Christian Clerget: Il mio tipo di Borgogna

 By Burton Anderson 

Nel libro “Vini e terre di Borgogna”, Camillo Favaro e Giampaolo Gravina forniscono questa descrizione di Christian Clerget:

“L'apparente semplicità nasconde un uomo autentico e senza fronzoli, in cui la vena riflessiva convive con un atteggiamento concreto e positivo, sempre disponibile e sorridente. La sua passione per il rugby e ancor più per la montagna (specie l'Himalaya e le Ande, dove è già stato e dove sogna di tornare ancora) sono indizi di un gusto spartano, ispirato a un profondo rispetto per la natura. Tesi ed essenziali anche i suoi vini, che ne esprimono fedelmente il carattere.”

Christian Clerget, che lavora con la moglie Isabelle e la figlia Justine, coltiva sei ettari di vigneto in appezzamenti scelti della Cote de Nuits: a Chambolle-Musigny, Morey-Saint-Denis, Vosne-Romanée, Vougeot, oltre a una parcella del Grand Cru Echézeaux.

Il loro obiettivo è quello di produrre un vino più puro e naturale possibile, con sincero rispetto per ogni singolo climat nei vigneti che hanno un'età compresa tra i 30 e i 50 anni. Le vigne sono coltivate seguendo principi organici ispirati alla semplicità e al buon senso: potatura corta, vendemmia verde, diradamento a mano, aratura del terreno e raccolta a mano. Le uve vengono raccolte al culmine della maturazione e mai oltre. Ogni grappolo viene selezionato in vigna e di nuovo su un tavolo di cernita in cantina.

Le uve vengono diraspate totalmente o in parte e fermentate per 2-3 settimane in tini di acciaio, con follature e rimontaggi giornalieri e interventi minimi. Il vino viene successivamnete affinato in botti di rovere per 18 mesi durante i quali si svolge la fermentazione malolattica. L’imbottigliamento avviene senza effettuare chiarifiche e senza filtrare i vini.

Clerget produce un bianco di pregio, il Morey-Saint-Denis Les Crais, anche se il domaine pone l'accento sui rossi che sono schietti, puri ed equilibrati, con tessiture fini al palato e un eccellente potenziale di invecchiamento.

Ora, non sono il tipo che naviga con nonchalance tra i grands crus (se lo fossi, un primo porto di approdo sarebbe il Clerget Echézeaux). Del resto, neanche i premier crus sono proprio la mia partita  (se lo fossero, punterei certamente verso Clerget Vougeot “Les Petits Vougeots” o Chambolle-Musigny “Les Charmes”). No, ma dopo una lunga esperienza con la Borgogna che comprende almeno occasionalmente assaggi del più grande dei grand e i primi della classe tra i premier, mi sono concentrato sul meglio della categoria che porta semplicemente il nome del village.

Un bell'esempio è il Clerget Chambolle-Musigny 2017 che deriva da sette diversi appezzamenti all'interno della denominazione. Mentre lo annusavo e lo sorseggiavo a cena ieri sera, continuavo a pensare tra me e me: questo è il mio tipo di Borgogna, puro piacere senza fronzoli.

ENGLISH 

Christian Clerget: My Kind of Burgundy

By Burton Anderson

In their book Wines and Vineyards of Burgundy, Camillo Favaro and Giampaolo Gravina provide this description of Christian Clerget: “His apparent simplicity hides an authentic no-frills man whose reflective nature coincides with a concrete and positive attitude, always open and smiling. His passion for rugby and even more for the mountains (especially the Himalayas and the Andes, where he dreams of returning some day) hint at his Spartan tastes, inspired by a deep respect for nature. His wines are also tense and essential, faithful expressions of character.”

Christian Clerget, working with his wife Isabelle and daughter Justine, cultivates six hectares of vineyards in choice plots of the Cote de Nuits: at Chambolle-Musigny, Morey-Saint-Denis, Vosne-Romanée, Vougeot, as well as a parcel in the Grand Cru Echézeaux. Their aim is to produce the purest and most natural wine possible with a sincere respect for each individual climat in vineyards that range in age from 30 to 50 years. Those vineyards are maintained following organic principles inspired by simplicity and common sense: short pruning, green harvesting, thinning by hand, ploughing the soil and harvesting by hand. Grapes are picked at peak maturity and never beyond. Each bunch is selected in the vineyards and again on a sorting table at the winery.

Grapes are de-stemmed and fermented for 2-3 weeks in stainless steel vats, with daily cap punching and pumping-over operations and minimal intervention. The wine is matured in oak barrels for 18 months during which time malolactic fermentation takes place. Wines are bottled without fining or filtration.

Clerget produces a fine white Morey-Saint-Denis Les Crais, though the Domaine puts the emphasis on reds that are honest, pure and well-balanced, with long-lasting textures on the palate and excellent aging potential.

Now, I’m not the kind of guy who is able to cruise through grands crus (if I were, an early port of call would be the Clerget Echézeaux). Nor, for that matter, are premiers crus often in my range (if they were, I’d certainly point toward the Clerget Vougeot 1er Cru Les Petits Vougeots or Chambolle-Musigny 1er Cru Les Charmes).

No, but after long experience with Burgundy that includes at least occasional tastes of the grandest of the grand and the prime among premiers, I’ve come to focus on the best of the breed that simply carries the name of the village.

A fine example is the Clerget Chambolle-Musigny 2017 that derives from seven different parcels within the appellation. As I sniffed and sipped it over dinner last night, I kept thinking to myself: now that’s my kind of Burgundy, pure pleasure without the frills.