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Villa Papiano Strada Corniolo: Un bianco di montagna che evoca "ricordi di mare".

 By Burton Anderson

Ci si potrebbe chiedere perché il produttore di un vino proveniente da vigneti a 480 metri di altitudine nei boschi dell'Appennino insista sul fatto che l’elemento saliente è l'essenza del mare. Francesco Bordini fa notare che il terreno di Villa Papiano, dove coltiva Strada Corniolo Trebbiano di Romagna, è costituito da terreni di marna e arenaria ricchi di detriti e fossili di vita marina e risalenti a quando questa terra si trovava sul fondo del mare.

Non c'è bisogno di controllare i dettagli geologici, perché Francesco è uno di quei viticoltori con un bagaglio culturale che va ben oltre la viticoltura e l'enologia, ma la cui conoscenza si esprime con toni di arguta modestia. Tuttavia, il minimo che si possa fare è mettere alla prova la sua teoria marina.

Le mie note originali su Strada Corniolo 2018 riportano un colore giallo paglierino chiaro con riflessi dorati e profumi che ricordano erbe di montagna, fiori e sentori di agrumi e miele d'acacia; un vino di media struttura con sapori freschi e vivaci, di consistenza fluida con acidità sostenuta in un finale evidenziato da note minerali e saline. Parlando con Francesco, mi sono reso conto che in Strada Corniolo c'è molto di più.

I vigneti impiantati con Trebbiano Romagnolo nel 1960 e rinnovati nel corso degli ultimi anni, sono coltivati seguendo metodi biologici e biodinamici. Le uve vengono raccolte mediamente ai primi di ottobre, dopo essere pigiate seguono la fermentazione spontanea con lieviti autoctoni e otto mesi di maturazione sulle fecce fini in vasche di cemento. Nessun invecchiamento in legno, si presenta con una gradazione alcolica di 12°, eppure Strada Corniolo è un Trebbiano dalle tante sfumature adatto ad essere bevuto relativamente giovane, ma che se lasciato evolvere in bottiglia è destinato ad assumere una rotondità e una profondità maggiori.

Francesco ha spiegato che il suo antico clone di Trebbiano Romagnolo è lento a maturare con il vantaggio di essere il più neutro della famiglia dei Trebbiano, il che significa che riesce ad assorbire a fondo gli elementi del terreno e dell'ambiente da cui proviene. Elementi che esprimono la vita vegetale di montagna, con erbe e sottobosco che conferiscono aspetti floreali, balsamici e minerali che a loro volta trasudano tracce saline e di iodio di un antico fondale marino.

Come ci si potrebbe aspettare, l'autore di un vino che evoca "ricordi di mare" suggerisce di servirlo con una serie di piatti di pesce. Strada Corniolo eccelle anche con piatti a base di uova, come la pasta all'uovo e i passatelli, le frittate con verdure ed erbe aromatiche o anche gli spaghetti alla carbonara. Si abbina bene con salumi misti, formaggi freschi di capra e pecora di montagna e con le amate piadine romagnole. Ma per Francesco l'abbinamento ideale è un risotto con l’anguilla affumicata delle valli del Comacchio assaggiato di recente.

Strada Corniolo, il cui nome fa riferimento a un’antica via che attraversava l'Appennino tosco-romagnolo, si presenta in una bottiglia con tappo a vite ed un’etichetta che raffigura motivi tradizionali delle tele romagnole.

In chiusura, vorrei ripetere un richiamo fatto in precedenza nel descrivere i vini di Sergio Marani (di cui Francesco Bordini è consulente). I tappi a vite utilizzati sulle bottiglie dei vini di Marani e di Villa Papiano non devono in alcun modo far pensare che sono di minore qualità o potenziale di invecchiamento rispetto ai vini imbottigliati con tappi tradizionali. Dopo una lunga esperienza con bottiglie sigillate in vario modo, mi sono sempre più convinto che i tappi a vite offrono notevoli vantaggi nel mantenere l'essenza e l'integrità originale dei vini, in particolare dei bianchi.

ENGLISH

Villa Papiano Strada Corniolo: A mountain white that evokes “memories of the sea”

By Burton Anderson

One might wonder why the producer of a wine coming from vineyards at 480 meters above sea level in the forests of the Apennines would insist that its most salient element is the essence of the sea. Francesco Bordini points out that the terrain of Villa Papiano, where he grows Strada Corniolo Trebbiano di Romagna, consists of marl and sandstone soils rich in fossils of marine life and detritus dating back ages to when the land was at the bottom of the sea.

No need to check the geological details because Francesco is one of those winemakers whose knowledge ranges well beyond viticulture and enology but whose erudition is conveyed in tones of witty modesty. Still, the least one could do is put his maritime theory to the test.

My original notes on the Strada Corniolo 2018 record a light straw yellow color with golden highlights and aromas that recall mountain herbs and flowers with hints of citrus and acacia honey and fresh and lively flavors in a wine of medium structure and fluid texture with bracing acidity in a finish highlighted by mineral and saline notes. In talking with Francesco, I realized that there is more to Strada Corniolo than that.

The vineyards planted in the Trebbiano Romagnolo variety in 1960 and renovated recently, are maintained following studied organic methods. Grapes are harvested in early October and undergo spontaneous fermentation with native yeasts followed by eight months of maturation on the fine lees in concrete tanks. No wood aging and a mere 12% of alcohol, yet the deceptively simple Strada Corniolo is a nuanced Trebbiano suited to drink relatively young though it seems certain to evolve in bottle for years and assume mellow rotundity and depth.

Francesco explained that his antique clone of Trebbiano Romagnolo is slow to ripen with the advantage of being the most neutral of all Trebbianos, meaning that it thoroughly absorbs flavor elements from the soil and surroundings. These elements take in foliage, herbs, mountain plant life and undergrowth that lend floral and balsamic aspects and minerals that exude the saline and iodinic traces of an ancient seabed.

As one might expect, the author of a wine that evokes “memories of the sea” suggests serving it with foods that take in a range of fish dishes. It also excels with dishes containing eggs, such as egg noodle pastas and passatelli of Emila-Romagna, frittate with vegetables and herbs or even spaghetti alla carbonara. It goes nicely with mixed coldcuts, fresh mountain goat and sheep cheeses and with sandwiches made with the Romagnan piadine flat bread. For Francesco it makes an ideal match with a risotto with smoked eels from the Comacchio lagoon.

Strada Corniolo, whose name refers to an ancient trail that traversed the Tosco-Romagnolo Apennines, comes in a bottle with screw caps and labels depicting traditional Romagnan tapestry designs.

In closing, I’d like to repeat a reminder made earlier in describing the wines of Sergio Marani (for which Francesco Bordini is a consultant). The screw caps used on bottles of the Marani and Villa Papiano wines should by no means be taken to indicate that they are of lesser quality or aging potential than wines bottled with conventional corks. After long experience with bottles sealed with various types of tops, I’ve become increasingly convinced that screw caps offer distinct advantages in maintaining the original essence and integrity of wines, whites in particular.

Moric e Roland Velich: il cuore e l'anima del Blaufränkisch

lunedì 7 settembre 2020 12:45:51 Europe/Rome

Moric e Roland Velich: il cuore e l'anima del Blaufränkisch

By Burton Anderson

"Credo che il mondo del vino sia così stufo dei vini uniformi, prodotti con l'obiettivo di raggiungere il massimo dei punti in una degustazione e non con la motivazione di creare dalle materie prime a disposizione, cioè suolo, clima e vitigno, un prodotto che è singolare, per il fatto che può crescere solo in questo luogo". -Roland Velich

Mostrando questa sorta di spirito progressista, negli anni Novanta Roland Velich si è staccato dalla cantina di famiglia, una delle più affermate in Austria per la produzione di vini bianchi, e ha portato avanti un progetto per creare un vino rosso di classe mondiale dalla varietà conosciuta come Blaufränkisch. Per prepararsi ha studiato a fondo gli elementi del suolo, del clima e le caratteristiche dei vitigni di alcuni dei grandi vini del mondo, dalla Borgogna al Barolo alla Valle del Rodano.

Roland ha fondato il progetto Moric in una tenuta nel villaggio di Grosshöflein, nel Mittelburgenland austriaco a sud-est di Vienna, lungo il confine con l'Ungheria, dove, nel 2001, ha prodotto il suo primo Blaufränkisch. Lui e la sua famiglia coltivano circa 25 ettari di vigneti, tra cui vecchi vitigni e alcuni recenti impianti sperimentali, per creare una gamma di vini dove spicca il Blaufränkisch, ma che comprende altre varietà rosse e bianche sia autoctone che internazionali, per una produzione di circa 60.000 bottiglie all'anno.

Le viti da Moric si limitano a produrre uve che esprimono i loro terroir. I vini sono caratterizzati da una mineralità riconducibile ai terreni collinari ricchi di ardesia, argilla e calcare che dominano il vicino lago Neusiedlersee.

Dopo una vigorosa selezione delle uve provenienti dai vecchi vigneti ad alta densità, Roland pratica interventi minimi durante la vinificazione, mentre l'affinamento avviene in grandi botti per trasmettere il cuore e l'anima del Blaufränkisch.

Roland Velich è diventato una figura nota nel mondo dei produttori naturali, anche se non certifica i suoi vini come biologici o biodinamici. È conosciuto come una persona carismatica, colta e raffinata, i cui vini riflettono il suo savoir-faire.

Sebbene i vini del Burgenland siano poco conosciuti al di fuori dell'Austria, Moric ha ottenuto un crescente successo a livello internazionale, come testimonia la nota critica Jancis Robinson, che ha definito il Blaufränkisch di Moric "il migliore al mondo". La linea dei vini Moric comprende tra gli altri:

Hausmarke Rot da Zweigeit al 50% , Blaufränkisch al 30% e Pinot Nero. Un rosso agile dale tonalità rubino brillante e maturato in legno per sviluppare un bouquet intrigante,con note di frutti di bosco ed erbe aromatiche. Alla beva si presenta ben equilibrato, di media intensità e fruttato, temperato da tannini sottili e una piacevole spina acida.

Blaufränkisch Burgenland vinificato in purezza e fermentato con lieviti indigeni in botti di legno aperte e serbatoi di acciaio inox, a cui seguono 13 mesi di affinamento sulle fecce fini in grandi botti di rovere - da 600 a 4.500 litri - dove avviene la fermentazione malolattica. Il vino non viene né filtrato né chiarificato prima dell'imbottigliamento. Di colore rubino scuro e profondo, offre un'intrigante gamma di profumi e sapori che hanno portato a paragoni con vini di Pinot Nero, Syrah e anche Grenache. Ma alla fine il Moric Blaufränkisch è unico nel suo genere, come avremo occasione di raccontarvi in una futura newsletter di Heres Wine Stories.

Hausmarke Weiss Super Natural proviene da Grüner Veltliner e Chardonnay ed è fermentato in grandi botti di legno con lieviti indigeni, seguito da 12-14 mesi sulle fecce fini in botti di legno di 5-10 anni da 500/600 litri. Di colore giallo paglierino, presenta vivaci profumi fruttati e floreali e sapori freschi e sapidi esaltati da vibranti note minerali e acide. Anche di questo bianco parleremo in una prossima edizione della newsletter di Heres Wine Stories.

ENGLISH

 

Moric and Roland Velich: The Heart and Soul of Blaufränkisch

By Burton Anderson

 “I believe the world of wine is so fed up with uniform wines, produced with the goal of achieving a maximum of points in a tasting and not with the motivation of creating from the raw materials that are at disposal, namely soil, climate and varietal, a product that is singular, because of the fact that it can only grow in this one place.” –Roland Velich

Showing that sort of progressive spirit, Roland Velich in the 1990s broke away from his family winery, one of Austria’s established producers of white wines, and pursued a project to create a world-class red wine from the variety known as Blaufränkisch. To prepare himself he studied in depth the elements of soil, climate and vine characteristics of some of the great wines of the world, from Burgundy to Barolo to the Rhone Valley.

 Roland founded the Moric project at an estate at the village of Grosshöflein in Austria’s Mittelburgenland southeast of Vienna along the border of Hungary, where, in 2001, he produced his first Blaufränkisch. He and his family cultivate about 25 hectares of vineyards, including old vines and some studied recent plantings, to create a range of wines led by Blaufränkisch but including other red and white varieties both native and international for about 60,000 bottles a year.

Vine yields at Moric are limited to produce wines that express their terroirs marked by a minerality from hilly terrains rich in slate, clay and limestone that dominate the nearby Lake Neusiedlersee.

After a ruthless selection of grapes from old high-density vineyards, Roland practices minimal intervention during vinification and aging in large barrels to convey the heart and soul of Blaufränkisch.

Roland Velich has become a noted figure in the world of natural producers, although he does not certify his wines as organic or biodynamic. He’s known as a charismatic, cultured and refined person whose wines reflect his savoir-faire.

Although the wines of Burgenland are little known outside Austria, Moric has achieved growing success on an international level, as testified by the noted critic Jancis Robinson, who called Moric's Blaufränkisch “the best in the world.” The Moric line of wines takes in reds and whites under the Burgenland appellation, including these three:

Hausmarke Rot comes from Zweigeit at 50% with Blaufränkisch at 30% and Pinot Noir in an agile red of bright ruby color matured in wood to develop an intriguing bouquet with notes of wild berries and herbs and well-balanced flavors of medium intensity with ample fruit tempered by easy tannins and a pleasant acidic spine.

Blaufränkisch Burgenland is a pure varietal vinified using indigenous yeasts and fermented in open wood barrels and stainless steel tanks followed by 13 months aging on the fine lees in large oak barrels—from 600 to 4,500-liters—during which malolactic fermentation occurs naturally. The wine is neither filtered or clarified before bottling. Of dark and deep ruby color it offers an intriguing range of scents and flavors that have drawn comparisons to wines from Pinot Noir, Syrah or even Grenache. But in the end the Moric Blaufränkisch is very much its own sort of wine—as will be highlighted in a future Heres Wine Stories newsletter.

Hausmarke Weiss Super Natural comes from Grüner Veltliner and Chardonnay fermented in large wooden barrels using indigenous yeasts, followed by 12-14 months on fine lees in 5-10 year old wooden barrels of 500/600 liters. The wine of straw yellow color shows lively fruit and floral scents and fresh and savory flavors enhanced by vibrant mineral and acidic notes. It too will be discussed in a coming edition of the Heres Wine Stories newsletter.

 

Silvia Zucchi e l'assortimento creativo di Lambrusco di Sorbara

lunedì 31 agosto 2020 11:02:35 Europe/Rome

Silvia Zucchi e l'assortimento creativo di Lambrusco di Sorbara

By Burton Anderson

Come accennato in un precedente articolo, Silvia Zucchi è sbocciata nel panorama di Sorbara con una gamma personalizzata di vini ispirati al padre Davide con etichette dedicate ai nonni Maria Alma e Bruno Zucchi.

I quattro vini si qualificano come Lambrusco di Sorbara DOP derivanti da vigneti trentennali piantati nella pianura lungo la riva destra del fiume Secchia, in località San Lorenzo sott'argine. Tutti Lambrusco di Sorbara, certo, ma che differenza di tipologie e stile; Purezza e Rosato sono vinificati con il metodo Charmat; Infondo viene rifermentato in bottiglie e poi c’è il Metodo Classico.

Lambrusco di Sorbara Purezza. Purezza ha un colore rubino brillante e aromi di viola e frutti di bosco con sapori vibranti e scattanti e bollicine cremose che avvolgono il palato. Fresco, gustoso e sapido nel finale, questo vino è infinitamente bevibile con una gamma di cibi emiliani e non solo. Tra le proposte locali citiamo salumi misti; tagliatelle al ragù; lasagna verde alla modenese; zampone e cotechino con lenticchie; il bollito a pasta molle misto con vari tagli di manzo, maiale, lingua e salsiccia serviti con salsa verde.

Lambrusco di Sorbara Rosato. Le uve vengono raccolte precocemente e fermentate con il metodo Charmat per un vino di colore rosa corallo brillante con profumi di ciliegie in fiore e sapori freschi e sapidi.  Questo versatile rosato si adatta ad una gamma di antipasti e insalate a base di verdure, pesce e formaggi; pizza Margherita; tortellini in brodo; spaghetti al pomodoro; pasta con i crostacei; fritto misto al mare; verdure alla griglia, pesce e pollame.

Lambrusco di Sorbara Infondo. Rifermentato in bottiglia secondo la tradizione locale, Infondo ha un colore rubino violaceo chiaro, vagamente torbido per la presenza di lieviti in sospensione, evidente anche nell'aroma floreale con note di fragoline di bosco che traspaiono nei sapori con un vigoroso equilibrio acido-fruttato e un finale lungo e scintillante.L'Infondo è adatto a un antipasto di salumi locali con mortadella, salame casalingo, pancetta, prosciutto di Modena accompagnati da golose crescentine, tigelle e gnocco fritto. Si abbinerebbe altrettanto bene ai piatti citati sotto Purezza.

Lambrusco di Sorbara Metodo Classico Dosaggio Zero. Questo raffinato spumante nasce da una selezione delle migliori uve di Sorbara pigiate intere e fermentate in vasche prima di essere imbottigliato e rifermentato per 26 mesi senza aggiunta di dosaggio.Ideale come aperitivo, magari accompagnato da pezzetti di Parmigiano-Reggiano condito con il tradizionale aceto balsamico, o qualsiasi altro bocconcino saporito che soddisfi la vostra fantasia.

 

ENGLISH

Silvia Zucchi’s creative array of Lambrusco di Sorbara

By Burton Anderson

As mentioned in an earlier article, Silvia Zucchi has blossomed forth with a personalized range of wines inspired by her father Davide with labels dedicated to her grandparents Maria Alma and Bruno Zucchi.

The four wines all qualify as Lambrusco di Sorbara DOP deriving from 30-year-old vineyards planted in the flatlands along the right bank of the Secchia river at a place called San Lorenzo sott’argine. Lambrusco di Sorbara all, but what a difference in types and styles. Purezza and Rosé are vinified by the Charmat method. Infondo is refermented in bottle. Metodo Classico is made by the classic method of fermentation in bottle.

Lambrusco di Sorbara Purezza. Purezza has brilliant ruby color and aromas of violets and berries with vibrant, snappy flavors and creamy bubbles that envelope the palate. Fresh, mellow and savory on the finish, the wine is infinitely drinkable with a range of foods from Emilia and well beyond. Local suggestions include mixed cold cuts; tagliatelle al ragù; lasagna verde alla modenese; zampone and cotechino with lentils; the slow-simmered bollito misto with various cuts of beef, pork, tongue and sausage served with salsa verde. 

Lambrusco di Sorbara Rosé. Grapes are harvested early and fermented by the Charmat method for a Rosé of bright coral pink color with blossomy scents of cherries and refreshingly zesty flavors.  This versatile rosé is suited to a range of antipasti and salads based on vegetables, fish and cheeses; pizza Margherita; tortellini in brodo; spaghetti al pomodoro; pasta with shellfish; fritto misto al mare; grilled vegetables, fish and poultry.

Lambrusco di Sorbara Infondo. Refermented in bottle following local tradition, Infondo has pale ruby-violet color, vaguely cloudy due to suspended yeasts, also evident in the flowery aroma with notes of wild strawberries that carry over into the flavors with a vigorous acid-fruit balance and a long and scintillating finish. Infondo would seem well suited to an antipasto platter of local salumi with mortadella, salame casalingo, pancetta, prosciutto di Modena accompanied by small bread puffs called crescentini, tigelle and gnocco fritto. It would go equally well with the dishes cited under Purezza.

Lambrusco di Sorbara Dosaggio Zero. This refined sparkler comes from a selection of the best Sorbara grapes pressed whole and fermented in tanks before being bottled and refermented for 26 months following the classic method for a pas dosé.Ideal as an aperitivo, perhaps accompanied by chunks of Parmigiano-Reggiano topped with traditional aceto balsamico, or any other savory tidbits that meet your fancy.

Château Sainte-Marguerite: I Cru Classé Côte de Provence Cuvée Rosés

by Burton Anderson

Difficile immaginare un aperitivo più appagnate in un caldo giorno d'agosto di un bel rosé. Ovunque vi troviate, se avete la fortuna di bere un Cru Classé Côte de Provence di Château Sainte-Marguerite, potete sorseggiare e nel contempo ammirare un tramonto mediterraneo che si riflette in un bicchiere.

Aperitivo, bien sûr, ma molto di più. Château Sainte-Marguerite, della famiglia Fayard dal 1977, offre due cuvée speciali che brillano ognuno a modo suo con una gamma di cibi deliziosi: tanti tipi di antipasti, primi piatti piccanti, zuppa di pesce e frutti di mare in infinite varianti, così come carni e verdure alla griglia, frutta fresca e persino dessert.

Château Sainte Marguerite Cuvée Chateau Rosé 2019

Grenache e Cinsault forniscono freschezza e tensione a cui si aggiunge una piccola percentuale di Syrah per dare un tocco di blush e qualche curva. Questa quintessenza della Côte de Provence Rosé eccelle con la maggior parte dei cibi, in particolare con due classici della Costa Azzurra: salade niçoise, che combina verdure e pomodori e uova sode con bocconcini scelti che possono includere acciughe, tonno, patate e legumi. La ratatouille è un medley a base di peperoni, melanzane, zucchine, pomodori, spezie ed erbe aromatiche fuse in un crogiolo mediterraneo.

 Château Sainte Marguerite Cuvée Symphonie

Grenache e Cinsault si fondono in un vino dal colore rosa pallido che alle prime sembra celare la sorprendente profondità dei profumi e dei sapori. Gli aromi sono freschi, floreali e ricchi di sfumature che ricordano gli agrumi, la pesca, il melone, la cannella. Al palato è ampio e intenso, con una consistenza setosa e matura e un lungo finale che bilancia sapientemente frutta, spezie e acidità.

Al mio primo incontro con Cuvée Symphonie, mi sono ricordato di averlo sorseggiato sgranocchiando olive, pomodorini, noci salate e formaggi caprini e di aver pensato ad altri possibili abbinamenti. Me ne sono venuti in mente così tanti cose che limiterò le mie scelte a tre piatti ideali per la stagione: un piatto di pesce crudo con ostriche, spaghetti allo scoglio o una scodella della zuppa di pesce provenzale chiamata bouillabaisse.

 

ENGLISH

Château Sainte-Marguerite: The Cru Classé Côte de Provence Cuvée Rosés

by Burton Anderson

It’s hard to imagine a more delightful aperitif on a hot August day than a fine rosé. Wherever you may be, if you’re lucky enough to have a Cru Classé Côte de Provence from Château Sainte-Marguerite you can sit back and sip and behold a Mediterranean sunset reflected in a glass.

Aperitif, bien sûr, but much much more. Château Sainte-Marguerite, which has been in the Fayard family since 1977, offers two special cuvées that shine in their special ways with a delectable array of foods: all types of hors d’oeuvres, spicy pastas, fish soup and seafood in infinite variations, as well as grilled meats and vegetables, fresh fruit and even desserts. 

Château Sainte Marguerite Cuvée Chateau Rosé 2019

Grenache and Cinsault provide freshness and grip with a dose of Syrah to lend a hint of blush and some gentle curves. This quintessential Côte de Provence Rosé excels with most any food, notably two classics of the Côte d’Azur. Salade niçoise, combining greens and tomatoes and hardboiled eggs with choice morsels that might include anchovies, tuna, potatoes, legumes. Ratatouille is a medley based on peppers, eggplant, zucchine, tomatoes, spices and herbs melded in a Mediterranean melting pot.

Château Sainte Marguerite Cuvée Symphonie

Grenache and Cinsault combine in a wine of pale pink color that understates the depth of scents and flavors. The aromas are fresh and flowery yet rich in nuances recalling citrus, peach, melon, cinnamon. On the palate it is ample and intense with a ripe silky texture and long finish that adroitly balances fruit, spice and acids.

On my first encounter with Cuvée Symphonie, I recalled sipping it and nibbling on olives, cherry tomatoes, salted nuts and zesty goat cheeses and thinking of still more things that would match it nicely. So many came to mind that I’ll limit my choices to three dishes that would hit the spot right now: a raw seafood platter with oysters, spaghetti allo scoglio or a heaping bowlful of that Provençal fish soup bouillabaisse.

 

Enio Ottaviani Caciara: un rosso “food friendly” per l'estate o per qualsiasi altra stagione

by Burton Anderson

Le dolci colline della Val Conca nell'entroterra riminese ospitano l'azienda Enio Ottaviani, gestita da quattro giovani - Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli - con l'intento dichiarato di "fare vino per gli amici".

Difficile immaginare un vino più "food friendly" del Caciara 2018, un Sangiovese Superiore romagnolo che mi ha colpito per la sua verve, il suo vigore e la sua potenziale versatilità, quel tipo di rosso che invita a sorseggiarlo in sintonia con i menù più variegati. Di colore rosso rubino inteso con riflessi violacei, il bouquet suggerisce ciliegia matura e frutti di bosco con note di erbe aromatiche e spezie. Al palato è luminoso e rinfrescante, con un ottimo equilibrio tra frutta e tannini. Il team Ottaviani serve il Caciara fresco, anzi direttamente dal frigo o immerso in un secchiello del ghiaccio in piena estate.

Il Caciara può essere abbinato a una miriade di piatti, ma visto la cucina romagnola abbonda di piatti di terra e di mare, non c'è bisogno di allontanarsi dal territorio riminese e dalle colline dell'Adriatico per comporre un allettante menù da servire su una terrazza all'ombra, accarezzati dalla brezza marina.

Per ampliare il ventaglio, suggerirei di aprire anche una bottiglia di Strati 2019 Romagna Pagadebit, un bianco dall'energia giovanile marcato da profumi di prati in fiore e dalle note erbacee del biancospino che cresce nella macchia lungo la costa adriatica. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, dalla beva asciutta ma anche generosa con un finale di scintillante freschezza.

Ecco alcune proposte gastronomiche per l’estate ispirate da Massimo Lorenzi.  (Non fatevi ingannare dall'adagio ormai attempato del vino rosso con la carne e del vino bianco con il pesce - nella maggior parte dei casi Strati o Caciara andrebbero bene con entrambi. Provare per credere).

  • - La mitica piadina romagnola con prosciutto crudo, squacquerone morbido e cremoso e foglie di rucola nel mezzo
  • - Prosciutto e melone con rucola e aceto balsamico
  • - Pesce crudo in generale, dai crostacei, al carpaccio di frutti di mare, tartare di tonno, e perché no, sushi e sashimi
  • - Garganelli allo scoglio (tubetti di pasta corta fatti a mano con salsa di vongole, cozze e gamberi)
  • - Strozzapreti con cannocchie, vongole e gamberi
  • - Fritto misto di pesce (calamari, gamberetti, acciughe, moscardini, polipetti ecc. fritti e deliziosamente scricchiolanti)
  • - Grigliata di pesce (all’aperto) insaporita da erbe aromatiche

 

 Ma l’anima gastronomica di Caciara non si esaurisce a fine estate, è chiaramente un vino per tutte le stagioni, comprese quelle in cui il ghiaccio non è solo dentro il secchiello.

 A TUTTO GASSSS!

ENGLISH

Enio Ottaviani Caciara: a “food friendly” red for summer—or any other season

by Burton Anderson

The gently rolling hills of the Val Conca in the hinterland of Rimini accommodate the Enio Ottaviani winery, founded by four young people—Davide Lorenzi, Massimo Lorenzi, Marco Tonelli, Milena Tonelli—with the avowed purpose of “making wine for friends.”

It’s hard to imagine a wine more “food friendly” than Caciara 2018, a Romagna Sangiovese Superiore that struck me with its verve, vigor and potential versatility, the kind of red that invites you to sip it right through the most variegated of menus. Of intense ruby violet color, the bouquet suggests ripe cherries and wild berries with notes of herbs and spices. On the palate it is bright and refreshing, nicely balanced between fruit and tannins. The Ottaviani team always serves Caciara cool, indeed straight from the fridge or an ice bucket in the height of summer.

Caciara could be matched with most any dish, but since Romagna provides a wealth of foods from land and sea, there’s little need to stray beyond the Rimini area and the hills along the Adriatic to make up a hypothetical menu to be served on a shady terrace wafted by sea breezes.

To broaden the scope, I’d suggest opening a bottle of Strati 2019 Romagna Pagadebit, a white of youthful energy marked by scents of flowering meadows and the herbaceous hints of hawthorn that grows in the scrub along the Adriatic coast. Of straw yellow color with greenish tints, it has dry but mellow flavor of scintillating freshness.

Here are some food suggestions for summer dining inspired by Massimo Lorenzi.  (Don’t be misled by the timeworn adage of red wine with meat, white wine with fish—in most cases either Strati or Caciara would go well, but your best bet is to try each and see).

  • - Piadina (Romagna’s legendary flatbread) with prosciutto crudo, soft and creamy squacquerone cheese and rucola sandwiched in between
  • - Prosciutto and melone with rucola and aceto balsamico
  • - Raw fish in general, taking in various shellfish, seafood carpaccio, tuna tartar, sashimi and sushi
  • - Garganelli allo scoglio (hand made short pasta tubes with a sauce including clams, mussels and shrimp)
  • - Strozzapreti (“priest stranglers,” short pasta strands with mussels, manta shrimp and prawns)
  • - Fritto misto di pesce (scrumptiously crisp deep fried squid, shrimp, anchovies, moscardini baby octopus and more)
  • - Grigliata di pesce (charcoal grilled seafood seasoned with herbs)

Oh, by the way, Caciara’s “food friendliness” doesn’t stop with the end of summer. It’s clearly a wine for all seasons, including those when the ice is not just inside the bucket.

Fabio Tassi e la scintilla Borgogna di Brunò

venerdì 31 luglio 2020 12:50:52 Europe/Rome

Fabio Tassi e la scintilla Borgogna di Brunò

by Burton Anderson

 Il seguente messaggio appare in caratteri piccoli sull'etichetta del Brunò, un vino rosso di Montalcino creato da Fabio Tassi in collaborazione con Heres:

 Uniti da un viaggio in Borgogna, alla via del ritorno scaturisce l'idea di fare un Sangiovese a Montalcino vinificato in anfora. Volevamo un vino che mantenesse la vitalità della sua uva e l'energia della sua terra di origine, senza mai diventare adulto. Fabio Tassi

Con Fabio Tassi in quel viaggio in Borgogna nel luglio 2018 c'erano Cesare Turini di Heres e Armando Castagno, autore di un monumentale libro sui vini e i vigneti della Côte d'Or della Borgogna. Come ricorda Cesare: a cena, davanti a una bottiglia di Chambolle-Musigny Les Amoreuse di Groffier di un’annata recente, Armando ha chiesto a Fabio qualcosa sul perché i produttori di Montalcino non fanno vini di così giovane bontà invece di lasciare che il Brunello rimanga in botte per anni e perda la sua vitalità.

Fabio ha risposto che forse lui poteva, facendo un vino di Sangiovese vinificato e maturato interamente in anfora.  "Eravamo tutti così entusiasti dell'idea che meno di tre mesi dopo il sogno stava per diventare realtà quando ci siamo assicurati un'anfora di terracotta fatta ad Impruneta e abbiamo iniziato la vinificazione".

Nella foto Fabio Tassi con Cesare Turini, Armando Castagno e altri del Team durante la visita a Domaine D'Eugenie nel viaggio in Borgogna, 2018

Le uve Sangiovese sono state selezionate da un vigneto di 2,5 ettari con una densità di 6.000 piante per ettaro esposto a sud-ovest a 270 metri di altitudine sotto il Castello di Velona, a Castelnuovo d'Abate. La vinificazione è avvenuta interamente in quell'anfora utilizzando il 15% di uve a grappolo intero per mosti che hanno fermentato lentamente fino a quando il vino è stato travasato a dicembre per svolgere la fermentazione malolattica, seguita da una maturazione nell'anfora fino a settembre del 2019. A quel punto il vino è stato estratto per riempire esattamente 999 bottiglie e la nuova annata del Brunò ha iniziato il suo processo di vinificazione.

Oltre alla sua produzione di Brunello e Rosso di Montalcino da vigneti di famiglia, Fabio Tassi funge da una sorta di capitano del popolo a Montalcino per le sue numerose attività e iniziative che comprendono tra gli altri l'Enoteca La Fortezza e il ristorante La Sosta. Brunò è stato prodotto nella sua cantina all'avanguardia ai margini della città.

Ho assaggiato il vino con Fabio in un giardino all'ombra dei pini dove La Sosta serve i pasti nelle giornate estive. È arrivato a tavola a circa 15 gradi, il che ci è sembrato giusto per il momento mentre lo sorseggiavamo con la tartare di tonno crudo, ma al secondo bicchiere, quando è arrivato un piatto di pici con una salsa piccante, la bottiglia ha beneficiato di un nuovo tuffo nel secchiello del ghiaccio.

Come ho detto a Fabio Brunò mostra una pimpante armonia che gli permette di brillare a tavola con una grande varietà di cibi, non ultimo il pesce. "Assolutamente", ha detto Fabio, che per l’appunto era al telefono con il suo fornitore di pesce e frutti di mare acquistati direttamente dal peschereccio a Castiglione della Pescaia.

Nella foto Burton Anderson e Fabio Tassi

E mentre i bicchieri si susseguivano, Fabio ha continuato a parlare di Brunò. L'idea era quella di creare un rosso da uve Brunello che non avesse nulla a che fare con il tradizionale Brunello di Montalcino o con il Rosso di Montalcino. Ormai tutti conoscono il Brunello come un rosso di statura e longevità, forse l'esempio più venerato delle potenzialità del Sangiovese. Ma gli addetti ai lavori sono anche consapevoli che il Sangiovese di Montalcino, se vinificato e maturato in un certo modo, può dare origine a vini di giovanile vitalità e di morbida finezza. Il Brunò sembra preannunciare una nuova razza di rossi della più famosa città del vino della Toscana.

Quando ho chiesto a Fabio se aveva in mente un modello particolare. Ha sorriso e ha detto: "Beh, l'idea è nata in Borgogna".

Fabio Tassi e Cesare Turini da Rossignol-Trapet (2018)

 

ENGLISH

Fabio Tassi and the Burgundian conception of Brunò

 

by Burton Anderson 

The following message appears in small print on the label of Brunò, a red wine from Montalcino created by Fabio Tassi in collaboration with Heres:

Uniti da un viaggio in Borgogna, alla via del ritorno scaturisce l’idea di fare un Sangiovese a Montalcino vinificato in anfora. Volevamo un vino che mantenesse la vitalità della sua uva e l’energia della sua terra di origine, senza mai diventare adulto. Fabio Tassi

Translation: Together on a trip to Burgundy, on the way back the idea arose of making a Sangiovese in Montalcino vinified in amphora. We wanted a wine that would maintain the vitality of its grapes and the energy of its land of origin, without ever becoming an adult. Fabio Tassi

With Fabio Tassi on that trip to Burgundy in July 2018 were Cesare Turini of Heres and Armando Castagno, the author of a monumental book on the wines and vineyards of Burgundy’s Côte d’Or. As Cesare recalls: at dinner over a bottle of a recent vintage Chambolle-Musigny Les Amoreuse of Groffier, Armando asked Fabio something to the effect of why producers at Montalcino didn’t makes wines of such youthful goodness instead of letting Brunello sit in casks for years and lose its vitality.

Fabio said that he probably could, making a wine from Sangiovese vinified and matured entirely in amphora.  “We were all so enthusiastic about the idea that less than three months later the dream was on its way to becoming a reality when we secured an amphora of terracotta made in Impruneta and began the vinification.”

Sangiovese grapes were selected from a 2.5 hectare vineyard with a plant density of 6,000 per hectare exposed to the southwest at 270 meters of altitude beneath Castello di Velona at Castelnuovo d’Abate. Vinification took place entirely in that amphora using 15% of whole cluster grapes for musts that fermented slowly until the wine was racked in December to undergo malolactic fermentation followed by maturation in the amphora until September of 2019. At that point the wine was extracted to fill exactly 999 bottles and the new vintage of Brunò began its vinification process.

Beyond his production of Brunello and Rosso di Montalcino from family vineyards, Fabio Tassi serves as a sort of capitano del popolo at Montalcino for his many activities and initiatives that include ownership of the Enoteca La Fortezza, as well as a family boutique and the restaurant La Sosta. Brunò was produced in his state-of-the-art winery on the edge of town.

I tasted the wine with Fabio in the pine shaded garden where La Sosta serves meals on summer days. It arrived at the table at about 15 degrees, which seemed right for the moment as we sipped it with raw tuna tartar, but by the second pour when a plate of pici with a tangy sauce arrived it benefited from a dip in an ice bucket.

As I said to Fabio the wine shows a smooth exuberance that would permit it to shine with a great range of foods, not least of all fish. “Absolutely,” said Fabio, who had been on the phone with his supplier of seafood straight from the boat at Castiglione della Pescaia.

As we tasted, Fabio talked about Brunò. The idea was to create a red from Brunello grapes that had nothing to do with traditional Brunello di Montalcino or Rosso di Montalcino, for that matter. By now everybody knows Brunello as a barrel-aged red of stature and longevity, perhaps the most venerated example of Sangiovese’s potential. But insiders are also aware that Sangiovese from Montalcino if vinified and matured in a certain way can result in wines of youthful vitality and mellow finesse. Brunò seems to herald a new breed of red from Tuscany’s most famous wine town.

When I asked Fabio if he had any particular model in mind. He grinned and said: “Well the idea was conceived in Burgundy.”

 

 

De Stefani: Quintessenza del Prosecco

lunedì 27 luglio 2020 16:23:53 Europe/Rome

 

De Stefani: Quintessenza del Prosecco

By Burton Anderson

In una precedente newsletter abbiamo parlato della famiglia De Stefani e della sua straordinaria gamma di vini, guidata dal Prosecco della tenuta Colvendrame, sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene a nord di Treviso e Venezia. Alessandro De Stefani e la moglie Chiara producono vini secondo una filosofia naturale da vitigni antichi impiantati ad altissima densità, prevalentemente di varietà autoctone guidate dalla Glera, la fonte del Prosecco. I vigneti sono mantenuti senza l'uso di pesticidi, diserbanti o insetticidi e i processi di vinificazione sono effettuati con lieviti indigeni senza l'aggiunta di solfiti o conservanti.

Dei cinque tipi di Prosecco prodotti da De Stefani, questi ne sono la quintessenza:

Prosecco 0,15 Millesimato da uve Glera 100% coltivate nella tenuta Colvendrame e vinificate con un metodo innovativo in cui il mosto viene raffreddato a 0°C seguito da una singola fermentazione a 15°C, mantenendo i tipici aromi fruttati con note di mela golden. Il vino presenta un perlage fine e persistente e un colore giallo paglierino chiaro con riflessi verdognoli. Gli aromi

Suggeriscono frutti come la mela e la banana corredati da note floreali per un vino di medio corpo con un flusso rinfrescante di bollicine e un finale persistente.

I produttori consigliano di servirlo ancora giovane a 5-6°C in ampi flute o in bicchieri a stelo sottile. Ideale come aperitivo, si sposa bene con una serie di cibi, a partire dagli antipasti, passando per la pasta e altri piatti a base di pesce, come le cozze alla marinara. Come aperitivo è da provare con ravanelli freschi da intingere in olio d'oliva e sale marino per esaltare i sapori decisi del vino.

Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut da uve Glera 100% coltivate nella tenuta di Colvendrame e vinificate con il metodo tradizionale della pressatura dei grappoli interi, il mosto viene spumantizzato secondo il "metodo Italiano" in autoclave. Il vino presenta un flusso costante di bollicine fini e un colore giallo paglierino chiaro. Gli aromi sono freschi ed eleganti, suggeriscono la mela golden e i fiori d'acacia in un vino di consistenza morbida, di medio corpo e ricca personalità. I produttori consigliano di servirlo ancora giovane a 5-6°C in ampi flute o in bicchieri a stelo sottile. Al di là dei soliti antipasti, Chiara consiglia di servirlo con carpaccio di frutti di mare crudi o orata cotta sotto sale. Consiglia anche gnocchi al burro e salvia o risotto con zucca e radicchio rosso. Gli avventurosi potrebbero anche provare ad abbinarlo al fegato alla veneziana.

Vale la pena ricordare che il Prosecco ha da tempo prevalso a Venezia come la classica "ombra" o bicchiere di vino servito come aperitivo - o a qualsiasi ora del giorno, se è per questo – e che il nome si riferisce al fatto che ha avuto origine in locali all'ombra del campanile di San Marco. Con l'ombra i veneziani spesso sgranocchiano cichéti, stuzzichini serviti al banco, un po' come le tapas spagnole.

 

 

ENGLISH

De Stefani: Quintessential Prosecco

By Burton Anderson

 

An earlier newsletter featured a profile of the De Stefani family and its extraordinary range of wines, led by Prosecco from the Colvendrame estate in the hills between Conegliano and Valdobbiadene north of Treviso and Venice. Alessandro De Stefani and his wife Chiara produce wines following a natural philosophy from old and very high density vines, predominantly of native varieties led by Glera, the source of Prosecco. Vineyards are maintained without the use of pesticides, herbicides or insecticides and winemaking processes are carried out using indigenous yeasts without the addition of sulfites or preservatives.

Among the five types of Prosecco produced by DeStefani, these two are quintessential:

Prosecco 0.15 Millesimato comes from 100% Glera grapes grown on the Colvendrame estate and vinified by an innovative method in which the must is chilled to 0°C followed by a single fermentation at 15°C, maintaining typical fruity aromas with notes of golden apple. The wine shows fine and persistent perlage and a light straw yellow color with greenish tints. The aromas suggest apple and banana with a flowery flourish in a wine of medium body with a refreshingly smooth flow of bubbles and a resilient finish.

The producers suggest serving it when still quite young at 5-6°C in ample flutes or slender stem glasses. Ideal as an aperitif, it goes well with an array of foods, starting with antipasti and ranging through pasta and other dishes based on seafood. A prime example is cozze alla marinara based on Mediterranean mussels. As an aperitif, try it with radishes dipped in olive oil and sea salt to exalt the wine’s bracing flavors.

Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut comes from 100% Glera grapes grown on the Colvendrame estate and vinified by the traditional method of pressing the whole grapes into must for the primary fermentation followed by a secondary fermentation in sealed autoclave tanks. The wine shows a steady stream of fine bubbles and light straw yellow color. Aromas are fresh and elegant, suggesting golden apples and acacia blossoms in a wine of smooth texture, medium body and rich personality.

The producers suggest serving it when still quite young at 5-6°C in ample flutes or slender stem glasses. Beyond the usual antipasti, Chiara suggests serving it with carpaccio of raw seafood or sea bream cooked in salt. She also recommends gnocchi with butter and sage or risotto with pumpkin and red radicchio. The adventurous might even want to try matching it with fegato alla veneziana, calves liver braised with onions.

It should be remembered that Prosecco has prevailed in Venice as the classic “ombra” or glass of wine served as aperitivo—or at any time of day, for that matter—the name referring to the fact that it originated in places within the shadow of the San Marco bell tower. With the ombra, Venetians often munch on cichéti, tidbits and snacks arrayed on the bar, something like the tapas of Spain.

Champagne Benoit Munier: "Un atto d'amore"

venerdì 24 luglio 2020 12:11:49 Europe/Rome

Champagne Benoit Munier: "Un atto d'amore"

By Burton Anderson

 

Benoit Munier è nato per essere un vigneron, come lui stesso dice, coniugando una rigorosa etica del lavoro con la ricerca dell'eccellenza in una vocazione che sua moglie Séverine descrive come "un atto d'amore". L'azienda vinicola Munier sita a Cuis attinge da 4 appezzamenti Grand Cru  per complessivi 1,6 ettari nella Côte des Blancs da cui si producono circa 7.000 bottiglie all'anno, quasi esclusivamente da uve Chardonnay.

 Benoit Munier ricorda le radici della sua famiglia nella Champagne, a partire dal bisnonno Constant Gendron, che negli anni '30 acquistò un appezzamento e piantò un vigneto a Bouzy. Nonostante Bouzy sia nota per il Pinot Nero, Constant sclse di impiantare lo Chardonnay, creando un precedente che sembra essere diventato un tratto familiare: un naso per lo Chardonnay e il gusto per il Blanc des Blancs. Negli anni Settanta, la madre di Benoit, Marie-Claude, nipote di Constant Gendron, sposò Patrice Munier e si stabilirono nel villaggio di Cramant dove lavoravano per le maison di Champagne, investendo nel contempo i loro risparmi in piccoli appezzamenti nella Côte des Blancs.

 

 "Sono cresciuto in questa atmosfera vinicola, seguendo il ritmo delle stagioni. Ho osservato, ho ascoltato, ho aiutato nei vigneti e nelle cantine lavorando con la gente del villaggio, assimilando gradualmente lo spirito e le competenze che si tramandano di generazione in generazione. Se per la maggior parte dei bambini settembre significa tornare a scuola, per me è associato a una parola magica: vendange!

Benoit ricorda con affetto "... la raccolta in famiglia, le merende nei vigneti, il trasporto delle uve ai torchi e il bicchierino di succo d’uva appena spremuto sono momenti di vita ancorati in me. Così, a 13 anni, quando è arrivato il momento di scegliere una scuola, era ovvio che mi sarei iscritto al CCPPA di Avize, ora meglio conosciuto come Avize Viti Campus".

 

 Dopo un apprendistato presso un viticoltore, Benoit ha creato una società di servizi per la manutenzione dei vigneti dei produttori locali. "Ma il mio sogno era un altro: lavorare i miei vigneti a modo mio e coltivare l'uva per creare uno Champagne che mi assomigliasse". Così, poco prima del suo ventesimo compleanno, si è imbarcato in un'avventura che alcuni potrebbero definire un po' folle, rilevando la tenuta di famiglia che forniva uva alle grandi case con lo scopo di guadagnarsi da vivere producendo e commercializzando il proprio Champagne. “È stata una sfida”, ricorda, “perché non avevamo né torchio, né cantine, né clienti. Ho convinto i miei genitori a rivolgersi a una cooperativa di Avize per vinificare le nostre uve in lotti separati e far maturare i vini in cantine moderne”.

Nella foto Benoit con la moglie Séverine

 

Nel 2011 si è unito a lui la moglie Séverine, che ha assunto le funzioni amministrative, lasciando Benoit libero di concentrarsi sui suoi vini e sulle sue vigne. Ha iniziato ad abbandonare la viticoltura convenzionale per concentrarsi su metodi rispettosi dell'ambiente, privilegiando il lavoro manuale e le misure preventive attraverso l'osservazione costante delle sue viti. Ha eliminato erbicidi, insetticidi, fungicidi e fertilizzanti, lavorando la terra a mano e lasciando crescere l'erba tra i filari per la gioia dei conigli selvatici che vi hanno stabilito la loro casa.

"Ciò che conta è avere un terreno vivo e sano che permetta alla vite di attingere l'energia e i minerali di cui ha bisogno", dice Benoit, che si rifiuta di rivendicare qualsiasi certificazione biologica. "Ogni nuova stagione mi permette di mettermi in discussione, di aggiustare il tiro e di imparare sempre qualcosa di nuovo, lavorando le mie viti come ritengo opportuno, senza limitarmi a una dottrina, ma con discernimento, passione e responsabilità".

 Come dice Séverine: "Cerca sempre di fare del suo meglio, sia in vigna che in cantina, è sempre alla ricerca dell'eccellenza ed è molto esigente, pensando costantemente a come migliorare questo o quell'aspetto del suo lavoro". E aggiunge: "La parola che emerge più spesso quando parla della vite e del vino è: amore".

Benoit Munier produce quattro tipi di Champagne: Brut Blanc de Blancs Grand Cru, Brut Blanc de Blancs Millésime Grand Cru, Brut Nature Blanc de Blancs Grand Cru e Brut Rosé Grand Cru. Tutti Chardonnay al 100%, tranne il Rosé, che comprende il 10% di Pinot Nero. E tutti sono pura espressione del lavoro, della dedizione e dell'amore che Benoit Munier ci mette, giorno dopo giorno.

 

 

ENGLISH

Champagne Benoit Munier: “A labor of love”

By Burton Anderson

 

Benoit Munier declares that he was born to be a vigneron, combining a rigorous work ethic with a quest for excellence in a calling that his wife Séverine describes as “a labor of love.” The Munier winery at Cuis draws from 4 Grand Cru plots of 1.6 hectares total in the Côte des Blancs to produce about 7,000 bottles a year of Champagne made almost exclusively from Chardonnay.

Benoit Munier recalls his family’s roots in Champagne, beginning with his great-grandfather  Constant Gendron, who in the 1930s acquired a plot and planted a vineyard at Bouzy. Although Bouzy is noted for Pinot Noir, Constant planted Chardonnay, setting a precedent that seems to have become a family trait: a nose for Chardonnay and taste for Blanc des Blancs. In the 1970s, Benoit’s mother, Marie-Claude, granddaughter of Constant Gendron, married Patrice Munier and they settled in the village of Cramant where they worked for Champagne houses, investing their savings in small plots of vines in the Côte des Blancs. 

“I grew up in this wine atmosphere, following the rhythm of the seasons. I observed, I listened, I helped in the vineyards and wineries with the people of the village, gradually assimilating the spirit and the skills that are passed on from generation to generation. If for most children September signifies back to school, for me it’s associated with a magic word: vendange!”

Benoit recalls fondly  “... the family picking, the snacks in the vineyards, the hauling of the grapes to the presses and the small glass of freshly squeezed grape juice are moments of life anchored in me. So, at 13, when the time came for choosing a school, it was obvious that I’d enroll at the CCPPA of Avize, now better known as the Avize Viti Campus.”

After an apprenticeship with a winemaker, Benoit created a service company to maintain vineyardss of local producers. “But, my dream was another: to work my own vines in my own way and grow grapes to create Champagne that resembles me.” So, just before his 20th birthday, he embarked on an adventure that “some might describe as a little bit crazy” to take over the family estate supplying grapes to large houses and to try to make a living producing and marketing his own Champagne. It was a bit of a challenge, he recalls, because we had no press, no cellars, no customers. He convinced his parents to turn to a cooperative at Avize to vinify their own grapes in separate batches and mature the wines in modern cellars.

In 2011, he was joined by his wife Séverine, who took over administrative duties, leaving Benoit free to concentrate on his wines and vines. He began moving away from conventional viticulture to concentrate on methods that respect the environment, favoring manual work and preventive measures by constant observation of his vines. He has eliminated herbicides, insecticides, fungicides and fertilizers, working the land by hand and allowing grass to grow amid the rows to the delight of rabbits who established their homes there. 

“What matters is having a living, healthy soil that allows the vine to draw the energy and minerals it needs,” says Benoit, who refuses to claim any biological certification. “Each new season allows me to question myself, to adjust my experiences and learn a little more, working my vines as I see fit, without confining myself to a doctrine , but with discernment, passion and responsibility.”

As Séverine puts it, “He always tries to do his best, whether in the vineyard or cellar, he is always looking for excellence and is very demanding, always thinking about how to improve this or that aspect of his work.” She adds: “One word often comes up when he talks about the vines and wines: love.”

Benoit Munier produces four types of Champagne: Brut Blanc de Blancs Grand Cru, Brut Blanc de Blancs Millésime Grand Cru, Brut Nature Blanc de Blancs Grand Cru, and Brut Rosé Grand Cru. All are made from 100% Chardonnay except the Rosé, which includes 10% of Pinot Noir. And all are pure expressions of the work, dedication and love that Benoit Munier puts into them.

 

 

 

Petrolo: Bòggina B, un Trebbiano Visionario

lunedì 20 luglio 2020 11:21:31 Europe/Rome

 Petrolo: Bòggina B, un Trebbiano Visionario

By Burton Anderson

In una precedente edizione della newsletter, abbiamo parlato di Petrolo e della vinificazione visionaria di Luca Sanjust, incentrata su una serie di cru dove i vigneti danno il nome ai vini: un Merlot dalla vigna Galatrona;  due Sangiovese e un Trebbiano dalla vigna Bòggina; e un Cabernet Sauvignon dalla vigna Campo Lusso. Anche se il vino che raccoglie le varie anime dell’azienda è il Torrione, un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon.

Oggi parleremo di Bòggina, dove si producono due vini rossi da Sangiovese: Bòggina A (per Anfora) vinificato in anfore di terracotta da 300 litri, e Bòggina C (per Classico) vinificato con metodi tradizionali in vasche di cemento e affinato in botti di rovere francese da 40 hl e tonneaux. Poi c'è il Bòggina B, B per Bianco, che ha una storia piuttosto intrigante.

Cominciamo citando la dicitura in etichetta per trasmettere lo spirito di questo Trebbiano visionario.

Noi di Petrolo, viticoltori in Vald'Arno di Sopra, discepoli di Nepo da Galatrona, di tradizione, cultura ed educazione eraclitea, dionisiaco-epicurea-lucreziana, ermetico-ficiana, leonardesca neo-platonica e giorgionesca neo-aristotelica, romantici e rivoluzionari, crediamo che Dio è in tutte le cose e che la terra stessa è Dio e che tutto è fertile, vitale, umido, crepitante, lussureggiante. E che l'uomo è congiunto al cielo per tramite del suo elemento di-vino ed è in tutte le cose ed in tutti i luoghi, occupa il centro della ramificata e complicatissima costruzione degli esseri animali e vegetali: è il cuore di quell'infinito rapporto tra tutte le cose che è l'Universo-Mondo. E noi uomini e donne viticoltori correndo verso il futuro e balzando in avanti, andiamo all'indietro, verso le cose originali ed antiche e crediamo che la rivelazione del respiro del mondo è silenzio e che solo stando in silenzio ed ascoltando la natura, essa a tratti ci appare, occulta ed enigmatica, come baluginando a macchie nella memoria, tracciando per noi il futuro in vie di vino vigoroso dal dentro al fuori, dal sotto al sopra, dal futuro al passato. E crediamo che il vino : un grande vino, sia la poetica trasformazione alchemica della natura in cultura. E che solo avendo lievi mani e cuore gentile noi riusciamo a volte a piegare la natura al nostro sentimento umanizzandola e rendendola più bella, come la realtà immaginata in un sogno. Il vino è la natura sognata dall'uomo, quindi migliorata dal sentimento, un grande vino, un vino grande è natura trasfigurata, che solo nel momento in cui è bevuto migliora se stesso e la natura stessa perché crea immediatamente desiderio e nostalgia. Tutta la natura è nel vino ma il vino non è solo natura.

Come spiega Luca Sanjust: Bòggina B è prodotto da viti di Trebbiano del Valdarno piantate a Petrolo negli anni Settanta nella parcella nominata Poggio. È stato concepito nella convinzione che l'ambiente di Petrolo e del Valdarno in generale offra condizioni eccezionali per aspirare a produrre un vino bianco di grande qualità a partire dal Trebbiano in purezza. A tal fine, documenti risalenti all'inizio del XIV secolo attestano la qualità del Trebbiano proveniente da una parcella ancora esistente a Petrolo chiamata "Spedale". Quel lotto era allora di proprietà del papato e il vino prodotto veniva spedito a Roma perché considerato sopraffino.

Bòggina B è stato anche il risultato del mio incontro con Mounir Saouma di Lucien Le Moine, un importante négociant della Borgogna, che ci ha ispirato e guidato dandoci preziosi suggerimenti durante le varie fasi della produzione, sia in vigna che in cantina, dove ci avvaliamo della consulenza di Carlo Ferrini, coadiuvato dall'enologo aziendale Simone Cuccoli.

Il Bòggina B viene fermentato in barriques e tonneaux di rovere francese, selezionati e lavorati per noi da Lucien Le Moine, e rimane "sur lie" per tutto il periodo di vinificazione di circa due anni.

Siamo convinti che lavorando in un modo che è nostra consuetudine a Petrolo, con mano leggera e amorevoli cure, sia possibile fare un vino di Trebbiano in purezza che possa rivaleggiare con i grandi vini bianchi d'Italia, e non solo. Almeno questa è la nostra speranza e il nostro desiderio.

Nella foto Luca Sanjust con la moglie Sabina Mirri

Il primo anno di produzione è stato il 2014. Da questa vendemmia sono state prodotte poco più di 500 borgognotte e 50 magnum. Venti di queste magnum sono state decorate con etichette dipinte a mano da Sabina Mirri [la moglie di Luca], ognuna originale e diversa dall'altra.

Attualmente di Bòggina B è in commercio l'annata 2017, che il critico James Suckling ha descritto come "...uno dei bianchi più ‘cool’ della Toscana, con un profilo aromatico e gustativo dai toni minerali, di mela e un leggero tocco di pietra focaia. Corposo e nel contempo tonico e teso, con un bel finale dato da un’acidità brillante e una consistenza cremosa e minerale".

 

ENGLISH

Petrolo: Bòggina B, a Visionary Trebbiano

By Burton Anderson

In an earlier edition of the newsletter, we talked about Petrolo and the artistic winemaking of Luca Sanjust, focused on individual crus: Merlot of Vigna Galatrona for Galatrona; Sangiovese of Vigna Bòggina for two types of red and Trebbiano for a bianco; and Cabernet Sauvignon of Vigna Campo Lusso for Campo Lusso. Then there is Torrione, a red wine that captures the soul of the vineyards in a blend of Sangiovese, Merlot and Cabernet Sauvignon.

This time the focus is on Bòggina, source of two red wines from Sangiovese: Bòggina A (for Anfora) vinifed in 300-liter terracotta amphorae, and Bòggina C (for Classico) vinified by traditional methods in cement tanks and matured in French oak 40 Hl barrels and tonneaux. Then there is Bòggina B, the B for Bianco, which has a rather intriguing story behind it. 

Let’s begin by quoting the wording on the label to convey the spirit behind a visionary Trebbiano.

We of Petrolo, winegrowers in the Val d’Arno di Sopra, disciples of Nepo da Galatrona, by tradition, culture and education Heraclitian, Dionysian-Epicurean-Lucretian, Hermetic-Ficinian, Leonardesque neo-Platonic and Giorgionesque neo-Aristotelian, romantics and revolutionaries, we believe that God is in all things, and that the earth itself is God and that everything is fertile, vital, wet, crackling, lush. And that man is joined to heaven by means of his divine element and is in all things and in all places, occupying the core of the ramified and highly complex configuration of animal and vegetal beings: the heart of that infinite affinity of all things which is the Universe-World. And we winemakers, men and women rushing to the future in leaps and bounds, turn back toward the original and the ancient, believing that the revelation of the world breathing was silent and by just being silent and listening to nature, as it appears at intervals, occult and enigmatic, glittering like flashes of memory, guiding us to dynamic future ways of wine from the inside out, from top to bottom, from the future to the past. And we believe that wine, a great wine, is the poetic alchemical metamorphosis of nature into culture. And that only by having a light hand and loving heart are we able at times to bend nature to our sentiments, to humanize it and make it more beautiful, like a reality imagined in a dream. Wine is nature as dreamed by man, thus enhanced by sentiment; a wine that is great, a great wine, is nature transformed, which only at the moment of drinking elevates itself and its natural essence because it immediately inspires desire and memories. All of nature is in wine, but wine is not only nature.

As Luca Sanjust explains: Bòggina B is produced from Trebbiano del Valdarno vines planted at Petrolo in the seventies in the Poggio vineyard. It was conceived following our conviction that the environment of Petrolo and the Valdarno in general offer exceptional conditions for aspiring to produce a white wine of great quality from pure Trebbiano. To that end, documents dating back to the early fourteenth century attest to the quality of Trebbiano from a parcel that still exists at Petrolo called “Spedale.” That plot was then owned by the papacy, for which a wine regarded as exquisite and very precious was shipped to Rome.

Bòggina B was also a result of my meeting with Mounir Saouma of Lucien Le Moine, a great Burgundy house, who inspired and guided us and gave valuable suggestions during the various stages of production, both in the vineyard and the cellar, under the careful control of our consulting enologist Carlo Ferrini, assisted by our company enologist Simone Cuccoli.

Bòggina B is fermented in barriques and tonneaux of French oak, selected and crafted for us by Lucien Le Moine, and remains “sur lie” for the entire period of vinification of about two years.

We are convinced that by working in a way that is our custom at Petrolo, with a light hand and loving heart, that it is possible to make a wine of pure Trebbiano to rival the great white wines of Italy—and not only Italy. At least that is our hope and desire.

The first year of production was 2014. From this vintage we produced just over 500 Burgundy-style bottles and 50 magnums. Twenty of these magnums were decorated with exclusive labeling painted by Sabina Mirri [Luca’s wife], each original and different.

Currently on the market is the 2017 vintage, which the critic James Suckling described as “…one of the coolest whites of Tuscany with a mineral, apple, and light flint aroma and flavor profile. Full-bodied, tight and focused with a beautiful finish of bright acidity and a stone, creamy texture.”

Alexander Gottardi e il celestiale Blauburgunder di Mazzon

lunedì 13 luglio 2020 11:07:50 Europe/Rome

Alexander Gottardi e il celestiale Blauburgunder di Mazzon

By Burton Anderson

Mazzon, una frazione collinare nella valle dell'Adige a sud di Bolzano, si è guadagnata una tale reputazione per i vini di Pinot Nero da essere definita "la piccola Borgogna d'Italia", anche se localmente viene anche chiamata "Blauburgunder Himmel" (il paradiso del Pinot Nero). In effetti, l'ambiente ha qualcosa di celestiale, con vigneti ben terrazzati incastonati tra antiche case coloniche e manieri su una pittoresca altura con prati alpini e boschi che svettano sullo sfondo.

I vigneti, piantati a 300-425 metri di altitudine su terreni sabbiosi e calcarei, godono di un microclima benefico con lunghe ore di sole temperato nel pomeriggio dall'Ora, la brezza mite che sale dal lago di Garda fino al tramonto quando le temperature scendono bruscamente, creando condizioni che esaltano le componenti aromatiche delle uve.

Possedere i vigneti a Mazzon è un privilegio, conferma Alexander Gottardi, il cui padre Bruno, commerciante di Innsbruck, ha acquistato la proprietà nel 1986 che è stata ampliata a 9 ettari vitati nel 1995, quando è stata costruita una moderna cantina. Per un certo periodo Gottardi ha prodotto anche Chardonnay e Gewürztraminer, ma dal 2010 la produzione è stata dedicata esclusivamente al Pinot Nero.

Alexander spiega che le condizioni di Mazzon favoriscono chiaramente il Pinot Nero, presente in zona almeno dal 1869, come conferma un certo Gustav von Gasteiger, che all’epoca riportò nel suo diario la degustazione di un buon vino di questa varietà presso la stazione ferroviaria locale. L'anno successivo Ludwig Barth von Barthenau, professore all'Università di Vienna, piantò il Pinot Nero nella sua nuova proprietà di Mazzon. Da allora la produzione è aumentata gradualmente, anche se lo spazio dei vigneti sui terreni terrazzati è limitato, contando oggi circa 65 ettari totali coltivati da 13 produttori.

I fattori ambientali a Mazzon mostrano analogie con quelli di alcune zone della Côte d'Or della Borgogna. Ma Alexander sottolinea che il Pinot Nero è una varietà notoriamente difficile da lavorare, che richiede una grande attenzione ai dettagli, non solo nei vigneti ma anche nelle cantine, e che ogni luogo presenta condizioni diverse. Gottardi segue principi di intervento minimi nei vigneti che in alcuni anni prevedono la potatura verde per scartare più della metà dei grappoli.

Una vendemmia molto selettiva è seguita dalla pigiatura dei grappoli diraspati e dal trasferimento della massa per gravità in tini di acciaio inox per la fermentazione. La maturazione avviene per 12 mesi in barriques e piéces, seguiti da 8 mesi in botti e fusti più grandi. Gottardi produce circa 45.000 bottiglie all'anno di Südtiroler Blauburgunder Mazzon. Da annate eccezionali l'azienda produce anche una versione limitata di "Riserva", per la quale Alexander ha sperimentato la fermentazione a grappolo intero per lotti limitati con risultati che descrive come promettenti.commerciante e importatore di vino, ha infatti acquisito una profonda conoscenza dei cru della Côte d'Or. E questo non ha fatto altro che accrescere la sua convinzione che il Blauburgunder di Mazzon mostri una classe e un carattere che lo distinguono dagli altri, rivelando un'identità orgogliosamente propria.

Alexander Gottardi sa bene che il Pinot Nero coltivato in Italia e in altri paesi al di fuori della Francia sarà inevitabilmente paragonato alla Borgogna. Come commerciante e importatore di vino, ha infatti acquisito una profonda conoscenza dei cru della Côte d'Or. E questo non ha fatto altro che accrescere la sua convinzione che il Blauburgunder di Mazzon mostri una classe e un carattere che lo distinguono dagli altri, rivelando un'identità orgogliosamente propria.

 

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Alexander Gottardi and the Celestial Blauburgunder of Mazzon

By Burton Anderson

Mazzon, a hillside hamlet in the Adige valley south of Bolzano, has gained such a reputation for wines from Pinot Noir that it has been called “Italy’s Little Burgundy” though it is also referred to around the Südtirol as “Blauburgunder Himmel”. Indeed, the setting has something celestial about it with neatly terraced vineyards set amidst ancient farmhouses and manors on a picturesque rise with a soaring backdrop of Alpine meadows and forests.

The vineyards, planted at 300 to 425 meters of altitude on sandy calcareous soils, enjoy a beneficial microclimate with long hours of sunshine tempered in the afternoon by the Ora, the mild breeze that wafts up from Lake Garda until dusk when temperatures drop sharply, creating conditions that enhance the aromatic components of the grapes.

Owning vineyards at Mazzon is a privilege, confirms Alexander Gottardi, whose father Bruno, a merchant from Innsbruck, bought the property in 1986 that was extended to 9 hectares of vineyards by 1995, when a modern winery was built. For a while Gottardi also produced Chardonnay and Gewürztraminer, but from 2010 on production has been devoted exclusively to Pinot Noir.

Alexander explains that the conditions at Mazzon clearly favor Pinot Noir, which has been planted there since at least 1869, as confirmed by a certain Gustav von Gasteiger, who recorded in his diary tasting a good wine from the variety at the local train station. The following year, Ludwig Barth von Barthenau, a professor at the University of Vienna, planted Pinot Noir at his newly purchased property at Mazzon. Production has increased gradually since, though vineyard space on the terraced terrains is limited, so that today only about 65 hectares are cultivated by 13 growers.

Environmental factors at Mazzon show similarities to those of certain areas of Burgundy’s Côte d’Or. But Alexander points out that Pinot Noir is a notoriously difficult variety to work with, requiring great attention to detail, not only in the vineyards but in the cellars, and that every location presents different conditions. He follows minimal intervention principles in the vineyards that in some years involve green pruning to discard more than half of the clusters.

A very selective harvest is followed by crushing destemmed clusters and transferring the mass by gravitational flow into stainless steel vats for fermentation. Maturation takes place for 12 months in barriques and piéces followed by 8 months in larger barrels and casks. Gottardi produces about 45,000 bottles a year of Südtiroler Blauburgunder Mazzon. From outstanding vintages the winery also produces a limited “Riserva” version—for which  Alexander has experimented with whole cluster fermentation for limited batches with results that he describes as promising.

Alexander Gottardi is well aware that Pinot Noir grown in Italy and other countries outside France will inevitably be compared with Burgundy. In fact, as a wine merchant and importer, he has gained a profound knowledge of the crus of the Côte d’Or. And that has only heightened his conviction that the Blauburgunder of Mazzon shows the class and character to stand out from the rest with an identity proudly its own.

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