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Podere Forte Ada Metodo Classico 2016

lunedì 22 giugno 2020 10:49:14 Europe/Rome

Podere Forte Ada Metodo Classico 2016

By Burton Anderson

Con un inchino reverenziale alla Francia e allo Champagne, non si può negare la sfavillante certezza che la terra preminente del vino frizzante sia l'Italia. Tutto è iniziato con i Romani, che hanno inventato tecniche di arresto della fermentazione per trattenere le bollicine immergendo il vino in recipienti di terracotta in acqua fredda di sorgente. Hanno persino inventato tappi di sughero per sigillare queste piccole anfore. Catone il Vecchio scrisse di una predilezione per il "vino schiumoso" nel III secolo a.C., un omaggio riecheggiato due secoli dopo da Virgilio, e solo dopo due millenni da Dom Perignon, quando assaporò le stelle nello Champagne.

Nel corso dei secoli, gli italiani hanno escogitato una sorprendente gamma di metodi - alcuni rustici, altri artigianali, altri high-tech- per far rifermentare il vino e farlo frizzare, spumeggiare, scintillare ed esplodere con spettacolari botti seguiti da festose piogge di bolle (pratica chiaramente anatema per gli appassionati di bollicine come i nostri lettori).

Eventualmente la mania per le bollicine si è diffusa in tutto il paese, dalle Alpi ai pendii vulcanici del sud e alle sue isole. Si pensi al Lambrusco,  ad Asti e al Prosecco, alla Franciacorta, a Trento e all'Alta Langa, all'Oltrepò Pavese e ai Colli Piacentini e a quei paradisi di effervescenza che proliferano lungo la spina dorsale dell'Appennino dal Piemonte alla Calabria.

Anche la Toscana, patriarcato dei rossi da Sangiovese, ha mostrato una ritrovata propensione per i vini spumantizzati. Tra i nuovi arrivati spicca Ada Metodo Classico di Podere Forte, quell'oasi di viticoltura visionaria nella Val d'Orcia dove Pasquale Forte continua ad inseguire i suoi sogni pragmatici.

La produzione di Ada, guidata dall'enologo residente Cristian Cattaneo, è di fattura artigianale: un blanc de noir ottenuto dalla meticolosa selezione di uve Sangiovese coltivate in vigneti a 440-480 metri di altitudine. Dopo un passaggio di 24 ore in cella frigorifera a 4° C, i grappoli interi vengono pigiati in modo soffice fino a quando il succo estratto ottiene una leggera sfumatura di colore. La fermentazione avviene in acciaio, così come l'affinamento sulle fecce. Successivamente il vino viene imbottigliato con i lieviti selezionati dell'azienda e posto in pupitres per la classica fermentazione in bottiglia per un minimo di 24 mesi, a cui segue la sboccatura e l'aggiunta della liqueur d'expedition, formula segreta di casa Forte, per poi essere finalmente sigillato con il tappo a fungo.

Il Metodo Classico Ada Millesimo 2016 è un blanc de noir di grande personalità, che mostra un persistente fluire di bollicine fini per un vino dalla struttura e dal portamento classici. Il colore è un giallo oro chiaro, al naso spiccano aromi di crosta di pane fresco, fiori primaverili e note agrumate che si ritrovano al palato per una beva piena, croccante e agile.

Ada potrebbe invitare al confronto con i metodo classici del nord Italia e anche aldilà delle Alpi. Questo esercizio lo lascio agli altri mentre assaporo con scintillante consapevolezza la rinascita enologica della Val d'Orcia.

ENGLISH

Podere Forte Ada Metodo Classico 2016

By Burton Anderson

With a reverential bow to France and Champagne, there is no denying the scintillating certitude that the preeminent land of bubbly wine is Italy. It all started with the Romans, who invented techniques for arresting fermentation to retain bubbles by submerging wine in earthenware vessels into cold well water. They even came up with cork tops to seal small amphorae. Cato the Elder wrote of a fondness for “foaming wine” in the third century BC, a tribute echoed two centuries later by Virgil—but only two millennia later by Dom Perignon, when he savored the stars in Champagne.

Over the centuries, Italians have come up with a dazzling array of methods—some rustic, some artisanal, some high-tech—to make wines bubble, fizz, foam, sparkle and erupt with breathtaking pops into showers of festive glee (a practice clearly anathema to sophisticated bubbly buffs like our readers).

Eventually, the craze for bollicine mushroomed all over the country, from the Alps to the volcanic slopes of the south and islands. Think of Lambrusco, Prosecco and Asti, of Franciacorta, Trento and Alta Langa, of Oltrepò Pavese and Colli Piacentini and of those havens of effervescence that proliferate along the periphery of the Apennines from Piedmont to Calabria.

Even Tuscany, that patriarchy of reds from Sangiovese, has shown a newfound knack for wines that sparkle. Prominent among the newcomers is the Ada Metodo Classico of Podere Forte, that oasis of visionary viticulture in the Val d’Orcia where Pasquale Forte continues to pursue his pragmatic dreams.

Ada production is headed by resident winemaker Cristian Cattaneo, handcrafting a blanc de noir from a  selection Sangiovese grapes grown in vineyards at 440 to 480 meters of altitude. The whole bunches, after a day in cold storage at 4° C, are soft crushed to the point where the juice can be extracted with a miminum of skin color. Fermentation takes place in steel, as does refinement on the lees. Then the wine is bottled with the winery’s select yeasts and placed in pupitres to undergo the classic method of fermentation in bottle for a minimum of 24months followed by degorgement and the addition of the winery’s secret formula liqueur d’expedition before being sealed with corks.

Metodo Classico Ada Millesimo 2016 is a blanc de noir of striking personality, showing a persistent flow of fine bubbles in a wine of classic texture and poise. The color is a light yellow gold, with aromas of fresh baked bread and springtime flowers and citric notes that carry over to the fresh, dry, full, yet agile flavor.

Ada might invite comparisons with classic method wines from northern Italy and even from the other side of the Alps. I’ll leave that to others while I savor the most scintillating certitude yet of the emerging wines of the Val d’Orcia.

 

 

Podere Forte: guardando indietro verso un futuro più luminoso

lunedì 18 maggio 2020 11:04:33 Europe/Rome

 

Podere Forte: guardando indietro verso un futuro più luminoso

By Burton Anderson

Quando nel 1997 Pasquale Forte decise di diventare produttore di vino, entrò in campo con un impegno assoluto verso l'eccellenza e un progetto senza limiti per il raggiungimento dei suoi obiettivi. Ma Forte, il cui amore per la terra risale alla sua infanzia in Calabria, prima di trasferirsi al nord per studiare e diventare un imprenditore di successo, si descrive come un "pragmatico sognatore" consapevole che i miracoli nel vino non si compiono da un giorno all'altro o, del resto, nemmeno in un decennio o due.
Dopo una meticolosa pianificazione, fonda il Podere Forte, che si estende su un tratto di 168 ettari nella Val d'Orcia, nella Toscana meridionale, dove, seguendo i principi del biologico e della biodinamica, impianta 19 ettari di vigneti e 23 di oliveti, dedicando il resto a campi coltivati e boschi.

Il motivo del progetto è stato quello di recuperare le tradizioni agricole e vitivinicole della Val d'Orcia, "coltivando come 2.000 anni fa per essere 200 anni avanti con i tempi". Sapeva che questo avrebbe richiesto non solo uno scrigno di investimenti, ma anche un tesoro di competenze. Come consulenti ha assunto l’esperto di viticoltura Attilio Scienza, l'enologo piemontese Donato Lanati e i microbiologi del suolo Lydia e Claude Bourguignon, esperti mondiali di terroir e di preparazione del terreno per i vigneti.
La filosofia Forte si può riassumere nella visione di raggiungere la qualità assoluta a tutti i costi ma nel pieno rispetto della natura in un ambiente dove uomo, animali e piante contribuiscono a creare un macrocosmo autosufficiente, equilibrato e sostenibile.
I vigneti sono stati piantati principalmente con Sangiovese, ma si trovano anche Cabernet Franc e altri vitigni ancora in fase di sperimentazioni, Il risultato è una gamma di vini Orcia DOC di cui tre da uve Sangiovese: “Petruccino”, “Petrucci Melo” e “Petrucci Anfiteatro”, e il Cabernet Franc in purezza “Guardiavigna”. L'enologo Cristian Cattaneo ha anche perfezionato uno spumante metodo classico da uve Sangiovese in purezza, chiamato "Ada".

 

L'edificio della cantina si sviluppa su cinque livelli, di cui tre interamente sotternei. Le uve che arrivano ai livelli superiori vengono selezionate e pigiate e i mosti, o i chicchi interi, scorrono per gravità fino ai livelli più bassi dove avviene la vinificazione e la maturazione. Il piano inferiore è dedicato all'affinamento dei vini in barriques, tonneaux e successivamente in bottiglia.
Nel 2011 la proprietà è stata estesa ad un'area tra Pienza e San Quirico d'Orcia con 110 ettari di campi coltivati e pascoli per i pregiati suini di cinta senese e bovini di razza chianina, che forniscono carne e salumi serviti presso l'Osteria Perillà ( 1 stella Michelin) a Rocca d'Orcia. La Chianina contribuisce anche a una parte importante del ciclo produttivo biodinamico, un trattamento detto "cornoletame", che prevede l'utilizzo di letame macerato per lunghi periodi prima di essere vaporizzato sul terreno e utilizzato come compost per vigneti, oliveti e seminativi.

Pasquale Forte continua a perseguire i suoi sogni pragmatici in un podere che è diventato un modello di agricoltura scientifica-biodinamica e un'azienda vinicola che sta portando nuova statura e fama ai vini della valle dell'Orcia, da tempo trascurata. Ma il sognatore non si riposa certo sugli allori, mentre lui e il suo team continuano ad applicare le lezioni del passato a un futuro sempre più luminoso, seguendo il motto Ad Maiora, "verso cose più grandi".
 
NOTA: I vini del Podere Forte saranno illustrati in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

ENGLISH

Podere Forte: Looking backward toward a future of “greater things”

By Burton Anderson

 When Pasquale Forte decided to become a wine producer in 1997, he entered the field with an absolute commitment to excellence and a no limits project for achieving his goals. But Forte, whose love of the land dates to his childhood in Calabria before he moved north to study and become a successful entrepeneur, describes himself as a “pragmatic dreamer” aware that miracles in wine aren’t achieved overnight or, for that matter, even in a decade or two.

After meticulous planning, he founded Podere Forte, covering a tract of 168 hectares in the Val d’Orcia in southern Tuscany, where following organic and biodynamic principles he planted 19 hectares of vineyards and 23 of olive groves, dedicating the rest to arable fields and woodland. The motif of the project was to recover the agricultural and winemaking traditions of the Val d’Orcia, “cultivating as they did 2,000 years ago to be 200 years ahead of the times.” He knew that this would require not just a treasure chest of investment but a treasure trove of expertise. As consultants he hired the eminent viticulturist Attilio Scienza, the Piedmontese enologist Donato Lanati, and the soil microbiologists Lydia and Claude Bourguignon, world experts on terroirs and the preparation of land for vineyards.

The Forte philosophy can be summed up in the vision of achieving absolute quality at all costs but with full respect for nature in an environment where man, animals and plants contribute to create a self-sufficient, balanced and sustainable integrated macrocosm. Vineyards were planted mainly with traditional Sangiovese, as well as Cabernet Franc and othe experimental varieties. The result is a range of barrel-aged Orcia DOC wines, three from 100% Sangiovese—Petruccino, Petrucci Melo and Petrucci Anfiteatro—and the pure Cabernet Franc Guardiavigna. Resident enologist Cristian Cattaneo has also perfected a novel classic method sparkling wine named Ada from pure Sangiovese.

The winery building covers five levels, only two of which are above ground. Grapes arriving at the top levels are selected and crushed and musts flow by gravity to lower levels where vinification and maturation take place. The base level is devoted to aging wines in barriques and tonneaux.

In 2011, the property was extended to an area between Pienza and San Quirico d’Orcia with 110 hectares of cultivated fields and grazing land for the prized Cinta Senese pigs and Chianina cattle, which provide meat and cold cuts served at the Osteria Perillà at Rocca d’Orcia. The Chianina also contribute to an important part of the biodynamic production cycle, a treatment known as “cornoletame” using manure macerated for long periods before being vaporized on the soil and used as compost for vineyards, olive groves and arable land.

Pasquale Forte continues to pursue his pragmatic dreams at a farm that has become a model of scientific and biodynamic agriculture and a wine estate that is bringing new stature and renown to the wines of the long neglected Orcia valley. But the dreamer is by no means resting on his laurels, as he and his team continue to apply the lessons of the past to an ever brighter future, following the motto of Ad Maiora, “toward greater things.”

 NOTE: The wines of Podere Forte will be reviewed in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.