frutti di bosco ed erbe aromatiche. Alla beva si presenta ben equilibrato, di media intensità e fruttato, temperato da tannini sottili e una piacevole spina acida.

Blaufränkisch Burgenland vinificato in purezza e fermentato con lieviti indigeni in botti di legno aperte e serbatoi di acciaio inox, a cui seguono 13 mesi di affinamento sulle fecce fini in grandi botti di rovere - da 600 a 4.500 litri - dove avviene la fermentazione malolattica. Il vino non viene né filtrato né chiarificato prima dell'imbottigliamento. Di colore rubino scuro e profondo, offre un'intrigante gamma di profumi e sapori che hanno portato a paragoni con vini di Pinot Nero, Syrah e anche Grenache. Ma alla fine il Moric Blaufränkisch è unico nel suo genere, come avremo occasione di raccontarvi in una futura newsletter di Heres Wine Stories.

Hausmarke Weiss Super Natural proviene da Grüner Veltliner e Chardonnay ed è fermentato in grandi botti di legno con lieviti indigeni, seguito da 12-14 mesi sulle fecce fini in botti di legno di 5-10 anni da 500/600 litri. Di colore giallo paglierino, presenta vivaci profumi fruttati e floreali e sapori freschi e sapidi esaltati da vibranti note minerali e acide. Anche di questo bianco parleremo in una prossima edizione della newsletter di Heres Wine Stories.

ENGLISH

 

Moric and Roland Velich: The Heart and Soul of Blaufränkisch

By Burton Anderson

 “I believe the world of wine is so fed up with uniform wines, produced with the goal of achieving a maximum of points in a tasting and not with the motivation of creating from the raw materials that are at disposal, namely soil, climate and varietal, a product that is singular, because of the fact that it can only grow in this one place.” –Roland Velich

Showing that sort of progressive spirit, Roland Velich in the 1990s broke away from his family winery, one of Austria’s established producers of white wines, and pursued a project to create a world-class red wine from the variety known as Blaufränkisch. To prepare himself he studied in depth the elements of soil, climate and vine characteristics of some of the great wines of the world, from Burgundy to Barolo to the Rhone Valley.

 Roland founded the Moric project at an estate at the village of Grosshöflein in Austria’s Mittelburgenland southeast of Vienna along the border of Hungary, where, in 2001, he produced his first Blaufränkisch. He and his family cultivate about 25 hectares of vineyards, including old vines and some studied recent plantings, to create a range of wines led by Blaufränkisch but including other red and white varieties both native and international for about 60,000 bottles a year.

Vine yields at Moric are limited to produce wines that express their terroirs marked by a minerality from hilly terrains rich in slate, clay and limestone that dominate the nearby Lake Neusiedlersee.

After a ruthless selection of grapes from old high-density vineyards, Roland practices minimal intervention during vinification and aging in large barrels to convey the heart and soul of Blaufränkisch.

Roland Velich has become a noted figure in the world of natural producers, although he does not certify his wines as organic or biodynamic. He’s known as a charismatic, cultured and refined person whose wines reflect his savoir-faire.

Although the wines of Burgenland are little known outside Austria, Moric has achieved growing success on an international level, as testified by the noted critic Jancis Robinson, who called Moric's Blaufränkisch “the best in the world.” The Moric line of wines takes in reds and whites under the Burgenland appellation, including these three:

Hausmarke Rot comes from Zweigeit at 50% with Blaufränkisch at 30% and Pinot Noir in an agile red of bright ruby color matured in wood to develop an intriguing bouquet with notes of wild berries and herbs and well-balanced flavors of medium intensity with ample fruit tempered by easy tannins and a pleasant acidic spine.

Blaufränkisch Burgenland is a pure varietal vinified using indigenous yeasts and fermented in open wood barrels and stainless steel tanks followed by 13 months aging on the fine lees in large oak barrels—from 600 to 4,500-liters—during which malolactic fermentation occurs naturally. The wine is neither filtered or clarified before bottling. Of dark and deep ruby color it offers an intriguing range of scents and flavors that have drawn comparisons to wines from Pinot Noir, Syrah or even Grenache. But in the end the Moric Blaufränkisch is very much its own sort of wine—as will be highlighted in a future Heres Wine Stories newsletter.

Hausmarke Weiss Super Natural comes from Grüner Veltliner and Chardonnay fermented in large wooden barrels using indigenous yeasts, followed by 12-14 months on fine lees in 5-10 year old wooden barrels of 500/600 liters. The wine of straw yellow color shows lively fruit and floral scents and fresh and savory flavors enhanced by vibrant mineral and acidic notes. It too will be discussed in a coming edition of the Heres Wine Stories newsletter.

 

Silvia Zucchi e l'assortimento creativo di Lambrusco di Sorbara

lunedì 31 agosto 2020 11:02:35 Europe/Rome

Silvia Zucchi e l'assortimento creativo di Lambrusco di Sorbara

By Burton Anderson

Come accennato in un precedente articolo, Silvia Zucchi è sbocciata nel panorama di Sorbara con una gamma personalizzata di vini ispirati al padre Davide con etichette dedicate ai nonni Maria Alma e Bruno Zucchi.

I quattro vini si qualificano come Lambrusco di Sorbara DOP derivanti da vigneti trentennali piantati nella pianura lungo la riva destra del fiume Secchia, in località San Lorenzo sott'argine. Tutti Lambrusco di Sorbara, certo, ma che differenza di tipologie e stile; Purezza e Rosato sono vinificati con il metodo Charmat; Infondo viene rifermentato in bottiglie e poi c’è il Metodo Classico.

Lambrusco di Sorbara Purezza. Purezza ha un colore rubino brillante e aromi di viola e frutti di bosco con sapori vibranti e scattanti e bollicine cremose che avvolgono il palato. Fresco, gustoso e sapido nel finale, questo vino è infinitamente bevibile con una gamma di cibi emiliani e non solo. Tra le proposte locali citiamo salumi misti; tagliatelle al ragù; lasagna verde alla modenese; zampone e cotechino con lenticchie; il bollito a pasta molle misto con vari tagli di manzo, maiale, lingua e salsiccia serviti con salsa verde.

Lambrusco di Sorbara Rosato. Le uve vengono raccolte precocemente e fermentate con il metodo Charmat per un vino di colore rosa corallo brillante con profumi di ciliegie in fiore e sapori freschi e sapidi.  Questo versatile rosato si adatta ad una gamma di antipasti e insalate a base di verdure, pesce e formaggi; pizza Margherita; tortellini in brodo; spaghetti al pomodoro; pasta con i crostacei; fritto misto al mare; verdure alla griglia, pesce e pollame.

Lambrusco di Sorbara Infondo. Rifermentato in bottiglia secondo la tradizione locale, Infondo ha un colore rubino violaceo chiaro, vagamente torbido per la presenza di lieviti in sospensione, evidente anche nell'aroma floreale con note di fragoline di bosco che traspaiono nei sapori con un vigoroso equilibrio acido-fruttato e un finale lungo e scintillante.L'Infondo è adatto a un antipasto di salumi locali con mortadella, salame casalingo, pancetta, prosciutto di Modena accompagnati da golose crescentine, tigelle e gnocco fritto. Si abbinerebbe altrettanto bene ai piatti citati sotto Purezza.

Lambrusco di Sorbara Metodo Classico Dosaggio Zero. Questo raffinato spumante nasce da una selezione delle migliori uve di Sorbara pigiate intere e fermentate in vasche prima di essere imbottigliato e rifermentato per 26 mesi senza aggiunta di dosaggio.Ideale come aperitivo, magari accompagnato da pezzetti di Parmigiano-Reggiano condito con il tradizionale aceto balsamico, o qualsiasi altro bocconcino saporito che soddisfi la vostra fantasia.

 

ENGLISH

Silvia Zucchi’s creative array of Lambrusco di Sorbara

By Burton Anderson

As mentioned in an earlier article, Silvia Zucchi has blossomed forth with a personalized range of wines inspired by her father Davide with labels dedicated to her grandparents Maria Alma and Bruno Zucchi.

The four wines all qualify as Lambrusco di Sorbara DOP deriving from 30-year-old vineyards planted in the flatlands along the right bank of the Secchia river at a place called San Lorenzo sott’argine. Lambrusco di Sorbara all, but what a difference in types and styles. Purezza and Rosé are vinified by the Charmat method. Infondo is refermented in bottle. Metodo Classico is made by the classic method of fermentation in bottle.

Lambrusco di Sorbara Purezza. Purezza has brilliant ruby color and aromas of violets and berries with vibrant, snappy flavors and creamy bubbles that envelope the palate. Fresh, mellow and savory on the finish, the wine is infinitely drinkable with a range of foods from Emilia and well beyond. Local suggestions include mixed cold cuts; tagliatelle al ragù; lasagna verde alla modenese; zampone and cotechino with lentils; the slow-simmered bollito misto with various cuts of beef, pork, tongue and sausage served with salsa verde. 

Lambrusco di Sorbara Rosé. Grapes are harvested early and fermented by the Charmat method for a Rosé of bright coral pink color with blossomy scents of cherries and refreshingly zesty flavors.  This versatile rosé is suited to a range of antipasti and salads based on vegetables, fish and cheeses; pizza Margherita; tortellini in brodo; spaghetti al pomodoro; pasta with shellfish; fritto misto al mare; grilled vegetables, fish and poultry.

Lambrusco di Sorbara Infondo. Refermented in bottle following local tradition, Infondo has pale ruby-violet color, vaguely cloudy due to suspended yeasts, also evident in the flowery aroma with notes of wild strawberries that carry over into the flavors with a vigorous acid-fruit balance and a long and scintillating finish. Infondo would seem well suited to an antipasto platter of local salumi with mortadella, salame casalingo, pancetta, prosciutto di Modena accompanied by small bread puffs called crescentini, tigelle and gnocco fritto. It would go equally well with the dishes cited under Purezza.

Lambrusco di Sorbara Dosaggio Zero. This refined sparkler comes from a selection of the best Sorbara grapes pressed whole and fermented in tanks before being bottled and refermented for 26 months following the classic method for a pas dosé.Ideal as an aperitivo, perhaps accompanied by chunks of Parmigiano-Reggiano topped with traditional aceto balsamico, or any other savory tidbits that meet your fancy.

Château Sainte-Marguerite: I Cru Classé Côte de Provence Cuvée Rosés

by Burton Anderson

Difficile immaginare un aperitivo più appagnate in un caldo giorno d'agosto di un bel rosé. Ovunque vi troviate, se avete la fortuna di bere un Cru Classé Côte de Provence di Château Sainte-Marguerite, potete sorseggiare e nel contempo ammirare un tramonto mediterraneo che si riflette in un bicchiere.

Aperitivo, bien sûr, ma molto di più. Château Sainte-Marguerite, della famiglia Fayard dal 1977, offre due cuvée speciali che brillano ognuno a modo suo con una gamma di cibi deliziosi: tanti tipi di antipasti, primi piatti piccanti, zuppa di pesce e frutti di mare in infinite varianti, così come carni e verdure alla griglia, frutta fresca e persino dessert.

Château Sainte Marguerite Cuvée Chateau Rosé 2019

Grenache e Cinsault forniscono freschezza e tensione a cui si aggiunge una piccola percentuale di Syrah per dare un tocco di blush e qualche curva. Questa quintessenza della Côte de Provence Rosé eccelle con la maggior parte dei cibi, in particolare con due classici della Costa Azzurra: salade niçoise, che combina verdure e pomodori e uova sode con bocconcini scelti che possono includere acciughe, tonno, patate e legumi. La ratatouille è un medley a base di peperoni, melanzane, zucchine, pomodori, spezie ed erbe aromatiche fuse in un crogiolo mediterraneo.

 Château Sainte Marguerite Cuvée Symphonie

Grenache e Cinsault si fondono in un vino dal colore rosa pallido che alle prime sembra celare la sorprendente profondità dei profumi e dei sapori. Gli aromi sono freschi, floreali e ricchi di sfumature che ricordano gli agrumi, la pesca, il melone, la cannella. Al palato è ampio e intenso, con una consistenza setosa e matura e un lungo finale che bilancia sapientemente frutta, spezie e acidità.

Al mio primo incontro con Cuvée Symphonie, mi sono ricordato di averlo sorseggiato sgranocchiando olive, pomodorini, noci salate e formaggi caprini e di aver pensato ad altri possibili abbinamenti. Me ne sono venuti in mente così tanti cose che limiterò le mie scelte a tre piatti ideali per la stagione: un piatto di pesce crudo con ostriche, spaghetti allo scoglio o una scodella della zuppa di pesce provenzale chiamata bouillabaisse.

 

ENGLISH

Château Sainte-Marguerite: The Cru Classé Côte de Provence Cuvée Rosés

by Burton Anderson

It’s hard to imagine a more delightful aperitif on a hot August day than a fine rosé. Wherever you may be, if you’re lucky enough to have a Cru Classé Côte de Provence from Château Sainte-Marguerite you can sit back and sip and behold a Mediterranean sunset reflected in a glass.

Aperitif, bien sûr, but much much more. Château Sainte-Marguerite, which has been in the Fayard family since 1977, offers two special cuvées that shine in their special ways with a delectable array of foods: all types of hors d’oeuvres, spicy pastas, fish soup and seafood in infinite variations, as well as grilled meats and vegetables, fresh fruit and even desserts. 

Château Sainte Marguerite Cuvée Chateau Rosé 2019

Grenache and Cinsault provide freshness and grip with a dose of Syrah to lend a hint of blush and some gentle curves. This quintessential Côte de Provence Rosé excels with most any food, notably two classics of the Côte d’Azur. Salade niçoise, combining greens and tomatoes and hardboiled eggs with choice morsels that might include anchovies, tuna, potatoes, legumes. Ratatouille is a medley based on peppers, eggplant, zucchine, tomatoes, spices and herbs melded in a Mediterranean melting pot.

Château Sainte Marguerite Cuvée Symphonie

Grenache and Cinsault combine in a wine of pale pink color that understates the depth of scents and flavors. The aromas are fresh and flowery yet rich in nuances recalling citrus, peach, melon, cinnamon. On the palate it is ample and intense with a ripe silky texture and long finish that adroitly balances fruit, spice and acids.

On my first encounter with Cuvée Symphonie, I recalled sipping it and nibbling on olives, cherry tomatoes, salted nuts and zesty goat cheeses and thinking of still more things that would match it nicely. So many came to mind that I’ll limit my choices to three dishes that would hit the spot right now: a raw seafood platter with oysters, spaghetti allo scoglio or a heaping bowlful of that Provençal fish soup bouillabaisse.

 

Enio Ottaviani Caciara: un rosso “food friendly” per l'estate o per qualsiasi altra stagione

by Burton Anderson

Le dolci colline della Val Conca nell'entroterra riminese ospitano l'azienda Enio Ottaviani, gestita da quattro giovani - Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli - con l'intento dichiarato di "fare vino per gli amici".

Difficile immaginare un vino più "food friendly" del Caciara 2018, un Sangiovese Superiore romagnolo che mi ha colpito per la sua verve, il suo vigore e la sua potenziale versatilità, quel tipo di rosso che invita a sorseggiarlo in sintonia con i menù più variegati. Di colore rosso rubino inteso con riflessi violacei, il bouquet suggerisce ciliegia matura e frutti di bosco con note di erbe aromatiche e spezie. Al palato è luminoso e rinfrescante, con un ottimo equilibrio tra frutta e tannini. Il team Ottaviani serve il Caciara fresco, anzi direttamente dal frigo o immerso in un secchiello del ghiaccio in piena estate.

Il Caciara può essere abbinato a una miriade di piatti, ma visto la cucina romagnola abbonda di piatti di terra e di mare, non c'è bisogno di allontanarsi dal territorio riminese e dalle colline dell'Adriatico per comporre un allettante menù da servire su una terrazza all'ombra, accarezzati dalla brezza marina.

Per ampliare il ventaglio, suggerirei di aprire anche una bottiglia di Strati 2019 Romagna Pagadebit, un bianco dall'energia giovanile marcato da profumi di prati in fiore e dalle note erbacee del biancospino che cresce nella macchia lungo la costa adriatica. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, dalla beva asciutta ma anche generosa con un finale di scintillante freschezza.

Ecco alcune proposte gastronomiche per l’estate ispirate da Massimo Lorenzi.  (Non fatevi ingannare dall'adagio ormai attempato del vino rosso con la carne e del vino bianco con il pesce - nella maggior parte dei casi Strati o Caciara andrebbero bene con entrambi. Provare per credere).

  • - La mitica piadina romagnola con prosciutto crudo, squacquerone morbido e cremoso e foglie di rucola nel mezzo
  • - Prosciutto e melone con rucola e aceto balsamico
  • - Pesce crudo in generale, dai crostacei, al carpaccio di frutti di mare, tartare di tonno, e perché no, sushi e sashimi
  • - Garganelli allo scoglio (tubetti di pasta corta fatti a mano con salsa di vongole, cozze e gamberi)
  • - Strozzapreti con cannocchie, vongole e gamberi
  • - Fritto misto di pesce (calamari, gamberetti, acciughe, moscardini, polipetti ecc. fritti e deliziosamente scricchiolanti)
  • - Grigliata di pesce (all’aperto) insaporita da erbe aromatiche

 

 Ma l’anima gastronomica di Caciara non si esaurisce a fine estate, è chiaramente un vino per tutte le stagioni, comprese quelle in cui il ghiaccio non è solo dentro il secchiello.

 A TUTTO GASSSS!

ENGLISH

Enio Ottaviani Caciara: a “food friendly” red for summer—or any other season

by Burton Anderson

The gently rolling hills of the Val Conca in the hinterland of Rimini accommodate the Enio Ottaviani winery, founded by four young people—Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli—with the avowed purpose of “making wine for friends.”

It’s hard to imagine a wine more “food friendly” than Caciara 2018, a Romagna Sangiovese Superiore that struck me with its verve, vigor and potential versatility, the kind of red that invites you to sip it right through the most variegated of menus. Of intense ruby violet color, the bouquet suggests ripe cherries and wild berries with notes of herbs and spices. On the palate it is bright and refreshing, nicely balanced between fruit and tannins. The Ottaviani team always serves Caciara cool, indeed straight from the fridge or an ice bucket in the height of summer.

Caciara could be matched with most any dish, but since Romagna provides a wealth of foods from land and sea, there’s little need to stray beyond the Rimini area and the hills along the Adriatic to make up a hypothetical menu to be served on a shady terrace wafted by sea breezes.

To broaden the scope, I’d suggest opening a bottle of Strati 2019 Romagna Pagadebit, a white of youthful energy marked by scents of flowering meadows and the herbaceous hints of hawthorn that grows in the scrub along the Adriatic coast. Of straw yellow color with greenish tints, it has dry but mellow flavor of scintillating freshness.

Here are some food suggestions for summer dining inspired by Massimo Lorenzi.  (Don’t be misled by the timeworn adage of red wine with meat, white wine with fish—in most cases either Strati or Caciara would go well, but your best bet is to try each and see).

  • - Piadina (Romagna’s legendary flatbread) with prosciutto crudo, soft and creamy squacquerone cheese and rucola sandwiched in between
  • - Prosciutto and melone with rucola and aceto balsamico
  • - Raw fish in general, taking in various shellfish, seafood carpaccio, tuna tartar, sashimi and sushi
  • - Garganelli allo scoglio (hand made short pasta tubes with a sauce including clams, mussels and shrimp)
  • - Strozzapreti (“priest stranglers,” short pasta strands with mussels, manta shrimp and prawns)
  • - Fritto misto di pesce (scrumptiously crisp deep fried squid, shrimp, anchovies, moscardini baby octopus and more)
  • - Grigliata di pesce (charcoal grilled seafood seasoned with herbs)

Oh, by the way, Caciara’s “food friendliness” doesn’t stop with the end of summer. It’s clearly a wine for all seasons, including those when the ice is not just inside the bucket.

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