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Nella Foto Cédric Jacopin, enologo dell'azienda De Saint-Gall

 

De Saint-Gall: La quintessenza dell'arte nella produzione dello Champagne 

By Burton Anderson

Una delle chiavi della crescita della qualità e del prestigio della Champagne è stata l'ascesa alla ribalta dei coltivatori indipendenti, noti come vignerons o viticulteurs récoltants, che producono e commercializzano il vino dei loro vigneti.

Poi c'è De Saint-Gall. Fondata nel 1972, in seguito alla creazione della Union Champagne ad Avize, De Saint-Gall raggruppa più di 2.000 vignerons con circa 1.260 ettari di vigneti che sono al 90% Grand Cru o Premier Cru in terroirs principalmente nella Côte des Blancs, nota per lo Chardonnay, e la Montagne de Reims, nota per il Pinot Nero.

Oggi De Saint-Gall vanta 14 centri di produzione che rappresentano il più grande agglomerato di vigneti Grand Cru dello Champagne, e più di un quarto del totale disponibile nei villaggi di Avize, Cramant, Oger, Le Mesnil-sur-Oger, Ambonnay, Bouzy e Ay. Il Premier cru proviene principalmente da Vertus, Bergères-les-Vertus e Cumières.

I vini di ogni vigneto di ogni villaggio vengono vinificati e lavorati singolarmente in cantine moderne sotto la direzione di Cédric Jacopin, lo chef de cave dell'Union Champagne. Ciò che rende unico questo patrimonio è l'impegno ad esprimere il carattere distintivo e le "influenze" dei terroir di ogni villaggio.

De Saint-Gall produce un'impressionante gamma di Grand Cru Champagne, attingendo da un archivio di circa un migliaio di ettolitri di vino di varie annate. Grandi botti di rovere ospitano il Grand Cru Chardonnay di oltre 20 annate utilizzate per creare speciali cuvée che esprimono quella che Jacopin descrive come "la quintessenza dell'arte della lavorazione dello Champagne".

Un esempio eccellente tra i vini d'annata è Le Blanc de Blancs Millésimé, noto per un elegante e fresco stile floreale e minerale. Dalle annate eccezionali, le migliori uve vanno in Orpale, un Brut Blanc de Blancs affinato nell'arco di 12 anni ad una seducente complessità, ricco e cremoso con intense note di frutta secca e una tensione minerale che solo il gesso dei terroirs può fornire. Il noto autore Richard Juhlin considera Orpale "uno dei segreti meglio custoditi della Champagne".

De Saint-Gall ha recentemente introdotto una speciale collezione di vini conosciuti come Influences per esprimere le influenze dei suoi terroir e il carattere distintivo che essi conferiscono ai loro vini. La gamma di quattro vini è stata progettata per rappresentare i migliori terroir Grand Cru e Premier Cru della Champagne: Ambonnay, Cramant, Oger e Vertus.

Le Généreux è uno Chardonnay in purezza proveniente dai terroir di Vertus e Bergères-les-Vertus.

Le Mineral è uno Chardonnay puro che rappresenta i terroir di Cramant e Oger.

L'Expressif è uno Chardonnay puro che rappresenta i terroir di Oger e Le Mesnil-sur-Oger.

Le Charpenté mescola il Pinot Nero all'81% e lo Chardonnay dei terroir di Ambonnay e Bouzy.

 

NOTA: Una valutazione di De Saint-Gall Champagne Orpale 2008 sarà presentata in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

 

 

ENGLISH

 

De Saint-Gall: The quintessential art of crafting Champagne

By Burton Anderson

 A key to the upsurge in quality and prestige of Champagne has been the rise to prominence of independent growers, known as vignerons or viticulteurs récoltants, who produce and market wine from their own vineyards.

Then there is De Saint-Gall. Founded in 1972, following the creation of the Union Champagne at Avize, De Saint-Gall groups more than 2,000 vignerons with about 1,260 hectares of vineyards that are 90% Grand Cru or Premier Cru in terroirs mainly in the Côte des Blancs, noted for Chardonnay, and the Montagne de Reims, noted for Pinot Noir.

 Today De Saint-Gall boasts 14 production centers representing Champagne’s largest agglomeration of Grand Cru vineyards, accounting for more than a quarter of the total available from the villages of Avize, Cramant, Oger, Le Mesnil-sur-Oger, Ambonnay, Bouzy and Ay. The Premier cru comes mainly from Vertus, Bergères-les-Vertus and Cumières.

Wines from each vineyard of each village are vinified and processed individually in modern cellars under the direction of Cédric Jacopin, the chef de cave of the Union Champagne. What makes this patrimony unique is the commitment to expressing the distinctive character and “influences” of the terroirs of each village.

De Saint-Gall produces an impressive array of Grand Cru Champagnes, drawing from an archive of about a thousand hectoliters of wine from various vintages. Large oak casks hold the Chardonnay Grand Cru of more than 20 vintages used to create special cuvées that express what Jacopin describes as “the quintessential art of crafting Champagne.”

A sterling example among the vintage wines is Le Blanc de Blancs Millésimé, noted for an elegant fresh floral and mineral style. From exceptional vintages, the best grapes go into Orpale, a Brut Blanc de Blancs refined over 12 years to a seductive complexity, rich and creamy with intense notes of dried fruit and a mineral tension that only the chalk of the terroirs can provide. The noted author Richard Juhlin considers Orpale “one of the best kept secrets of Champagne.”

De Saint-Gall has recently introduced a special collection of wines known as Influences to express the influences of its terroirs and the distinctive character they impart to their wines. The range of four wines is designed to represent the finest Grand Cru and Premier Cru terroirs of Champagne: Ambonnay, Cramant, Oger and Vertus.

Le Généreux is a pure Chardonnay from terroirs of Vertus and Bergères-les-Vertus.

Le Mineral is a pure Chardonnay representing terroirs of Cramant and Oger.

L’Expressif is a pure Chardonnay representing terroirs of Oger and Le Mesnil-sur-Oger.

Le Charpenté blends Pinot Noir at 81% and Chardonnay from the terroirs of Ambonnay and Bouzy.

 

NOTE: An appraisal of the De Saint-Gall Champagne Orpale 2008 will be presented in a coming issue of the Heres Newsletter.

 

 

 

Fuligni: La devozione di una donna per la vite e il vino

lunedì 6 aprile 2020 10:48:20 Europe/Rome

 

Fuligni: La devozione di una donna per la vite e il vino

 La storia relativamente breve ma dinamica del Brunello di Montalcino trae lustro da un nucleo di aziende vinicole di famiglia che puntano alla produzione d'elite ai massimi livelli. Un esempio lampante è la tenuta Fuligni di Maria Flora Fuligni, che nel 1971 è stata una delle prime donne a ricoprire un ruolo fondamentale nel perenne patriarcato del vino toscano.

È stata una pioniera – riferisce Roberto Guerrini, suo nipote e proprietario dell'azienda-  una donna di grande forza che  ha deciso nella sua vita di sposare soltanto le sue vigne e i suoi vini. Ha dimostrato non solo coraggio, ma anche acume e grinta, poiché Fuligni è stata una delle prime aziende ad imbottigliare il Brunello negli anni Settanta, valorizzando al tempo stesso le nobili tradizioni di una famiglia che ha acquisito la proprietà nel 1923.

I visconti Fuligni di Venezia si trasferirono in Inghilterra nel XIV secolo con una truppa di condottieri al servizio di Edoardo III. Quando gli Asburgo-Lorena succedettero al Granducato, Luigi Fuligni fu inviato in Toscana come generale incaricato della bonifica dei terreni e gli fu concessa una proprietà in Maremma dall'illuminato Granduca Leopoldo. I Fuligni impiantarono vigneti intorno a Scansano in Maremma e vi fecero vino fino all'inizio del XX secolo, quando Giovanni Maria Fuligni si stabilì nella vicina Montalcino.

L'azienda da lui fondata si estende oggi su circa 100 ettari di terreno completamente coltivati in una fascia quasi continua sul versante orientale di Montalcino, dove, storicamente, si produce il Brunello più autentico. Le cantine si trovano a Cottimelli (a circa tre chilometri da Montalcino verso Siena) in una residenza settecentesca un tempo di proprietà dei granduchi Medici.

Nella Foto Maria Flora Fuligni con suo nipote Roberto Guerini

I vigneti si estendono per circa 12 ettari, situati principalmente a Cottimelli, orientati verso est ad altitudini variabili da 380 a450 metri sul livello del mare su terreni sassosi costituiti dalla formazione geologica di Santa Fiora (marna) di origine eocenica. Sono stati piantati nuovi vigneti esposti a sud-est su terreni con un mix di tufo e argille. L'età media delle viti è di circa 12 anni, anche se alcune risalgono a oltre 30 anni fa, conservando i vecchi cloni di Sangiovese della tenuta con una densità minore, che nel complesso varia da 3.333 a 5.000 piante per ettaro. Potature e diradamenti meticolosi garantiscono basse rese di uve selezionate e raccolte interamente a mano.

I vigneti - San Giovanni, Il Piano, Ginestreto e La Bandita - sono raccolti separatamente e assemblati secondo le tipologie di vino: Brunello di Montalcino, Brunello Riserva o Rosso di Montalcino.

Il Brunello di Montalcino viene vinificato in una cantina adiacente ai vigneti in tini di acciaio inox, rimanendo a contatto con le bucce per un periodo variabile prima della fermentazione malolattica. L'affinamento inizia in tonneaux di capacità 500 e 750 litri per alcuni mesi prima che il vino venga trasferito nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia da 3.000 litri in una cantina sotto il palazzo mediceo del XVI secolo, oggi residenza dei Fuligni. Il Brunello per legge deve essere invecchiato per 4 anni; la Riserva, che proviene da uve raccolte nei vigneti più vecchi da annate superiori, deve essere invecchiata per 5 anni. Dopo l'affinamento in legno il vino viene trasferito in contenitori di acciaio inox prima di essere imbottigliato e conservato per circa 8 mesi prima della commercializzazione.

Il Rosso di Montalcino Ginestreto viene affinato per circa 6 mesi in tonneaux di rovere francese.

 NOTA: Una valutazione dell'eccezionale Brunello di Monalcino Fuligni del 2015 sarà presentata in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

ENGLISH

Fuligni: A woman’s devotion to vines and wines

 The relatively brief but dynamic history of Brunello di Montalcino gleans luster from a nucleus of family wineries that aim their elite production at the highest levels. A prime example is the Fuligni estate of Maria Flora Fuligni, who took charge in 1971 as one of the first women to play a vital role in the perennial patriarchy of Tuscan wine.

She was a pioneer, says Roberto Guerrini, her nephew who manages the estate, recalling that she decided not to marry so that she could devote herself to her vines and wines. She showed not only courage but acumen and drive as Fuligni became one of the first estates to bottle Brunello in the 1970s, while enhancing the noble traditions of a family that acquired the property in 1923.

The Fuligni viscounts of Venice transferred to England in the 14th century with a troop of condottieri at the service of Edward III. When the Habsburg-Lorraine succeeded to the Grand Duchy, Luigi Fuligni was sent to Tuscany as a general charged with reclamation of land and was granted a property in the Maremma by the enlightened Grand Duke Leopold. The Fuligni family established vineyards around Scansano in the Maremma and made wine there until the early 20th century when Giovanni Maria Fuligni settled at nearby Montalcino

The estate he founded now extends over approximately 100 fully-cultivated hectares of land in an almost continual strip on the eastern side of Montalcino, where, historically, the most authentic Brunello is produced. The cellars are located at Cottimelli (about three kilometers from Montalcino toward Siena) in an 18th-century residence once owned by Medici grand dukes.

Vineyards cover about 12 hectares, located  primarily at Cottimelli, oriented toward the east at altitudes varying from 380 to 450 meters above sea level on stony terrain consisting of the Santa Fiora (marl) geological formation of the Eocene origin. New vineyards have been planted facing southeast on soils with a mix of tufo and clays. The average age of the vines is about 12 years, though some date back over 30 years, preserving the old Sangiovese clones of the estate with a lesser density, which over all varies from 3,333 to 5,000 plants per hectare. Meticulous pruning and thinning ensure low yields of grapes selected and harvested entirely by hand.

The vineyards—San Giovanni, Il Piano, Ginestreto and La Bandita—are harvested separately and assembled according to types of wine: Brunello di Montalcino, Brunello Riserva or Rosso di Montalcino.

Brunello di Montalcino is vinified in a cellar adjacent to the vineyards in stainless steel vats, remaining in contact with the skins for a variable period before malolactic fermentation. The aging process begins in tonneaux of 500 and 750 liter capacity for a few months before the wine is transferred to the traditional 3,000-liter casks of Slavonian oak in a cellar under the 16th-century Medici palace, now the Fuligni residence. Brunello by law must be aged for 4 years; the Riserva, which comes from grapes harvested in the older vineyards from superior vintages, must be aged for 5 years. After wood aging the wine is transferred to stainless steel containers before being bottled and stored for about 8 months before release.

Rosso di Montalcino Ginestreto is aged for about 6 months in French oak tonneaux.

 NOTE: An appraisal of the outstanding Brunello di Monalcino Fuligni of 2015 will be presented in a coming issue of the Heres Newsletter.

Petrolo: “Come la realtà immaginata in un sogno”

giovedì 2 aprile 2020 09:58:18 Europe/Rome

 

 

Petrolo: “Come la realtà immaginata in un sogno”

by Burton Anderson

 Petrolo si estende su un'idilliaca distesa di vigneti a cavallo del margine sud-orientale dei monti del Chianti, nell'alta valle dell'Arno, dove Luca Sanjust produce vini che trasmettono la sua ossessione per l'equilibrio, l'eleganza, la precisione, la profondità e l'identità territoriale.

Per quanto riguarda l'identità territoriale, spiega Luca: "Le condizioni pedoclimatiche dei nostri vigneti, dei nostri cru, sono eccezionali, diverse sia da Montalcino che dal Chianti Classico, una terra di mezzo, un punto di unione, di fusione tra i due archetipi della Toscana centrale".

Petrolo faceva parte dell'antico feudo di Galatrona, la cui torre medievale sorge ancora oggi su fondamenta che risalgono all'epoca romana. L’azienda fu acquistato negli anni '40 dalla famiglia Bazzocchi. Sotto la guida di Lucia Bazzocchi e del figlio Luca i vitigni sono stati sottoposti, per tutto il corso degli anni Ottanta, ad una selezione mirata esclusivamente ai vini di carattere di Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Trebbiano. Se negli anni Cinquanta erano 1.500 piante per ettaro per una produzione totale di 3.500 ettolitri di vino, oggi sono 5.500 le piante per ettaro che producono circa 700 ettolitri per un totale di circa 70.000 bottiglie da 29 ettari di vigneto.

Petrolo si è concentrata fin dall'inizio sui singoli cru: Merlot di Vigna Galatrona per il Galatrona; Sangiovese di Vigna Bòggina per due tipi di Bòggina rosso e Trebbiano per il Bòggina Bianco; e Cabernet Sauvignon di Vigna Campo Lusso per il Campo Lusso. Poi c'è il Torrione, che è un blend di Sangiovese (Bòggina), Merlot (Galatrona) e Cabernet Sauvignon (Campo Lusso). Queste etichette garantiscono l'eccellenza nel rispetto dell'identità dell'azienda. Petrolo è una delle pochissime aziende toscane che non produce un vino base da vendere a basso costo.

I vigneti sono mantenuti secondo procedure organico-naturali. In cantina le tecniche tradizionali si basano sulla fermentazione con soli lieviti autoctoni e sull'utilizzo di vasche di cemento o anfore. La maturazione viene effettuata in botti e fusti adatti ad ogni tipo di vino.

Come spiega Luca: "Fare un grande vino è un'impresa complessa che comporta una coincidenza di circostanze: condizioni particolari di clima e di terreno, un lavoro preciso e minuzioso nei vigneti e nelle cantine, e infine una sana dose di fortuna". Significa prendersi cura personalmente di ogni singolo vitigno, di ogni singola pianta, più volte durante l'anno. E questa è la missione che perseguiamo ogni giorno alla Petrolo.”

Luca Sanjust, che è un artista affermato, mostra una vena poetica, come riassunto in un estratto dell'etichetta Bòggina:

 "E crediamo che il vino,  un grande vino, sia la poetica trasformazione alchemica della natura in cultura. E che solo avendo lievi mani e cuore gentile noi riusciamo a volte a piegare la natura al nostro sentimento umanizzandola e rendendola più bella, come la realtà immaginata in un sogno."

NOTA: I successi di Galatrona e dei tre vini Bòggina saranno discussi in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

 

ENGLISH

 

Petrolo: “Like a reality imagined in a dream”

by Burton Anderson

Petrolo extends over an idyllic spread of vineyards straddling the southeastern edge of the Chianti mountains in the upper Arno valley where Luca Sanjust makes wines that convey his obsession with balance, elegance, precision, depth and territorial identity.

As for territorial identity, Luca explains: “The pedoclimatic conditions of our vineyards, our crus, are exceptional, different from both Montalcino and Chianti Classico, a middle ground, a point of union, of fusion between the two archetypes of central Tuscany.” 

Petrolo was part of the ancient feud of Galatrona, whose medieval tower still stands on foundations that date to Roman times. The estate was bought in the 1940s by the Bazzocchi family. Under Lucia Bazzocchi and son Luca vines were subject to a selection process through the 1980s aimed exclusively at wines of character from Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon and Trebbiano. If in the fifties there were 1,500 plants per hectare for a total production of 3,500 hectoliters of wine, today there are 5,500 plants per hectare producing about 700 hectoliters for a total of about 70,000 bottles from 29 hectares of vineyards.

Petrolo has focused from the beginning on individual crus: Merlot of Vigna Galatrona for Galatrona; Sangiovese of Vigna Bòggina for two types of red Bòggina and Trebbiano for Bòggina Bianco; and Cabernet Sauvignon of Vigna Campo Lusso for Campo Lusso. Then there is Torrione, which is a blend of Sangiovese (Bòggina), Merlot (Galatrona) and Cabernet Sauvignon (Campo Lusso). These labels guarantee excellence in keeping with the identity of the estate. Petrolo is one of very few Tuscan wineries that does not produce a base wine to be sold at low cost.

Vineyards are maintained following organic-natural procedures. In the cellar traditional techniques are based on fermentation using only native yeasts and the use of cement tanks or amphorae. Maturation is carried out in barrels and casks suited to each type of wine.

As Luca explains: “Making a great wine is a complex undertaking involving a coincidence of circumstances: special conditions of climate and soil, precise and painstaking work in the vineyards and cellars, and finally a healthy dose of luck. It means taking personal care of every vine, each single plant, several times through the year. And this is the mission that we pursue at Petrolo every day.”

Luca Sanjust, who is an accomplished artist, also shows a poetic streak, as summed up in an excerpt from the Bòggina label:

“And we believe that wine, a great wine, is the poetic alchemical metamorphosis of nature into culture. And that only by having a light hand and loving heart are we able at times to bend nature to our sentiments, to humanize it and make it more beautiful, like a reality imagined in a dream.”

 

NOTE: The successes of Galatrona and the three Bòggina wines will be discussed in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.

Hauner: Lo spirito delle origini

lunedì 30 marzo 2020 08:47:21 Europe/Rome

 

Hauner: Lo spirito delle origini

By Burton Anderson

Gli appassionati di vino possono essere scusati per essersi chiesti chi è arrivato prima: Malvasia delle Lipari o Carlo Hauner. La vite cresceva senza dubbio sulle isole Eolie o Lipari prima ancora che i coloni greci vi creassero uno dei loro numerosi nettari degli dei (in questo caso dedicato ad Aeolus, semidio dei venti). Ma solo sporadiche citazioni di vini delle isole sono state registrate dal tempo della Magna Grecia fino agli anni Settanta, dopo che Carlo Hauner, artista e designer bresciano di origine boema, si stabilì a Salina e coltivò la Malvasia su una scala che gli valse il suo squisitamente dolce Passito delle Lipari ben oltre la Sicilia.

"La passione di Carlo Hauner per la viticoltura è stata la sfida finale di una vita intensa e piena di interessi", osserva il figlio, anche lui Carlo, che ha rilevato l'azienda nel 1996 dopo la morte del padre.

Per come la racconta, il padre è arrivato come turista per la prima volta nel 1963 e dopo una serie di vacanze ha deciso di stabilirsi a Salina negli anni Settanta. Sempre un po' curioso, era attratto dal modo in cui i contadini coltivavano la malvasia, raccogliendo a fine settembre e facendo essiccare i grappoli su stuoie al sole per circa due settimane per fare il dolce passito.

Ispirato, ha acquistato appezzamenti abbandonati dagli isolani emigrati in Australia e in America, mettendo insieme 20 ettari su antichi terrazzamenti e facendoli rivivere come vigneti. Creò una cantina moderna e introdusse innovazioni, facendo appassire le uve direttamente sulla vite e raffreddando i mosti durante la fermentazione.

La cantina è stata costruita negli anni '80 a Lingua, vicino al paese di Santa Marina Salina, nel tradizionale stile eoliano, dotata di moderne celle frigorifere e di botti in acciaio inox affiancate da barriques di rovere utilizzate per l'invecchiamento, per una capacità totale di 1.200 ettolitri. In quegli anni l'azienda ha introdotto nuovi vini a complemento della Malvasia Passito, impiantando altre varietà siciliane. Il Salina Bianco è composto da Insolia e Catarratto, il Salina Rosso di Nero d'Avola e Nerello Mascalese e il bianco invecchiato in botte Carlo Hauner di Insolia, Catarratto e Grillo.

Oggi l'azienda è gestita con passione ed energia da Carlo Junior in collaborazione con la moglie Cristina e i figli Andrea e Michele, che producono quasi 50.000 bottiglie di Malvasia in due versioni: naturale e passito. Hauner produce anche capperi, boccioli saporiti che sono stati i primi ad essere etichettati come "Capperi di Salina".

Le etichette riflettono le forme e i colori amati dal loro creatore: l'architettura eoliana, i verdi di Salina (detta Isola Verde), i rossi e gli aranci della luna e dell'alba, il nero del vulcano, il blu del mare, spesso come riproduzioni dell'arte di Hauner.

La genialità di Carlo Hauner nell'integrare gli antichi standard con le tecniche moderne ha portato a vini che hanno suscitato un nuovo interesse per tutti i vini di Lipari.

Come dice Carlo Junior: "La nostra cantina è profondamente legata allo spirito delle sue origini, quando mio padre, innamorato delle Isole Eolie, si trasferì a Salina e cominciò a fare vino con passione artistica al di fuori degli schemi tradizionali e recuperando un vitigno allora trascurato: la Malvasia delle Lipari. Oggi, nonostante siano passati 50 anni e il mondo del vino sia profondamente cambiato, continuiamo a fare vini con lo stesso spirito indipendente, seguendo le nostre convinzioni sul senso della vita e sulla produzione di vino in queste fantastiche isole". 

 

 

Hauner: The spirit of origins

by Burton Anderson

 Wine enthusiasts may be excused for wondering which came first: Malvasia delle Lipari or Carlo Hauner. Vines no doubt grew on the Aeolian or Lipari islands even before Greek settlers created one of their many nectars of the gods there (in this case dedicated to Aeolus, demigod of the winds). But only sporadic mentions of wines from the islands were recorded from the time of Magna Grecia until the 1970s, after Carlo Hauner, an artist and designer of Bohemian origin from Brescia, settled on Salina and cultivated Malvasia on a scale that gained his exquisitely sweet Passito delle Lipari notice well beyond Sicily.

“Carlo Hauner’s passion for winemaking was the ultimate challenge of an intense life filled with interests,” notes his son, also Carlo, who took over the winery in 1996 after his father’s death.

As he relates it, his father first arrived as a tourist in 1963 and after a series of vacations decided to settle on Salina in the 1970s. Always a bit curious, he was attracted to the way farmers cultivated Malvasia, harvesting in late September and drying bunches on mats in the sun for two weeks or so to make the sweet passito.

Inspired, he bought up plots abandoned by islanders who had emigrated to Australia and America, putting together 20 hectares on ancient terraces and reviving them as vineyards. He created a modern cellar and introduced innovations, withering the grapes directly on the vine and cooling the musts during fermentation.

The winery was built in the 1980s at Lingua, near the town of Santa Marina Salina, in the traditional Aeolian style, equipped with modern refrigeration and stainless steel vats standing side by side with oak barrels used for aging, for a total capacity of 1,200 hectoliters. During those years the estate introduced new wines to complement Malvasia Passito, planting other Sicilian varieties. Salina Bianco consists of Insolia and Catarratto, Salina Rosso of Nero d’Avola and Nerello Mascalese and the barrel-aged white Carlo Hauner of Insolia, Catarratto and Grillo.

Today the winery is run with passion and energy by Carlo Junior in collaboration with his wife Cristina and sons Andrea and Michele, who produce nearly 50,000 bottles of Malvasia in two versions: naturale and passito. Hauner also produces capers, flavorful buds that were the first to be labeled as “Capers from Salina.” 

The labels reflect the forms and the colors beloved by their creator: the Aeolian architecture, the greens of Salina (known as Isola Verde), the reds and oranges of the moon and dawn, the black of the volcano, the blue of the sea—often as reproductions of Hauner’s art. 

Carlo Hauner’s brilliance in integrating ancient standards with modern techniques resulted in wines that attracted new interest to all the wines of Lipari.

As Carlo Junior puts it: “Our winery is deeply linked to the spirit of its origins, when my father, in love with the Aeolian Islands, moved to Salina and began to make wine with artistic passion outside the traditional schemes and recovering a then neglected vine: Malvasia delle Lipari. Today, although 50 years have passed and the world of wine has profoundly changed, we continue to make wines with the same independent spirit, following our convictions about the meaning of life and the making of wine in these fantastic islands.” 

 

Le Chiuse: Una sfida privilegiata

giovedì 26 marzo 2020 10:45:59 Europe/Rome

 

Le Chiuse: Una sfida privilegiata

 Le Chiuse erano di proprietà della famiglia Biondi Santi da un secolo quando Ferruccio Biondi Santi selezionò un clone di Sangiovese Grosso che divenne la fonte del Brunello di Montalcino originale nel 1888. Il figlio di Ferruccio, Tancredi, lasciò in eredità la tenuta alla figlia Fiorella, esortandola a non vendere mai, perché è lì che sono nate le uve per il famoso Brunello Riserva. La figlia Simonetta Valiani, che ha ereditato l'amore per la terra e la passione per il vino del nonno, ha iniziato a produrre Brunello da Le Chiuse nel 1986. Lavorando con il marito Nicolò Magnelli e il figlio Lorenzo, ha restaurato la tenuta, impiantando nuovi vigneti e costruendo una cantina sotterranea.

Oggi Lorenzo Magnelli gestisce Le Chiuse come quella che descrive come una sfida privilegiata: cercare di eguagliare le conquiste dei suoi illustri antenati. Come ci spiega: "Tancredi Biondi Santi ha stabilito gli standard di quello che è diventato il moderno Brunello di Montalcino. A Le Chiuse, la sua ricerca era quella di una Riserva che durasse nel tempo, quasi eternamente".

L'azienda si estende per 18 ettari tra vigneti, oliveti e boschi situati in parte sul versante nord-orientale della collina di Montalcino a 300 metri sul livello del mare e in parte sul versante sud-orientale a 500 metri sul livello del mare. Cinque vigneti di Sangiovese Grosso coprono circa 8 ettari con una densità media di 4.000 viti per ettaro allevate a cordone speronato. La maggior parte dei vitigni deriva da una selezione massale di Sangiovese Grosso molto antico della Tenuta Biondi Santi Il Greppo. Il terreno, di origine marina, è ricco di materiale fossile combinato in striature argillose con una notevole presenza di galestro scistoso e tufo. Questa composizione predilige vini ricchi di aromi, di corpo pieno e con una gradazione alcolica equilibrata.

Le Chiuse produce circa 30.000 bottiglie all'anno suddivise tra Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e Brunello di Montalcino Riserva. Come spiega Lorenzo, "Il Brunello è il nostro archetipo di vino, perché esprime il vero spirito de Le Chiuse". Date le origini di Le Chiuse e l'importanza del terreno, il nostro approccio è per definizione tradizionale nello stile, volto a preservare la nostra storia e la natura del terroir nel DNA del vino".

La vendemmia avviene generalmente in anticipo rispetto alla media della zona per raggiungere l'ampia acidità che esalta l'eleganza e la verticalità del vino e ne beneficia la longevità. Per ottenere una struttura e un volume ideali, si utilizzano solo grappoli di piccole e medie dimensioni. Selezionati a mano, in meno di mezz'ora vengono diraspati e, per scorrimento gravitazionale, depositati in fermentini di acciaio inox e cemento. La fermentazione avviene utilizzando solo lieviti indigeni, in modo che il vino mantenga le sue caratteristiche originali di aroma e sapore. La maturazione viene effettuata esclusivamente in grandi botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri per un periodo di circa 3 anni, con l'obiettivo di permettere al vino di respirare senza essere eccessivamente influenzato dal legno, rispettando la sua naturale evoluzione.

Egli osserva che il Rosso di Montalcino è solitamente considerato il fratello minore del Brunello di Montalcino, "ma per noi è un vino di spiccata personalità". Uscirà nel secondo anno dopo la vendemmia, è il più giovane dei nostri vini, il che significa che è anche il vino che meglio esprime il carattere varietale del Sangiovese nella sua succosità e freschezza".

 Le Chiuse ha introdotto una nuova politica di rilascio del Brunello Riserva solo nel decimo anno successivo alla vendemmia. Il Brunello di Montalcino Riserva DIECIANNI sarà presentato in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

Le Chiuse: A Privileged Challenge

 

Le Chiuse had been a possession of the Biondi Santi family for a century when Ferruccio Biondi Santi selected a clone of Sangiovese Grosso that became the source of the original Brunello di Montalcino in 1888. Ferruccio’s son Tancredi bequeathed the estate to his daughter Fiorella, urging her never to sell because it was there that the grapes for the famous Brunello Riserva originated. Her daughter Simonetta Valiani, who inherited her grandfather’s love for the land and passion for wine, began to produce Brunello from Le Chiuse in 1986. Working with her husband Nicolò Magnelli and son Lorenzo, she restored the estate, planting new vineyards and building an underground cellar.

Today Lorenzo Magnelli manages Le Chiuse as what he describes as a privileged challenge: striving to match the achievements of his illustrious ancestors. As he explains: “Tancredi Biondi Santi set the standards for what became modern Brunello di Montalcino. At Le Chiuse, his quest was for a Riserva that would last over time, almost eternally.”

The estate covers 18 hectares comprising vineyards, olive groves and woods situated in part on the northeastern side of the Montalcino hill at 300 meters above sea level and in part on the southeastern slope at 500 meters above sea level. Five vineyards of Sangiovese Grosso vines cover about 8 hectares with an average density of 4,000 vines per hectare trained in spurred cordon. Most vines derived from a massal selection of very old Sangiovese Grosso from the Biondi Santi Il Greppo estate.The terrain, of marine origin, is rich in fossil matter combined in clay striations with a notable presence of schistous galestro and tufa. This composition favors wines of rich aromas, full body and well-balanced alcohol levels.

 Le Chiuse produces about 30,000 bottles of annually divided between Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino and Brunello di Montalcino Riserva. As Lorenzo explains, “Brunello is our archetype wine, because it expresses the true spirit of Le Chiuse. Given the origins of Le Chiuse and the importance of the terrain, our approach is by definition traditional in style, aimed at preserving our history and the nature of the terroir in the wine’s DNA.

 Harvesting generally takes place earlier than the average for the area to attain the ample acidity that enhances the elegance and verticality of the wine and benefits longevity. To attain ideal structure and volume, only small to medium sized grape bunches are used. Selected by hand, in less than a half hour they are destemmed and, by gravitational flow, deposited in stainless steel and cement fermenters. Fermentation takes place using only indigenous yeasts so that the wine retains its original characteristics of aroma and flavor. Maturation is carried out exclusively in large 30-hectoliter Slavonian oak barrels for a period of about 3 years, the aim being to allow the wine to breathe without being excessively influenced by the wood, respecting its natural evolution.

He notes that Rosso di Montalcino is usually considered the little brother of Brunello di Montalcino, “but for us it’s a wine of distinct personality. Coming out in the second year after the harvest, it’s the youngest of our wines, meaning that it is also the wine that best expresses the varietal character of Sangiovese in its juiciness and freshness.”

Le Chiuse has introduced a new policy of releasing Brunello Riserva only in the tenth year after the harvest. Brunello di Montalcino Riserva DIECIANNI will be presented in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.

Roberto Voerzio: Fare a modo suo

lunedì 23 marzo 2020 07:09:06 Europe/Rome

 

 

Roberto Voerzio: Fare a modo suo

Quando Roberto Voerzio fondò la propria cantina a La Morra nel 1986, i vignaioli del Barolo erano impegnati in quello che spesso veniva dipinto come un conflitto tra tradizionalisti e progressisti, sostenitori della vecchia scuola e della nuova. Ma Roberto, cresciuto in una famiglia di vignaioli, era troppo impegnato con le sue viti e i suoi vini per schierarsi, seguendo invece il suo senso di individualità per impiegare pratiche e tecniche che attingevano al meglio da entrambe le scuole.

Da allora Roberto ha intrapreso la sua strada, acquisendo gradualmente appezzamenti di Barolo, Barbera e Dolcetto sui ripidi pendii delle colline delle Langhe e coltivandoli nel rigoroso rispetto della natura che definisce il suo concetto di vinificazione. I suoi 25 ettari di vigneto comprendono siti da tempo noti per l'eccellenza del Barolo, come Brunate e Cerequio, più alcuni appezzamenti meno conosciuti che egli ha personalmente elevato a livelli che dall'altra parte delle Alpi sarebbero riconosciuti come almeno premiers crus.

Come dice Roberto, non ci sono segreti per il suo successo, nessun tocco magico, solo duro lavoro e perseveranza nel coltivare la vite con una determinazione che potrebbe essere considerata fanatica se non fosse per il suo umorismo perennemente giovanile e la sua disinvoltura. Nei vigneti per Barolo, con una densità di 6.000-8.000 piante per ettaro, Roberto raccoglie da 500 a 700 grammi di uva per vite, tra le rese più basse in assoluto, per vini di straordinaria statura e personalità.

I vigneti sono curati senza l'uso di fertilizzanti chimici, diserbanti o altri prodotti che interferiscono con il normale ciclo vegetativo. Fermenta i suoi vini con lieviti naturali e, dopo la fermentazione malolattica spontanea, li fa maturare in botti di rovere prima di essere imbottigliati senza filtrazione. Eppure Roberto rifiuta di etichettare i suoi vini come biologici o biodinamici, sottolineando, a suo modo ironico, che tutti i produttori onesti dovrebbero rispettare la natura senza farne un problema.

Voerzio ha costruito la fama del Barolo di La Serra, Sarmassa e Rocche dell'Annunziata Torriglione, dando lustro a Cerequio e Brunate. Il suo Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate è imbottigliato solo in magnum ed esce dieci anni dopo la vendemmia, come le selezioni di altri Baroli delle migliori annate.

Roberto produce anche il pregiato Dolcetto d'Alba Priavino e Barbera d'Alba Cerreto. Ma forse il vino che più ama bere è il Barbera Vigneto Pozzo dell'Annunziata. Il vino può essere giudicato troppo grande nella struttura, troppo concentrato nel colore e nell'estratto, troppo forte (intorno al 15% di alcool). Eppure, pur superando le quote convenzionali di un rosso secco, questo jumbo Barbera offre un primo colpo e si sofferma al palato con straordinaria finezza.

Mi sembra giusto che Roberto imbottigli il Vigneto Pozzo dell'Annunziata in magnum che hanno un prezzo incredibile. "Non ho fretta di venderlo", ammette. "A dire il vero, spero che per una volta mi rimanga qualche bottiglia da gustare in vecchiaia".

Ognuno dei vini di Voerzio porta un'etichetta distinta illustrata con caricature da cartone animato di persone in vigna in vividi pastelli che sembrano prendere in giro la sobrietà convenzionale di tante etichette di vino. Segni dell'individualità che distingue Roberto Voerzio dai suoi coetanei.

NOTA: In collaborazione con Heres, Roberto Voerzio ha creato una versione unica del Barolo del 2016, etichettato come Barolo del Comune di La Morra. Il vino sarà presentato in dettaglio in un prossimo numero della Newsletter Heres.

 

 

 

Roberto Voerzio: Doing it His Way

 

When Roberto Voerzio founded his own winery at La Morra in 1986, the winemakers of Barolo were engaged in what was often depicted as a conflict between traditionalists and progressives, advocates of the old school and the new. But Roberto, raised in a family of vignaioli, was too busy with his vines and wines to takes sides, following instead his sense of individuality to employ practices and techniques that drew from the best of both schools.

Roberto has been going his own way since, gradually acquiring plots for Barolo, Barbera and Dolcetto on steep slopes of the Langhe hills and cultivating them with the rigorous respect for nature that defines his concept of winemaking. His 25 hectares of vineyards include sites that were long noted for outstanding Barolo, such as Brunate and Cerequio, plus a number of lesser known plots that he’s personally elevated to levels that on the other side of the Alps would be recognized as at least premiers crus.

As Roberto puts it, there are no secrets to his success, no magic touches, just hard work and perseverance in cultivating vines with a resolve that might be considered fanatical were it not for his perennially youthful humor and easygoing manner. In vineyards for Barolo, at a density of 6,000 to 8,000 plants per hectare, Roberto harvests 500 to 700 grams of grapes per vine, among the lowest yields anywhere, for wines of extraordinary stature and personality.

Vineyards are tended without the use of chemical fertilizers, herbicides or other products that interfere with the normal vegetative cycle. He ferments his wines with natural yeasts and, after spontaneous malolactic fermentation, matures them in oak barrels before being bottled without filtering. Yet Roberto refuses to label his wines as biological or biodynamic, pointing out, in his wry way, that all honest producers should respect nature without making an issue of it.

Voerzio has built the reputations for Barolo from La Serra, Sarmassa and Rocche dell’Annunziata Torriglione, while adding luster to Cerequio and Brunate. His Barolo Riserva Vecchie Viti dei Capalot e delle Brunate is bottled only in magnums and released ten years after the harvest—as are selections of other Barolos from top vintages.

Roberto also produces fine Dolcetto d’Alba Priavino and Barbera d’Alba Cerreto. But perhaps the wine he most likes to drink is Barbera Vigneto Pozzo dell’Annunziata. The wine may be assessed as being too big in structure, too concentrated in color and extract, too strong (ranging around 15% alcohol). Yet, though it exceeds the conventional quotas of a dry red wine, this jumbo Barbera delivers an initial wallop and lingers on the palate with extraordinary finesse.

It seems fitting that Roberto bottles Vigneto Pozzo dell’Annunziata in magnums that carry a whopping price. “I’m in no rush to sell it,” he admits. “To tell the truth, I’m hoping that for once I’ll have a few bottles left to enjoy in my old age.”

Each of Voerzio’s wines carries a distinct label illustrated with cartoon-like caricatures of people in vineyards in vivid pastels that seem to mock the conventional sobriety of so many wine labels. Hallmarks of the individuality that sets Roberto Voerzio so spiritedly apart from his peers.

NOTE: In collaboration with Heres, Roberto Voerzio has created a unique version of Barolo from 2016, labeled as Barolo del Comune di La Morra. The wine will be presented in detail in a coming issue of the Heres Newsletter.

Prospettive Heres

domenica 22 marzo 2020 10:04:42 Europe/Rome

"Nerbo" di Namsal Siedlecki - 2017 - 

 

Heres Spa nasce sul finire dell'anno 2000 da un'idea di Cesare Turini. Si sviluppa come società di servizi rivolti alle aziende produttrici di vino di alta qualità.

Il nostro obiettivo è costruire la commercializzazione del prodotto attraverso la contigua crescita del valore del marchio aziendale. Selezioniamo e poi distribuiamo per tutto il territorio nazionale vini di piccole e medie aziende con l'intento di offrire un portafoglio prodotti di alto profilo per il canale Ho.Re.Ca.

Le nostre logiche progettuali e distributive si rifanno a modelli di commercio di prodotti di alta gamma, esclusivi o da collezionismo estremo. 

 

Il nostro progetto di comunicazione

 

2020 - Venti anni dopo..

 

NEL PERIODO DEL COVID-19, HERES E' PRONTA A CERCARE NUOVI PERCORSI PER MIGLIORARE LA PROPRIA COMUNICAZIONE.


Tutto cresce molto velocemente. Il numero delle aziende che producono qualità, l buoni ristoranti dove si fa cultura del buon bere e mangiare, ed anche la conoscenza e l’attenzione dei consumatori rivolta ai vini fini e prodotti da piccole aziende. Tutto è cresciuto.

Il mercato è cambiato. 

In questo scenario che cambia in continuazione, abbiamo deciso di sviluppare un progetto di comunicazione. 

Un progetto che cercherà di raccontare e comunicare  la filosofia produttiva delle aziende con cui collaboriamo. Un progetto che cercherà di "avvicinare" il lavoro dei nostri produttori, all’universo dei nostri agenti e dei nostri clienti. 

Il nostro progetto di comunicazione, si svilupperà ulteriormente, nei prossimi mesi. 

 Seguiteci!

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