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Pietro Clementi: La Valpolicella e lo spirito del terroir

lunedì 9 novembre 2020 13:32:36 Europe/Rome

Pietro Clementi: La Valpolicella e lo spirito del terroir

by Burton Anderson

Nella mia lunga esperienza con la Valpolicella ho assistito a profondi cambiamenti nei concetti e nei metodi di produzione e vendita del vino o piuttosto dei vini, poiché il Valpolicella classico si è evoluto in quattro tipologie distinte con variazioni sul tema. All’inizio della mia carriera nei lontani anni '70, il Valpolicella era considerato un vino vigoroso da tutti i giorni che si esprimeva al meglio con la altrettanto robusta cucina veronese. Poi c’era il Recioto della Valpolicella da uve passite e una versione emergente chiamata Amarone, prodotta per errore, così si narra, quando una botte destinata a diventare Recioto ha completato la fermentazione tramutandosi in vino secco. In seguito è arrivato il Ripasso che viene prodotto facendo rifermentare il Valpolicella sulle fecce dell'Amarone per ottenere un vino di maggiore statura che ha eclissato in termini di popolarità la versione classica.

L'Amarone può essere un vino superbo da assaporare da solo o con piatti di carne scelte, tra cui la selvaggina o con formaggi saporiti. Il Ripasso riecheggia il carattere dell'Amarone ma con una maggiore versatilità a tavola. In tutta franchezza, però, con i piatti della tradizione veronese come salumi, bigoli, risotti e polenta o specialità come il lesso con la pearà o la pastisada de caval, non conosco nulla di più soddisfacente che l’abbinamento con un Valpolicella giovane e vitale, tanto meglio se proviene da Clementi, un'azienda vinicola di famiglia nella frazione di Gnirega, nel cuore della Valpolicella Classica.

 

E sono stato lieto di apprendere che Pietro Clementi, che ha fondato la tenuta nel 1969, condivide il mio punto di vista, confidando che "il giovane Valpolicella è al suo meglio con pane e salame".

Clementi, avvocato dei più reputati nel veronese, vede nascere il suo interesse per il vino nei primi anni della guerra, quando viveva nell'azienda dei nonni a Illasi, al confine orientale della Valpolicella. Dopo l'acquisizione della sua tenuta, ha continuato con passione a investire nell’espansione dei vigneti che oggi contano 14,5 ettari e nella costruzione di una moderna cantina dove sono coinvolti i suoi figli: Maria, Aurelio, Maurizio, Giuseppe e Bernardino che assieme alle loro famiglie condividono il lavoro in vigna, in cantina e sul mercato.

Nel corso degli anni la produzione di Clementi si è estesa oltre il Valpolicella Classico fino a comprendere l'Amarone e il Ripasso, ottenuti con gli stessi vitigni autoctoni: Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara. Il Valpolicella è il vino che più rispecchia lo spirito del terroir dei vigneti ubicati sulla collina circostante di Masua a circa 400 metri di altitudine su pendii esposti a sud ovest con terreni prevalentemente calcarei. Ma l'eccellenza traspare in tutti i vini, che comprendono anche Ca' del Giovane, un Rosso Veronese IGT, e il passito Loto.

I vini vengono affinati in botti di rovere di Slavonia in stile tradizionale per ottenere un equilibrio di sapori, preservando gli intensi aromi di frutta, spezie e di erbe officinali del luogo. I vitigni sono coltivati con metodi biologici seguendo il protocollo di produzione sostenibile e integrata del Consorzio Tutela Vini della Valpolicella. L'azienda fa parte anche della FIVI, la Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti.

Una futura edizione della newsletter Heres Wine Stories sarà dedicata all’approfondimento della gamma dei vini Clementi.

PROVA IL BOX DEGUSTAZIONE!

 

 

Pietro Clementi: Valpolicella and the spirit of terroir

By Burton Anderson

In my long experience with Valpolicella I’ve witnessed profound changes in the concepts, techniques and customs of producing and selling the wine—or wines rather, since Valpolicella has evolved into four distinct types with variations. In my early days—yes, back in the 1970s—Valpolicella was regarded as a robust everyday wine, at its best delightful to drink with the hearty cooking of Verona. There was also the sweet Recioto della Valpolicella made from passito grapes and an emerging version called Amarone, first produced by error when a barrel intended as Recioto fermented out dry. Then came Ripasso—made by refermenting Valpolicella with the lees of Amarone resulting in a wine of greater stature that has eclipsed regular Valpolicella as the best selling type.

Amarone can be a superb wine to savor on its own or with select meat or game dishes or cheeses. Ripasso often echoes the character of Amarone with greater versatility at table. But, to tell the truth, when dining on the traditional fare of Verona—hearty dishes like salumi, bigoli, risotto and polenta or such specialties as lesso con la pearà or pastisada de caval—I know of nothing more satisfying than a vibrant young Valpolicella, all the better if it comes from Clementi, a family winery at the hamlet of Gnirega, in the heart of Valpolicella Classico,

I was delighted to learn that Pietro Clementi, who founded the estate in 1969, shared my view, confiding that “young Valpolicella is at its best with pane and salame.”

Clementi, a lawyer of long-standing reputation in the Verona area, traces his interest in wine to his early years during the war when he lived on his grandparents’ farm at Illasi on the eastern edge of Valpolicella. After acquiring his own estate, his passion grew as vineyards expanded to take in 14.5 hectares and a modern winery was established that came to involve his children: Maria, Aurelio, Maurizio, Giuseppe and Bernardino and various mates and offspring who share in the vineyard and cellar work.

Over time production expanded beyond Valpolicella to take in Amarone and Ripasso, all produced from the same indigenous grape varieties: Corvina, Corvinone, Rondinella and Molinara. Valpolicella is the wine that most truly reflects the spirit of the terroir in vineyards surrounding the winery and on the Masua hill at around 400 meters of altitude on slopes facing south to west in prevalently calcareous soils. But excellence shines through in all the wines, which also take in Ca’ del Giovane, a Rosso Veronese IGT, and the sweet passito called Loto.

The wines are aged traditional style in Slavonian oak barrels to achieve a balance of flavors, while preserving and enhancing the intense aromas of fruits, herbs and spices of the area. Vines are maintained following biological methods following the protocol of sustainable and integrated production of the Consorzio Tutela Vini della Valpolicella. The winery is also part of FIVI, the Italian Federation of Independent Winemakers.

A future edition of the Heres Wine Stories newsletter will focus on the range of Clementi wines.

 

 

Le Chiuse: Una sfida privilegiata

giovedì 26 marzo 2020 10:45:59 Europe/Rome

 

Le Chiuse: Una sfida privilegiata

 Le Chiuse erano di proprietà della famiglia Biondi Santi da un secolo quando Ferruccio Biondi Santi selezionò un clone di Sangiovese Grosso che divenne la fonte del Brunello di Montalcino originale nel 1888. Il figlio di Ferruccio, Tancredi, lasciò in eredità la tenuta alla figlia Fiorella, esortandola a non vendere mai, perché è lì che sono nate le uve per il famoso Brunello Riserva. La figlia Simonetta Valiani, che ha ereditato l'amore per la terra e la passione per il vino del nonno, ha iniziato a produrre Brunello da Le Chiuse nel 1986. Lavorando con il marito Nicolò Magnelli e il figlio Lorenzo, ha restaurato la tenuta, impiantando nuovi vigneti e costruendo una cantina sotterranea.

Oggi Lorenzo Magnelli gestisce Le Chiuse come quella che descrive come una sfida privilegiata: cercare di eguagliare le conquiste dei suoi illustri antenati. Come ci spiega: "Tancredi Biondi Santi ha stabilito gli standard di quello che è diventato il moderno Brunello di Montalcino. A Le Chiuse, la sua ricerca era quella di una Riserva che durasse nel tempo, quasi eternamente".

L'azienda si estende per 18 ettari tra vigneti, oliveti e boschi situati in parte sul versante nord-orientale della collina di Montalcino a 300 metri sul livello del mare e in parte sul versante sud-orientale a 500 metri sul livello del mare. Cinque vigneti di Sangiovese Grosso coprono circa 8 ettari con una densità media di 4.000 viti per ettaro allevate a cordone speronato. La maggior parte dei vitigni deriva da una selezione massale di Sangiovese Grosso molto antico della Tenuta Biondi Santi Il Greppo. Il terreno, di origine marina, è ricco di materiale fossile combinato in striature argillose con una notevole presenza di galestro scistoso e tufo. Questa composizione predilige vini ricchi di aromi, di corpo pieno e con una gradazione alcolica equilibrata.

Le Chiuse produce circa 30.000 bottiglie all'anno suddivise tra Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e Brunello di Montalcino Riserva. Come spiega Lorenzo, "Il Brunello è il nostro archetipo di vino, perché esprime il vero spirito de Le Chiuse". Date le origini di Le Chiuse e l'importanza del terreno, il nostro approccio è per definizione tradizionale nello stile, volto a preservare la nostra storia e la natura del terroir nel DNA del vino".

La vendemmia avviene generalmente in anticipo rispetto alla media della zona per raggiungere l'ampia acidità che esalta l'eleganza e la verticalità del vino e ne beneficia la longevità. Per ottenere una struttura e un volume ideali, si utilizzano solo grappoli di piccole e medie dimensioni. Selezionati a mano, in meno di mezz'ora vengono diraspati e, per scorrimento gravitazionale, depositati in fermentini di acciaio inox e cemento. La fermentazione avviene utilizzando solo lieviti indigeni, in modo che il vino mantenga le sue caratteristiche originali di aroma e sapore. La maturazione viene effettuata esclusivamente in grandi botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri per un periodo di circa 3 anni, con l'obiettivo di permettere al vino di respirare senza essere eccessivamente influenzato dal legno, rispettando la sua naturale evoluzione.

Egli osserva che il Rosso di Montalcino è solitamente considerato il fratello minore del Brunello di Montalcino, "ma per noi è un vino di spiccata personalità". Uscirà nel secondo anno dopo la vendemmia, è il più giovane dei nostri vini, il che significa che è anche il vino che meglio esprime il carattere varietale del Sangiovese nella sua succosità e freschezza".

 Le Chiuse ha introdotto una nuova politica di rilascio del Brunello Riserva solo nel decimo anno successivo alla vendemmia. Il Brunello di Montalcino Riserva DIECIANNI sarà presentato in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

Le Chiuse: A Privileged Challenge

 

Le Chiuse had been a possession of the Biondi Santi family for a century when Ferruccio Biondi Santi selected a clone of Sangiovese Grosso that became the source of the original Brunello di Montalcino in 1888. Ferruccio’s son Tancredi bequeathed the estate to his daughter Fiorella, urging her never to sell because it was there that the grapes for the famous Brunello Riserva originated. Her daughter Simonetta Valiani, who inherited her grandfather’s love for the land and passion for wine, began to produce Brunello from Le Chiuse in 1986. Working with her husband Nicolò Magnelli and son Lorenzo, she restored the estate, planting new vineyards and building an underground cellar.

Today Lorenzo Magnelli manages Le Chiuse as what he describes as a privileged challenge: striving to match the achievements of his illustrious ancestors. As he explains: “Tancredi Biondi Santi set the standards for what became modern Brunello di Montalcino. At Le Chiuse, his quest was for a Riserva that would last over time, almost eternally.”

The estate covers 18 hectares comprising vineyards, olive groves and woods situated in part on the northeastern side of the Montalcino hill at 300 meters above sea level and in part on the southeastern slope at 500 meters above sea level. Five vineyards of Sangiovese Grosso vines cover about 8 hectares with an average density of 4,000 vines per hectare trained in spurred cordon. Most vines derived from a massal selection of very old Sangiovese Grosso from the Biondi Santi Il Greppo estate.The terrain, of marine origin, is rich in fossil matter combined in clay striations with a notable presence of schistous galestro and tufa. This composition favors wines of rich aromas, full body and well-balanced alcohol levels.

 Le Chiuse produces about 30,000 bottles of annually divided between Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino and Brunello di Montalcino Riserva. As Lorenzo explains, “Brunello is our archetype wine, because it expresses the true spirit of Le Chiuse. Given the origins of Le Chiuse and the importance of the terrain, our approach is by definition traditional in style, aimed at preserving our history and the nature of the terroir in the wine’s DNA.

 Harvesting generally takes place earlier than the average for the area to attain the ample acidity that enhances the elegance and verticality of the wine and benefits longevity. To attain ideal structure and volume, only small to medium sized grape bunches are used. Selected by hand, in less than a half hour they are destemmed and, by gravitational flow, deposited in stainless steel and cement fermenters. Fermentation takes place using only indigenous yeasts so that the wine retains its original characteristics of aroma and flavor. Maturation is carried out exclusively in large 30-hectoliter Slavonian oak barrels for a period of about 3 years, the aim being to allow the wine to breathe without being excessively influenced by the wood, respecting its natural evolution.

He notes that Rosso di Montalcino is usually considered the little brother of Brunello di Montalcino, “but for us it’s a wine of distinct personality. Coming out in the second year after the harvest, it’s the youngest of our wines, meaning that it is also the wine that best expresses the varietal character of Sangiovese in its juiciness and freshness.”

Le Chiuse has introduced a new policy of releasing Brunello Riserva only in the tenth year after the harvest. Brunello di Montalcino Riserva DIECIANNI will be presented in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.

Roberto Voerzio: Fare a modo suo

lunedì 23 marzo 2020 07:09:06 Europe/Rome

 

 

Roberto Voerzio: Fare a modo suo

Quando Roberto Voerzio fondò la propria cantina a La Morra nel 1986, i vignaioli del Barolo erano impegnati in quello che spesso veniva dipinto come un conflitto tra tradizionalisti e progressisti, sostenitori della vecchia scuola e della nuova. Ma Roberto, cresciuto in una famiglia di vignaioli, era troppo impegnato con le sue viti e i suoi vini per schierarsi, seguendo invece il suo senso di individualità per impiegare pratiche e tecniche che attingevano al meglio da entrambe le scuole.

Da allora Roberto ha intrapreso la sua strada, acquisendo gradualmente appezzamenti di Barolo, Barbera e Dolcetto sui ripidi pendii delle colline delle Langhe e coltivandoli nel rigoroso rispetto della natura che definisce il suo concetto di vinificazione. I suoi 25 ettari di vigneto comprendono siti da tempo noti per l'eccellenza del Barolo, come Brunate e Cerequio, più alcuni appezzamenti meno conosciuti che egli ha personalmente elevato a livelli che dall'altra parte delle Alpi sarebbero riconosciuti come almeno premiers crus.

Come dice Roberto, non ci sono segreti per il suo successo, nessun tocco magico, solo duro lavoro e perseveranza nel coltivare la vite con una determinazione che potrebbe essere considerata fanatica se non fosse per il suo umorismo perennemente giovanile e la sua disinvoltura. Nei vigneti per Barolo, con una densità di 6.000-8.000 piante per ettaro, Roberto raccoglie da 500 a 700 grammi di uva per vite, tra le rese più basse in assoluto, per vini di straordinaria statura e personalità.

I vigneti sono curati senza l'uso di fertilizzanti chimici, diserbanti o altri prodotti che interferiscono con il normale ciclo vegetativo. Fermenta i suoi vini con lieviti naturali e, dopo la fermentazione malolattica spontanea, li fa maturare in botti di rovere prima di essere imbottigliati senza filtrazione. Eppure Roberto rifiuta di etichettare i suoi vini come biologici o biodinamici, sottolineando, a suo modo ironico, che tutti i produttori onesti dovrebbero rispettare la natura senza farne un problema.

Voerzio ha costruito la fama del Barolo di La Serra, Sarmassa e Rocche dell'Annunziata Torriglione, dando lustro a Cerequio e Brunate. Il suo Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate è imbottigliato solo in magnum ed esce dieci anni dopo la vendemmia, come le selezioni di altri Baroli delle migliori annate.

Roberto produce anche il pregiato Dolcetto d'Alba Priavino e Barbera d'Alba Cerreto. Ma forse il vino che più ama bere è il Barbera Vigneto Pozzo dell'Annunziata. Il vino può essere giudicato troppo grande nella struttura, troppo concentrato nel colore e nell'estratto, troppo forte (intorno al 15% di alcool). Eppure, pur superando le quote convenzionali di un rosso secco, questo jumbo Barbera offre un primo colpo e si sofferma al palato con straordinaria finezza.

Mi sembra giusto che Roberto imbottigli il Vigneto Pozzo dell'Annunziata in magnum che hanno un prezzo incredibile. "Non ho fretta di venderlo", ammette. "A dire il vero, spero che per una volta mi rimanga qualche bottiglia da gustare in vecchiaia".

Ognuno dei vini di Voerzio porta un'etichetta distinta illustrata con caricature da cartone animato di persone in vigna in vividi pastelli che sembrano prendere in giro la sobrietà convenzionale di tante etichette di vino. Segni dell'individualità che distingue Roberto Voerzio dai suoi coetanei.

NOTA: In collaborazione con Heres, Roberto Voerzio ha creato una versione unica del Barolo del 2016, etichettato come Barolo del Comune di La Morra. Il vino sarà presentato in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

 

 

Roberto Voerzio: Doing it His Way

 

When Roberto Voerzio founded his own winery at La Morra in 1986, the winemakers of Barolo were engaged in what was often depicted as a conflict between traditionalists and progressives, advocates of the old school and the new. But Roberto, raised in a family of vignaioli, was too busy with his vines and wines to takes sides, following instead his sense of individuality to employ practices and techniques that drew from the best of both schools.

Roberto has been going his own way since, gradually acquiring plots for Barolo, Barbera and Dolcetto on steep slopes of the Langhe hills and cultivating them with the rigorous respect for nature that defines his concept of winemaking. His 25 hectares of vineyards include sites that were long noted for outstanding Barolo, such as Brunate and Cerequio, plus a number of lesser known plots that he’s personally elevated to levels that on the other side of the Alps would be recognized as at least premiers crus.

As Roberto puts it, there are no secrets to his success, no magic touches, just hard work and perseverance in cultivating vines with a resolve that might be considered fanatical were it not for his perennially youthful humor and easygoing manner. In vineyards for Barolo, at a density of 6,000 to 8,000 plants per hectare, Roberto harvests 500 to 700 grams of grapes per vine, among the lowest yields anywhere, for wines of extraordinary stature and personality.

Vineyards are tended without the use of chemical fertilizers, herbicides or other products that interfere with the normal vegetative cycle. He ferments his wines with natural yeasts and, after spontaneous malolactic fermentation, matures them in oak barrels before being bottled without filtering. Yet Roberto refuses to label his wines as biological or biodynamic, pointing out, in his wry way, that all honest producers should respect nature without making an issue of it.

Voerzio has built the reputations for Barolo from La Serra, Sarmassa and Rocche dell’Annunziata Torriglione, while adding luster to Cerequio and Brunate. His Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate is bottled only in magnums and released ten years after the harvest—as are selections of other Barolos from top vintages.

Roberto also produces fine Dolcetto d’Alba Priavino and Barbera d’Alba Cerreto. But perhaps the wine he most likes to drink is Barbera Vigneto Pozzo dell’Annunziata. The wine may be assessed as being too big in structure, too concentrated in color and extract, too strong (ranging around 15% alcohol). Yet, though it exceeds the conventional quotas of a dry red wine, this jumbo Barbera delivers an initial wallop and lingers on the palate with extraordinary finesse.

It seems fitting that Roberto bottles Vigneto Pozzo dell’Annunziata in magnums that carry a whopping price. “I’m in no rush to sell it,” he admits. “To tell the truth, I’m hoping that for once I’ll have a few bottles left to enjoy in my old age.”

Each of Voerzio’s wines carries a distinct label illustrated with cartoon-like caricatures of people in vineyards in vivid pastels that seem to mock the conventional sobriety of so many wine labels. Hallmarks of the individuality that sets Roberto Voerzio so spiritedly apart from his peers.

NOTE: In collaboration with Heres, Roberto Voerzio has created a unique version of Barolo from 2016, labeled as Barolo del Comune di La Morra. The wine will be presented in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.

Prospettive Heres

domenica 22 marzo 2020 10:04:42 Europe/Rome

"Nerbo" di Namsal Siedlecki - 2017 - 

 

Heres Spa nasce sul finire dell'anno 2000 da un'idea di Cesare Turini. Si sviluppa come società di servizi rivolti alle aziende produttrici di vino di alta qualità.

Il nostro obiettivo è costruire la commercializzazione del prodotto attraverso la contigua crescita del valore del marchio aziendale. Selezioniamo e poi distribuiamo per tutto il territorio nazionale vini di piccole e medie aziende con l'intento di offrire un portafoglio prodotti di alto profilo per il canale Ho.Re.Ca.

Le nostre logiche progettuali e distributive si rifanno a modelli di commercio di prodotti di alta gamma, esclusivi o da collezionismo estremo. 

 

Il nostro progetto di comunicazione

 

2020 - Venti anni dopo..

 

NEL PERIODO DEL COVID-19, HERES E' PRONTA A CERCARE NUOVI PERCORSI PER MIGLIORARE LA PROPRIA COMUNICAZIONE.


Tutto cresce molto velocemente. Il numero delle aziende che producono qualità, l buoni ristoranti dove si fa cultura del buon bere e mangiare, ed anche la conoscenza e l’attenzione dei consumatori rivolta ai vini fini e prodotti da piccole aziende. Tutto è cresciuto.

Il mercato è cambiato. 

In questo scenario che cambia in continuazione, abbiamo deciso di sviluppare un progetto di comunicazione. 

Un progetto che cercherà di raccontare e comunicare  la filosofia produttiva delle aziende con cui collaboriamo. Un progetto che cercherà di "avvicinare" il lavoro dei nostri produttori, all’universo dei nostri agenti e dei nostri clienti. 

Il nostro progetto di comunicazione, si svilupperà ulteriormente, nei prossimi mesi. 

 Seguiteci!