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Chiara Ciavolich e la rustica maestosità del Trebbiano d'Abruzzo Fosso Cancelli

By Burton Anderson 

In un’improvvisata ma avvincente video intervista con Chiara Ciavolich, ci siamo lanciati su degli argomenti apparentemente disconnessi: la questione dell'identità dei vigneti e dei territori (vedi cru, terroirs, menzioni geografiche aggiuntive – in breve MGA - ecc.) e l’ingarbugliata matassa che riunisce vitigni e vini conosciuti come Trebbiano.

Chiara Ciavolich, come sappiamo, produce una gamma ammirevole di vini da varietà rigorosamente autoctone, tra cui lo splendido Trebbiano d'Abruzzo Fosso Cancelli. È inoltre una sostenitrice del movimento che propone la distinzione dei vini e altri prodotti del territorio di Loreto Aprutino, un luogo davvero speciale incastonato nelle pittoresche alture tra gli Appennini e l'Adriatico.

Chiara non è certo la sola a elogiare le qualità dei vigneti locali situati su terreni argillosi ricchi di minerali a 200-300 metri di altitudine, climatizzati dal gioco delle correnti d’aria tra montagna e mare. Tantomeno si è accontentata di coltivare solo i tradizionali Trebbiano e Montepulciano, ma si è dedicata anche alle varietà riscoperte come Pecorino, Passerina e Cococciola. I suoi vini hanno il potenziale per diventare ancora più grandi continuando sulla strada intrapresa, e di questo è ben consapevole.

Eppure, ho percepito una certa titubanza nel sostenere il riconoscimento ufficiale di Loreto Aprutino come una zona vinicola distinta tra le DOC dell'Abruzzo. A questo proposito le ho ricordato che cinquant'anni fa non c’era un solo vigneto di Barolo riconosciuto come Cru (o MGA)  e che quarant'anni fa non esisteva la DOC Bolgheri ma solo il Sassicaia. Avrei potuto continuare, ma il tempo stringeva e francamente volevo parlare del Trebbiano.

Quella che viene spesso definita la famiglia dei vitigni Trebbiano - in modo fuorviante dato che le tipologie non sono affatto tutte correlate - rappresenta circa un terzo della produzione di vino bianco in Italia ed è la base o un componente di oltre 80 vini DOC.  Tuttavia la confusione regna sovrana. Nonostante il nome, alcune varietà non sono considerate Trebbiano (prendi il Trebbiano di Soave e il Trebbiano di Lugana, in realtà nella famiglia del Verdicchio) e altre non chiamate Trebbiano (il Procanico dell'Umbria per esempio) in realtà lo sono. Le varietà più diffuse sono il Trebbiano Toscano e il Trebbiano Romagnolo, note più per l’alta produttività e conseguentemente vini piuttosto anonimi, che per le eccezioni sempre più numerose, tavolta sorprendenti, ai quali spero di dedicare un futuro articolo.

Poi c'è il Trebbiano d'Abruzzo (ufficialmente Trebbiano Abruzzese) che ho incontrato per la prima volta mezzo secolo fa nei vini di Valentini, la cui tenuta a Loreto Aprutino è adiacente a quella di Ciavolich. Quel vino, che ho definito allora, anche se in modo un po’ sfacciato, come "il più grande Trebbiano del mondo", è stato spesso valutato da distinti professionisti come il miglior vino bianco d'Italia. Edoardo Valentini, detto anche il "Signore delle vigne", sosteneva di avere un clone unico di Trebbiano. Comunque sia, in quel vino ho trovato una rustica maestosità che ho sempre considerato unica e inimitabile.

Chiara Ciavolich questo lo sa (e non solo perché le ho espresso la mia opinione) ma anzi, si sente spronata a creare il suo Trebbiano d'Abruzzo Fosso Cancelli senza alcun senso di invidia o rivalità o desiderio di imitare i vini del suo illustre vicino. "Francesco Paolo Valentini [il figlio di Edoardo] è un amico e ci rispettiamo a vicenda ma, naturalmente, abbiamo modi un po' diversi di fare i vini".

È vero, ma nell’assaggiare l'annata 2018 del Trebbiano Fosso Cancelli, ho notato tratti che evocavano ricordi inconfondibili: il color oro paglierino intenso, i profumi di erbe e fiori selvatici, i sapori ampi, ricchi e suadenti, ma anche freschi ed energici con un finale persistente. Con il tempo - la prima annata è stata il 2015 - il vino di Chiara guadagnerà in statura, com’è stato per il Trebbiano di Valentini tanti anni fa. MA non potranno mai essere uguali, né vorrei che lo fossero, grazie a quei dettagli infinitesimali che rendono qualsiasi vino fedele al suo terroir diverso da qualsiasi altro. E nonostante questo hanno una rustica maestosità che li accomuna e che sembra riecheggiare l'anima di Loreto Aprutino.

ENGLISH

Chiara Ciavolich and the rustic majesty of Trebbiano d’Abruzzo Fosso Cancelli

A hasty but stimulating video interview with Chiara Ciavolich prompted me to focus on two boundless topics: the evolving question of identity of local vineyards (touching on the likes of crus, terroirs, MGAs, etc.) and the mystifyingly miscellaneous array of vines and wines known as Trebbiano.

Chiara Ciavolich, as we know, produces an admirable range of wines from strictly native varieties, including a splendid Trebbiano d’Abruzzo from the vineyards of Fosso Cancelli. She is also an advocate of a movement to recognize the merit of the wines (and olive oil and other products) of Loreto Aprutino, a truly special place set in the picturesque rises between the Apennines and the Adriatic.

Chiara is hardly alone in eulogizing the qualities of local vineyards situated in mineral-rich clay soils at 200 to 300 meters of altitude favored by a climate that benefits from the play of air currents between mountain and sea. She relishes the advantages of working not only with the traditional Trebbiano and Montepulciano, but also with the rediscovered varieties of Pecorino, Passerina and Cococciola. She knows well that overall the wines have potential to become even grander than they are today.

And yet, I sensed a certain reluctance in advocating the official recognition of Loreto Aprutino as a distinct wine zone in the Abruzzo DOC scheme. I reminded her that fifty years ago not a single vineyard of Barolo was recognized as a cru, or what is now known as MGA. Forty years ago there was no Bolgheri DOC but only Sassicaia. I could have gone on, but time was running short and I wanted to talk about Trebbiano.

What is often called the Trebbiano family of vines—misleadingly since the types are by no means all related—accounts for about a third of all the white wine made in Italy and is either the base or a component of more than 80 DOC wines. But confusion reigns, since some varieties that carry the name are not considered Trebbiano (take Trebbiano di Soave and Trebbiano di Lugana, actually in the Verdicchio family) and some not called Trebbiano (Umbria’s Procanico for one) that actually are. The most diffused varieties are Trebbiano Toscano and Trebbiano Romagnolo, noted for ages as prolific sources of wines that are often rather bland and neutral, though there are ever more numerous  exceptions, some conspicuous, and I hope to dwell a bit more on that some day.

Then there’s Trebbiano d’Abruzzo (officially Trebbiano Abruzzese) which I first encountered a half century ago in wines of Valentini, whose estate lies adjacent to that of Ciavolich at Loreto Aprutino. That wine, which I referred to then, albeit tongue in cheek, as “the world’s greatest Trebbiano,” has often been rated by serious raters as Italy’s finest white wine. Edoardo Valentini, who was known as “Lord of the vines,” claimed to have a unique clone of Trebbiano. Whatever the case, I found in that wine a rustic majesty that I considered unique and inimitable.

Chiara Ciavolich knows this (and not just because I expressed my views) and takes it all in stride, crafting her Trebbiano d’Abruzzo Fosso Cancelli with no sense of envy or rivalry or wish to imitate the wines of her illustrious neighbor. “Francesco Paolo Valentini [Edoardo’s son] is a friend and we respect each other but, of course, we have somewhat different ways of making wines.”

True enough, and yet in tastings of the 2018 vintage of Trebbiano Fosso Cancelli, I noted traits that evoked fond memories: the deep straw golden hue, the scents of wild flowers and herbs, the ample flavors, rich and smooth yet fresh and energetic through a lingering finish. With time—the first vintage was 2015—the wine will gain in stature, as did the long ago Trebbiano of Valentini. But the two could never be quite the same, nor would I want them to be, thanks to those infinitesimal details that set any wine true to its terroir apart from any other. Yet what they do have in common is a rustic majesty that seems to echo the anima of Loreto Aprutino.

Chiara Ciavolich e la linea Fosso Cancelli: tocchi creativi di tradizione

venerdì 25 settembre 2020 10:28:49 Europe/Rome

Chiara Ciavolich e la linea Fosso Cancelli: tocchi creativi di tradizione

By Burton Anderson

I vigneti di Loreto Aprutino, dove Chiara Ciavolich coltiva le uve per la sua linea Fosso Cancelli, sono adiacenti alla leggendaria tenuta di Valentini, da dove provengono un maestoso Montepulciano d'Abruzzo e un Trebbiano d'Abruzzo, spesso considerato il più grande vino bianco d'Italia. Ma Chiara prende tutto sportivamente, senza invidia o desiderio di imitare il suo illustre vicino: "Francesco Paolo Valentini è un buon amico e ci rispettiamo a vicenda, ma naturalmente abbiamo modi diversi di fare vino".

Chiara va per la sua strada con l'energia e l'entusiasmo che ha dimostrato da quando ha preso le redini dal padre nel 2004. La linea Fosso Cancelli ha preso ispirazione dai vigneti più vecchi dell'azienda, a partire dalla vendemmia 2007 con il Montepulciano d'Abruzzo, per poi proseguire negli anni con il Trebbiano d'Abruzzo, il Pecorino e il Cerasuolo d'Abruzzo. La gamma si distingue per l'utilizzo di tini in cemento, anfore in terracotta e botti in legno che permettono una lavorazione artigianale studiata nel rispetto della tradizione, ma con tocchi creativi decisamente all'avanguardia.

Fosso Cancelli Montepulciano d'Abruzzo DOP. Le uve selezionate vengono raccolte a mano, pigiate in un antico torchio e trasferite in tini di cemento per fermentare a temperatura naturale. Il vino viene travasato e riportato negli stessi tini a maturare per un anno prima dell'imbottigliamento a cui segue un affinamento in vetro di almeno tre anni.

Di colore rosso rubino intenso con riflessi violacei, gli aromi floreali si accompagnano a note di frutta rossa e spezie pepate con sentori balsamici di liquirizia, cioccolato e tabacco. In bocca è ampio e suadente, con una struttura generosa e profonda caratterizzata da tannini morbidi ed evoluti e da un finale lungo e avvincente. Chiara definisce il suo Montepulciano misterioso perché trova che non somigli ad altri. Nel coro degli abbinamenti gastronomici spicca, inevitabilmente, l’agnello alla brace.

Fosso Cancelli Trebbiano d'Abruzzo DOP. Da uve provenienti da un vigneto piantato nel 1965. Dopo il raccolto i grappoli vengono pigiati e fermentati con un "pied de cuve" preparato con le uve più mature prima della vendemmia. Dal 2018 il Trebbiano Fosso Cancelli viene vinificato e maturato in parte in anfore di terracotta e in parte in botti vecchie di rovere di Slavonia.

Il vino, di colore giallo paglierino intenso, ha aromi seducenti dominati da note di agrumi, fiori di campo ed erbe aromatiche. Al palato è fresco e ampio, un bianco che trasmette energia con un finale sapido e persistente. Le proposte gastronomiche coprono una gamma di piatti con ingredienti di terra e di mare, che comprendono spaghetti alle vongole, pasta con peperoni dolci e piccanti e fave con percorino fresco.

Fosso Cancelli Pecorino Colline Pescaresi IGP. I grappoli selezionati vengono fatti passare attraverso un piccolo pigiatore e da un antico torchio, dopodiché il mostro fermenta in parte in anfore di terracotta e in parte in tonneaux di rovere francese usati, utilizzando un "pied de cuve”. Dopo la fermantazione il vino viene travasato e fatto maturare sull fecce nobili in botti di rovere di Slavonia da 15 ettolitri e in anfore di terracotta per circa due anni.

Di colore giallo paglierino intenso, nel bicchiere emana delicati profumi di pesca, agrumi, zenzero e soprattutto di fiori di sambuco. Al palato è morbido e sapido, con note acido-minerali che donano un finale brillante che invita a sorseggiare ripetutamente.

Consigliato con abbinamenti di frutti di mare e agrumi e soprattutto con la pasta alla mugnaia: una sorta di tagliatella arrotolata a mano in lunghi filoni arricciati da condire con vari sughi e ragù.

Fosso Cancelli Cerasuolo d'Abruzzo DOP. I grappoli di Montepulciano, rigorosamente selezionati, vengono diraspati e pressati e lasciati a contatto con le bucce per 12-24 ore in piccoli tini di cemento dove inizia la fermentazione. Una frazione del mosto viene tolta dal fondo dei tini, utilizzando il metodo detto salasso, e trasferita in anfore di terracotta dove continua a fermentare a temperatura naturale. Segue un affinamento sulle fecce nobili fino all'imbottigliamento nei primi giorni di primavera. Dalle tonalità chiare color ciliegia, con profumi che ricordano il melograno e i frutti di bosco, è un vino dai sapori pieni e rotondi, intensi e persistenti con una qualità quasi “masticabile” nel finale.

Ecco un Cerasuolo con un’invidiabile versatilità a tavola, Chiara lo consiglia con la zuppa di pesce detta brodetto vastese e con gnocchi fritti detti pallote, a base di formaggio, uova e pomodoro.

 

ENGLISH

Chiara Ciavolich and Fosso Cancelli wines: creative touches of tradition

By Burton Anderson

The vineyards at Loreto Aprutino where Chiara Ciavolich grows the grapes for her Fosso Cancelli wines lie adjacent to the legendary estate of Valentini, source of a grand Montepulciano d’Abruzzo and the Trebbiano d’Abruzzo that has often been rated as Italy’s greatest white wine. But Chiara takes it all in stride, showing no sense of envy or rivalry or wish to imitate the wines of her illustrious neighbor. “Francesco Paolo Valentini is a good friend and we respect each other but, of course, we have somewhat different ways of making wines.”

Chiara goes her own way with the energy and enthusiasm that she showed after she took over the estate from her father in 2004 o 2003?. She created the Fosso Cancelli line, from the estate’s oldest vineyards, starting in 2007 with Montepulciano d’Abruzzo, and following up over the years with Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino and Cerasuolo d’Abruzzo. The line is distinguished by the use of vetrified cement vats, terracotta amphorae and wooden barrels and studied craftsmanship that respects tradition with creative touches that are distinctly avant-garde.

Fosso Cancelli Montepulciano d’Abruzzo DOP. Select grapes are hand harvested, crushed in an ancient press and transferred to cement vats to ferment at natural temperatures. The wine is racked and returned to the same vats to mature for a year before bottling and aging for at least three more years.

Deep ruby red with violet reflections, the floral aromas have notes of red fruit and peppery spices with balsamic hints of licorice, chocolate and tobacco. Flavors are broad and persuasive in a wine of ample structure and depth characterized by soft and evolved tannins and a long, smooth finish. Chiara defines her Montepulciano as mysterious because there is none other quite like it. Among an array of food matches, Chiara puts special emphasis on charcoal grilled lamb.

Fosso Cancelli Trebbiano d’Abruzzo DOP. Select grapes from a vineyard planted in 1965 are pressed and fermented using a “pied de cuve” prepared with the ripest grapes before the harvest. Since 2018 Trebbiano Fosso Cancelli is vinified and matured partly in terracotta amphorae and partly in Slavonian oak barrels.

The wine, of deep straw yellow color, has enticing aromas dominated by notes of citrus, wild flowers and herbs. On the palate it is fresh and ample, a white that transmits energy with a savory lingering finish.

Food suggestions cover a gamut of dishes with ingredients from land and sea, taking in spaghetti alle vongole, pasta with with sweet and piquant peppers and fava beans with fresh percorino.

Fosso Cancelli Pecorino Colline Pescaresi IGP. Select grapes are passed through a small crusher and ancient press and fermented in part in terracotta amphorae and in part in used French oak tonneaux using a “pied de cuve” of the ripest grapes before the harvest. The fermented wine is racked and matured on its noble lees in 15-hectoliter Slavonian oak barrels and in terracotta amphorae for about two years.

The wine of deep straw yellow color exudes delicate scents of peach, citrus, ginger and above all elderflower. Smooth and sapid on the palate with acidic-mineral notes that add zest to a bright finish that invites repeated sipping.

Recommended with fresh seafood and citrus combinations and above all pasta alla mugnaia, hand rolled noodles in long strands curled around various sauces and ragouts.

Fosso Cancelli Cerasuolo d’Abruzzo DOP. Rigorously selected Montepulciano grape bunches are destemmed and pressed and left in contact with the skins for 12 to 24 hours in small concrete vats to ferment. A fraction of the must is removed from the bottom of the vats in a classic step known as salasso or “bloodletting” and transferred to terracotta amphorae where it continues fermenting at natural temperatures. Refinement continues on the noble lees until bottling in the first days of spring.

The wine of deep cherry hue has fruity aromas reminiscent of pomegranate and wild berries and flavors that are full and round, intense and persistent with a “chewy” quality on the finish.

A wine of enviable versatility, Chiara recommends it with the fish soup known as brodetto vastese and the fried dumplings known as pallote cacio e uova made with cheese, eggs and tomato.